L’altro lato del viaggio-Sguardi nomadi

Foto di Fausto Frezza. Amelia, Italia.

Il viaggio è una condizione umana. Da sempre l’essere umano attraversa terre, è nomade. Tutti i grandi cambiamenti dell’umanità si sono realizzati nei viaggi, negli attraversamenti, nello svelamento di conoscenze.

Viaggiare è un atto che parte all’interno dell’individuo: conoscere se stessi è già di per sé un viaggio che parte all’interno della persona.

E’ una necessità umana, si potrebbe dire e, al tempo stesso, una necessità sociale, ossia la ricerca di un altrove possibile. Certo oggi il viaggio assume un significato. Non si tratta di abbandonare il mondo dal quale ci sentiamo respinti e di riguadagnarlo attraverso la mediazione di una rigenerazione mitica variamente configuarata, ma semplicemente si tratta di una presa di coscienza di certi limiti umanistici delle proprie origini, e di uno stimolo di andare “al di là” non dell’umano in generale, ma della propria circoscritta umanità “messa in causa” da una certa congiuntura storica: una presa di coscienza e stimolo che comportano un viaggiare non in senso mitico, ma in quello di raggiungere sistemi di scelte culturali che sono semplicemente “diversi” dal nostro, nel quale siamo “nati e cresciuti”.

Non siamo etnografi, ma l’esperienza del viaggio è l’esperienza del mondo, dell’apprendere cose nuove, osservare le culture e, sopratutto, aggiungere conoscenza, giocare con le conoscenze come una somma infinita di esperienze. Non si tratta di escludere, ossia o questo o quello, ma di includere, quindi questo e quello. Si pensi , ad esempio, alla nascita del viaggio moderno al Grand Tour delle classi agiate nell’europa settecentesca e ottocentesca. La nascita del viaggio di formazione a cui si accompagna la nascita del Bildungromanz, la narrativa di formazione, l’idea di un cosmopolitismo possibile, l’idea delle impressioni di viaggio, per dirla alla Goethe.

Oggi in un mondo svelato, in cui tutto sembra essere visibile, il viaggio non è solo una espressione dell’impressione ma è una ricerca espressiva e ciò costituisce un utile orientamento per riconsiderare le relazioni tra tatto, gestualità, visione ed altri canali sensoriali mobilitati in “sentimenti di azione”. Per questo quando si viaggia e si torna la terra di origine appare ogni volta diversa. Il genius loci esiste e sembra più chiaro solo allontanandosi da esso.

Via Piacenti, Amelia. Foto di Donatella Bonanni

Il cambiamento della terra di origine cambia ogni volta che si torna da un lungo viaggio, o, almeno, questa è la mia impressione. Ricordo infatti che dopo il ritorno da un viaggio nella coloratissima Marrakesh mi resi conto di come nella mia terra di origine (Amelia, Umbria) i colori delle vie “nascoste” cambiassero di continuo, in ogni stagione, in ogni ora e in ogni momento. Mi rendo conto che possa risultare un aneddoto poco convincente, perciò darò qualche semplice consiglio: Viaggiate, osservate poi Tornate a casa e guardate con attenzione i luoghi della vostra infanzia, Noterete qualcosa di speciale.

“Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”-Socrate
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