Oceano Mare

Tarifa Workation - 20 aprile/1 maggio 2015

Quando iniziamo a camminare Kamil mi chiede da quanti anni faccio yoga. E’ questa la domanda che apre la nostra conversazione mentre camminiamo per le strade di Tarifa. Io e Kamil ci troviamo così a parlare dell’importanza di ascoltare il proprio corpo.

Kamil è un giovane imprenditore di Poznań, laureato in ingegneria delle telecomunicazioni. Ama ballare. Qualche anno fa ha fatto un corso di hip-hop e da quel momento la danza è per lui il modo di ritrovare il contatto con la sua parte intuitiva. “Già, quella parte intuitiva che quando si fa impresa è fondamentale..” dico io. Lui annuisce a capisco che avremo una gran bella chiaccherata.

Parliamo a lungo mentre camminiamo per Tarifa, un po’ perdendoci e un po’ ritrovandoci.

“Quando fondi una startup è importante che ti fidi della persona con cui la fai e che ne conosci le qualità tanto quanto i limiti”.

Kamil è una persona che sa sognare in grande e che sa realizzare partendo da cose concrete e fattibili. Mi parla del piano di sviluppo della sua azienda, ha le idee molto chiare, l’energia di volercela fare e l’umiltà di chi sa che probabilmente commetterà degli errori per arrivare dove desidera.

Arriviamo alla Isla de Tarifa, il punto dove il mare incontra l’oceano.

Kamil mi dice che a settembre vuole tornare qui con tutto il team della sua startup. Immaginiamo che sarebbe molto bello estendere l’invito anche ad altri imprenditori con le loro startup. In questo momento lo interrompo: “Aspetta, fermati..guarda li”. Le nuvole si aprono e dal cielo un cono di luce si accende sull’oceano, illuminando il lato opposto dove si apre il mare.

Siamo stati a lungo in silenzio. Di fronte a quello che stavamo vedendo ogni parola sembrava fuori luogo. Dopo qualche minuto abbiamo ripreso a camminare.

Kamil mi racconta la sua storia. Nel 2012 ha lasciato l’azienda in cui lavorava come ingegnere delle telecomunicazioni e ha partecipato al suo primo Startup Weekend, era la seconda edizione organizzata in Polonia. Ha deciso che questo era il mondo che desiderava frequentare negli anni a venire e ha preso 8 mesi per dedicarsi allo studio dei linguaggi di programmazione.

In 8 mesi ha imparato a programmare in Ruby e Javascript, studiando da autodidatta e seguendo dei corsi online su Coursera. Ha partecipato ad altri eventi per startup, in Polonia e a Berlino, e dopo 7 mesi si è fatto assumere da un’azienda di sviluppo software come programmatore. Sei mesi dopo si è licenziato per fondare la sua startup. E’ fallita.

Se non fosse fallita non sarebbe mai nata la sua attuale azienda: Briisk, uno studio di programmazione e sviluppo software che lavora con aziende e startup.
Sono nati un anno fa e stanno crescendo bene, se tutto andrà secondo i piani in futuro inizieranno anche a investire in startup con la formula service-for-equity.

Arriviamo ad una strada che si interrompe e sotto di noi, sulla spiaggia, vediamo il rudere di una chiesa. Ci guardiamo e senza dire nulla sappiamo che entrambi vogliamo trovare la strada per arrivare li. Facciamo un po’ di tentativi e, dopo qualche strada chiusa e qualche cancello che sbarrava il passaggio, troviamo il sentiero che ci porta giù.

Mi dice che arriva da un periodo stressante, ha dovuto lavorare molto per il lancio di un nuovo servizio che si basa su un linguaggio di programmazione che neanche lui conosceva. “Ho dovuto studiare prima di poter affiancare il mio team ed essere sicuro che erano autonomi nel lavoro e che lo stavano facendo bene”.

Ora a Tarifa sta ritrovando un equilibrio, lavora meno ore: “La cosa bella di essere qui è che lavoro molto più focalizzato, perchè so che quando finisco di lavorare ci sono delle cose belle che mi aspettano..come questa passeggiata per esempio”.

Gli chiedo come il suo team stia vivendo la sua lontananza in queste due settimane: “Bene!”, dice.

In quel momento la mia mente è stata catapultata a 7 anni fa, avevo 27 anni e lavoravo nella prima startup che ho conosciuto. Quando noi ragazzi del team rimanevamo per una o due settimane da soli in ufficio perchè i soci erano in viaggio per lavoro erano i momenti in cui lo spirito di collaborazione schizzava alle stelle. I “senior” a cui chiedere non c’erano e non erano sempre raggiungibili da remoto; spesso l’unica alternativa era aiutarci reciprocamente a prendere la scelta migliore. Erano dei momenti un po’ magici in cui ci sentivamo ancora più parte di qualcosa che richiedeva anche il nostro contributo per crescere e in cui noi avevamo l’opportunità di crescere sia umanamente che professionalmente.

Kamil annuisce, credo che anche lui si sia reso conto di questo: di come spesso sia importante che l’imprenditore si allontani un po’ per permettere agli altri del team di prendere il proprio spazio nel progetto e consentirgli di crescere per non rimanere solo dei puri esecutori.

Ci stiamo riavvicinando al centro di Tarifa che nel frattempo si è riempita di persone sedute ai tavolini dei cafè a mangiare tapas. Ci accorgiamo che sono già le 9pm, il tempo è volato.

Mentre ci dirigiamo verso La Cocotera ritorniamo a parlare del mondo delle startup, dei numerosi eventi e delle opportunità che sono esponenzialmente cresciute negli ultimi anni. Kamil si ferma un attimo e poi mi dice: “Quando partecipi ad una Business Plan Competition o un evento di Co-Design la cosa più importante sono le persone che incontri, non se vincerai o meno. Io ho sempre scelto il team di lavoro in base alle persone, non alle idee: le persone rimangono, le vittorie passano e te le dimentichi”.

“Già le relazioni sono la cosa più preziosa quando si fa impresa, probabilmente nella vita in genere” dico. “Non probabilmente”, dice Kamil, “certamente.”

(Kamil Augustynowicz è uno dei ragazzi che ho avuto il piacere di conoscere durante la “Tarifa Workation 2015”, la prima edizione di Workation organizzata nel mondo da Johannes Voelkner, fondatore di WebWorkTravel . Se ti interessa l’argomento puoi leggere “Si può lavorare anche così”, dove racconto i miei primi giorni di questa esperienza)