Ogni anno oltre sessanta artisti internazionali arrivano in Umbria per lavorare e lasciarsi ispirare dal patrimonio culturale italiano; trascorrono sei settimane nel castello medioevale di Civitella Ranieri grazie a una borsa di lavoro finanziata da una fondazione americana. Una realtà che tutto il mondo ci invidia ma che da soli non saremmo in grado di mantenere.

«Negli Stati Uniti ci sono tantissime artists’ colonies. Alcune offrono spazi di lavoro, altre forniscono vitto e alloggio; ma nessuna si trova in un castello». Tempo di bilanci, a Civitella Ranieri. Sedute a un tavolo, davanti a un caffè, Rusty (scrittrice), Jane e Benedicte (compositrici) provano a raccontarci le settimane appena trascorse. «C’è stato tempo per pensare, per lavorare, per incontrare altri artisti». «A volte, semplicemente, stavo in giardino a guardare il panorama».

Ogni anno, dal 1995, la Civitella Ranieri Foundation patrocina delle fellowship, borse di lavoro, per artisti visivi, compositori e scrittori provenienti da tutto il mondo; divisi in gruppi da 12–15 persone, trascorrono sei settimane in un castello del XV secolo, tra le verdi colline umbre intorno a Umbertide.

«Molti posti come questo sono diventati dei resort — racconta il coordinatore Diego Mencaroni — a Civitella è toccata una sorte diversa». Merito di Ursula Corning, parente americana della famiglia Ranieri cui apparteneva la fortezza; da sempre innamorata di questo luogo, iniziò ad affittare il castello nel ’68, per trascorrervi le estati in compagnia dei suoi amici artisti. Terrorizzata all’idea che dopo la sua morte potesse diventare un “museo polveroso”, creò la Civitella Ranieri Foundation: a quattordici anni dalla scomparsa di Ursula, quelle mura sono ancora popolate da un esercito di creativi.

Non è possibile, però, chiedere personalmente di poter partecipare al programma: i borsisti vengono scelti tra una rosa di candidati, segnalati da nominators. «Quando è successo a me, pensavo fosse uno scherzo», ricorda sorridendo Benedicte. «Ero in Sardegna per un concerto, un musicista mi notò e fece il mio nome allo staff: hanno dovuto mandarmi due e-mail perché la prima era finita nello spam».

Jane, invece, sperava da tempo di entrare tra i Civitellians: «avevo sentito tanto parlare di questo posto; quando mi scelsero un mio amico era qui e lo bombardavo di messaggi». «In altre residenze dovevo rispettare scadenze precise — aggiunge Rusty — qui sono libera di organizzarmi come voglio».

A Civitella Ranieri, infatti, gli artisti vivono in totale autonomia. La colazione è libera, il pranzo consegnato negli studi, in una gavetta. L’unica regola? Si cena insieme alle 19:30. Se il tempo è bello, racconta Diego, «mangiamo in giardino, al tramonto. È incredibile veder interagire persone tanto diverse: l’anno scorso mi è capitato di assistere ai dialoghi tra una giovane fumettista egiziana e uno dei più importanti giornalisti spagnoli. L’uomo che aveva intervistato Eco, Garcia Marquez e Neruda ascoltava rapito la creatrice di un’eroina in lotta contro il maschilismo».

Dai momenti conviviali, nascono vere commistioni. Succede, così, che i musicisti s’incontrino «per suonare e creare rumori. Una di quelle sere — ricorda Jane — ho registrato una canzoncina canticchiata da un altro ospite. Non mi usciva dalla testa e alla fine l’ho inserita nella mia composizione». Da qualunque esperienza, anche la più piccola, può scaturire una nuova idea.

Ogni gruppo organizza delle presentazioni aperte al pubblico; gli artisti hanno 5 minuti ognuno per illustrare il loro lavoro

«Se pensate all’arte contemporanea, la associate ad aree industriali dismesse. Qui siamo agli antipodi, con i vantaggi e i limiti del caso: abbiamo fatto miracoli per portare il Wi-Fi, ma siamo costretti a fermarci in inverno perché un eventuale impianto di riscaldamento andrebbe contro i vincoli architettonici della struttura», spiega Diego.

Per non parlare delle esigenze degli ospiti: se agli scrittori basta una scrivania e una connessione internet, gli artisti visivi chiedono spazi e attrezzature. «Abbiamo una sala per il “lavoro sporco” con pialle e seghe, ma reperire i materiali non è facile. Alcuni se li spediscono da casa, altri colgono l’opportunità per avvicinarsi alle tradizioni locali e scoprire, ad esempio, la lavorazione della ceramica».

Chi vuole conoscere il territorio, può approfittare anche delle gite organizzate dallo staff nei piccoli centri meno conosciuti. «Ho visto posti che da sola non avrei mai visitato — ci dice Benedicte — ero già stata in Italia, ma non mi era mai accorta che qui c’è arte in ogni angolo. Dovreste essere orgogliosi del vostro Paese». Un Paese dove è facile trovare ispirazione, tra musei, panorami mozzafiato e cibo delizioso («Abbiamo preso tutti qualche chilo!»).

Anche per questo Civitella Ranieri è stata segnalata dal sito Blouin Artinfo tra le dieci migliori residenze per artisti del mondo: uno scenario tutto italiano valorizzato però da capitale americano. La fondazione, infatti, ha sede legale a New York e gode delle esenzioni concesse negli Stati Uniti alle organizzazioni no profit. Senza un regime fiscale così favorevole, non potrebbe certo finanziare sessanta borse l’anno. Una Civitella Ranieri interamente italiana non riuscirebbe a sopravvivere: in mancanza d’investimenti esteri, quel castello medioevale potrebbe davvero trasformarsi in un museo polveroso. E invece è un luogo dove a Ferragosto, un gruppo di artisti aspetta l’alba guardando le stelle.

Francesco Mariucci e Simona Peluso sono giornalisti praticanti alla Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia. Questo articolo è stato pubblicato sulla testata Quattro Colonne — SGRT Notizie
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