Pete Souza e il terzo principio della dinamica applicato alla fotografia

Una delle cose che ultimamente mi hanno più colpito è l’utilizzo che Pete Souza fa di Instagram. Souza è l’ex fotografo ufficiale della Casa Bianca, è l’uomo dietro a tutti gli scatti di Obama, colui che ha raccontato due mandati presidenziali e che ha in grande parte contribuito, grazie alle sue immagini, a far affezionare il pubblico all’ex Presidente e a crearne una sorta di icona resistente nel tempo.

Tutto il mio interesse è nato dall’immagine di Trump che cerca la mano di Melania, con lei che lo allontana.

Qualche ora dopo, spiazzando i più, Pete Souza se ne esce con questa foto..e con un hashtag inequivocabile: #holdinghands

A quel punto il mio interesse è schizzato alle stelle. Il richiamo del simbolismo. Mi sembrava impossibile che fosse solo un caso.

Oggi mi imbatto in questo articolo dell’Huffington Post dove si titola “Con questo scatto il fotografo di Obama alla Casa Bianca ha “trollato” Trump e Melania”. Dopo averlo letto ho pensato: “Ok, tutto vero”. Sì quella di Souza verso Trump è una presa in giro e sì, è capitata proprio a fagiuolo. Ma appunto, pare strano sia solo un caso..no? Infatti dando uno sguardo all’account del fotografo non può non saltare all’occhio immediatamente che non stiamo parlando di “una mosca bianca”, ma di una vera e propria linea editoriale. A prescindere dalle foto fatte a Kevin Spacey per l’inizio della nuova stagione di House of Cards, tutti gli altri scatti provengono da momenti di vita presidenziali e hanno un significato e un collegamento intrinseco con quello che sta accadendo ai giorni nostri.

Ma veniamo alle foto. Oltre a quella già citata della “mano”, ce ne sono parecchie altre dove possiamo leggere numerose differenze.

Trump è stato in questi giorni in visita a Roma dal Papa. La foto ritraente Francesco corrucciato in volto ha fatto il giro del Mondo, dato che il Papa solitamente “sorride sempre”. Souza ha quindi postato Obama con Francesco accompagnando la foto con l’hashtag #mutualadmiration

Trump va in Arabia? Anche Obama, nel 2009.

Quando Trump è finito sotto accusa dall’FBI per il Russiagate generando maretta, Souza ha postato Obama con Robert Mueller, allora direttore FBI, in cui traspare calma ma soprattutto intesa e dialogo.

Due settimane fa si parlava di un coinvolgimento di Russia e Cina per arginare Pyongyang. Qui Obama che incontra Putin proprio in Cina. E Putin non sorrideva.

Credo quindi che quello che sta facendo Souza sia mirato sempre a marcare le differenze tra le due presidenze attraverso le armi di cui dispone: le fotografie e il perfect timing.

Ricordiamoci che per ogni cosa fatta da Trump, ce n’è una speculare fatta da Obama: parafrasando il terzo principio della dinamica, verrebbe da dire che “ad ogni foto di Obama corrisponde sempre una uguale ed opposta foto di Trump”.

Gli impegni istituzionali sono gli stessi per entrambi, le differenze sono tutte nell’accoglienza riservatagli e nei modi di fare dei suoi interlocutori. È qui che salta subito all’occhio come l’uomo, prima che il Presidente, abbia saputo far breccia, in e con modi diversi, in quasi tutti. Intelligenza? Simpatia? Mestiere? Chi lo sa. Ma è così.

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