La rivoluzione (culturale) di Tik Tok

Francesco Marino
Nov 8 · 6 min read

All my pictures are fallin’ from the wall where I placed them yesterday
The world is turnin’, I hope it don’t turn away

La solita, vecchia, pallosa domenica pomeriggio. Michael guarda lo schermo del computer, poi fuori dalla finestra, poi ancora lo schermo del computer. La schermata di Facebook, immutabile, sembra quasi guardarlo. Un pallino rosso in alto a destra. Una notifica. Che sia Sadie?

No, è Facebook. Gli chiede di compilare un breve questionario che aiuti l’algoritmo a funzionare meglio. Michael legge. Sì, preferirebbe ricevere più hard news, meno aggiornamenti sulle relazioni sentimentali. E sì, decisamente meno aggiornamenti di stato dai suoi ex compagni del liceo. Invio.


Come tanti altri, Michael ha partecipato a un esperimento condotto da Facebook nel 2015. L’esperimento prevedeva la possibilità, per gli utenti, di gestire meglio il proprio algoritmo, sintonizzandolo sulla base delle proprie preferenze. L’obiettivo, come ogni singola cosa che fanno da Menlo Park, è migliorare l’esperienza utente. Avere utenti più felici, più soddisfatti.

E in effetti la soddisfazione degli utenti cresce. I feedback sono quasi tutti estremamente positivi. A Facebook, però, notano qualcosa di strano. L’engagement con i post delle persone coinvolte nell’esperimento è calato sensibilmente.

In altre parole, le persone interagiscono molto meno di prima con i post che loro stessi hanno scelto di ricevere. L’esperimento fallisce.

In molti si sono interrogati sul significato di questa esperienza. Lo ha fatto, bene, Kartik Osanagar, nel suo Human’s Guide to Machine Intelligence. La sintesi è questa: dare il controllo agli essere umani su una porzione della formula, e quindi su parte degli algoritmi, aumenta la loro fiducia nella macchina.

Ma non necessariamente gli esseri umani sanno quello che vogliono meglio degli algoritmi.


Quattro anni dopo, il mondo inizia a parlare di un altro social network. Tik Tok, con i suoi video creativi e le sue colonne sonore accattivanti, inizia a guadagnare le prime pagine dei giornali, uscendo dalla nicchia di social network per teenager. Tik Tok è un social network dedicato interamente a mini video — di massimo 60 secondi — estremamente personalizzabili. Il trend è quello che si chiama lip syncing, in altre parole fare playback su una serie di basi musicali — e non — messe a disposizione dall’applicazione o dagli utenti.

Accedere a Tik Tok, soprattutto per chi ha più di 25 anni, può essere un’esperienza straniante. Perché è un mondo diverso, nuovo, molto lontano da quello che sono diventati oggi i social network. È divertente, spesso. Ci trovi cani simpatici, ragazze e ragazzi che raccontano i loro gusti sentimentali, balletti virali e tanto altro.

E quella è la prima sensazione. Entri in un mondo diverso, senza cattivi, senza hate speech — almeno apparentemente. Perché?


Il motivo è strettamente connesso alla seconda sensazione che si ha stando dentro Tik Tok. Ci vuole un po’ per rendersene conto, ma una volta notata è una cosa che resta. Per dirla semplice, l’impostazione predefinita di Tik Tok non mostra nel feed i contenuti delle persone che segui, ma i contenuti ‘per te’.

Che significa? Vuol dire che dentro Tik Tok comanda l’algoritmo.

Le piattaforme sociali sfruttano un algoritmo che, sulla base dell’esperienza utente, ordina i contenuti all’interno del feed. Ecco, di un feed personalizzato, sulla base delle amicizie e delle persone e pagine che si sceglie di seguire.

In Tik Tok no. L’impostazione predefinita è completamente governata dall’algoritmo. Un utente può anche decidere di non seguire nessuno. I contenuti continueranno a fluire, ininterrottamente, sul suo feed, determinati in base alle sue abitudini di visione e interazione.La rivoluzione è quasi copernicana. Vi ricordate l’esperimento di Facebook?

Le persone non sempre sanno quello che vogliono. L’algoritmo sì.


La vera differenza di Tik Tok, al netto delle indubbie innovazioni nel campo della creazione dei contenuti, è questa. La piattaforma è completamente governata dall’intelligenza artificiale, che non è un semplice organizzatore di contenuti selezionati sulla base delle scelte dall’utente. È più simile a un broadcaster, che gestisce l’attività di visione di ogni utente.

E qui torniamo alla prima sensazione. Perché Tik Tok è così pulito? Così addictive? Perché l’intelligenza artificiale — che, ricordiamolo, prende le mosse da una sorta di intelligenza collettiva che sono le abitudini di fruizione di ciascuno degli utenti — conosce meglio di noi quello che vorremmo guardare. E chiude la porta alla fonte a contenuti potenzialmente disturbanti.

Tik Tok è figlio di Cambridge Analytica, delle fake news, dell’hate speech. L’intelligenza artificiale controlla interamente il flusso dei contenuti, secondo una linea editoriale ben precisa: mostriamo agli utenti solo contenuti che non gli faranno mai chiudere l’applicazione.


Zhang Yiming è un ragazzo cinese di 29 anni, cresciuto nella provincia Fujian. È figlio di un’infermiera e di un funzionario e ha frequentato l’Università nella città portuale di Tianjin. Ha lavorato a Microsoft China, per un breve periodo della sua vita, e poi ha provato la strada delle start up.

Jinri Toutiao è il nome della start up che gli cambierà la vita. Si tratta di un una sorta aggregatore di news, molto simile a Reddit. Con una differenza sostanziale. È l’intelligenza artificiale, e non i voti degli utenti, a gestire la visibilità dei contenuti.

Jinri Toutiao è il fratello maggiore di Tik Tok.

Una volta entrati dentro Toutiao, ci si trova subito davanti a un feed di notizie, attraverso il quale l’intelligenza artificiale comincia a capire abitudini e gusti degli utenti. Traccia e analizza la velocità di scrolling, l’orario in cui si leggono o meno determinati tipi di news e, ovviamente, il luogo da cui proviene l’utente.

Toutiao, per chi non lo avesse immaginato, funziona. E anche piuttosto bene. Ha circa 120 milioni di utenti unici al giorni, per la maggior parte under 30, che usano l’app per più di un’ora al giorno in media.

Da Toutiao è nato Douyin e poi, dopo l’acquisizione di Musical.ly, la versione occidentale che oggi noi tutti chiamiamo Tik Tok. Tutte questi social network sono controllati dall’azienda madre ByteDance, di proprietà di Zhang Yiming.


In effetti, la differenza di Tik Tok — e del suo fratello maggiore Toutiao — potrebbe essere davvero culturale, oltre che geografica. La compagnia di Zhang Yiming, ByteDance, che controlla entrambi i social network, è radicalmente cinese, almeno quanto Facebook e Google sono californiane.

E in Cina la vita è sempre più orientata dalla tecnologia. C’è un interessante articolo pubblicato da China Files che si intitola La repubblica popolare dello smartphone, che racconta quanto oggi, in Cina, senza uno smartphone, un QR Code e un’app diventi “complicato anche solo trovare un taxi o comprare una bibita a un distributore automatico”.

Questo ha una conseguenza determinante. Gli algoritmi di machine learning funzionano sulla base dell’apprendimento da parte del computer di una serie di nozioni attraverso le quali, tramite una serie di tentativi, la macchina è in grado di arrivare al risultato desiderato. È un processo del tutto simile all’apprendimento umano: imparo e rielaboro. In input ci sono i dati che vengono forniti alla macchina: più sono i dati, maggiore è la capacità di apprendimento del computer.

Douyin, la versione cinese di Tik Tok nata nel settembre 2016, ha 400 milioni di utenti attivi al mese. I video brevi, secondo China Files, hanno trainato l’aumento del tempo speso in rete dai cinesi a 600 milioni di ore al giorno.

Una mole di dati impressionante, che hanno consentito all’intelligenza artificiale un allenamento continuo, che ha permesso a ByteDance di lanciare una versione internazionale di Douyin (Tik Tok, appunto), con un algoritmo già ampiamente addestrato sulle abitudini di fruizione dell’utente.


Michael, quattro anni dopo, ha scaricato Tik Tok. ‘Ma che cos’è sta cosa?’, si chiede, mentre una ragazza di poco più di 15 anni elenca i motivi per cui i suoi genitori sarebbero i più severi del mondo.

Michael non capisce bene, ma continua a guardare.

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