L’insostenibile leggerezza dell’euro

Quattro premi Nobel per l’economia (Paul Krugman, Milton Friedman, Joseph Stigliz, Amartya Sen), sebbene di diverse ideologie, ci dicono tutti la stessa cosa: “L’Euro è una patacca”.
In Italia illustrissimi economisti come Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Francesca Donato e politici esperti come Giorgio La Malfa, Paolo Savona e perfino l’ex commissario Ue, l’olandese Frits Bolkenstein, sostengono, dati alla mano, che la moneta unica europea porta inesorabilmente al fallimento degli Stati in difficoltà. Come? Togliendo ogni possibilità di reagire alle crisi.

Ma esiste un modo semplice, accessibile anche ai non addetti ai lavori, per capire il meccanismo attraverso il quale la moneta unica europea condurrebbe al disastro?
Sì, esiste. E tutto parte dal concetto di crisi.

Crisi significa sostanzialmente mancanza di soldi. Per far fronte alla mancanza di soldi, uno Stato a moneta sovrana ha una rosa di possibilità tra cui l’immissione in circolo di nuova moneta. Se mancano soldi, si stampano nuovi soldi. Stampando moneta, lo Stato non si indebita con nessuno se non con se stesso e l’ammontare corrispondente al valore complessivo della nuova moneta è solo una voce di bilancio col segno meno. Semplicemente una cifra.

Perché allora tutti gli Stati ogni volta che arriva una crisi non stampano moneta? 
Per due motivi: il primo è che per stampare moneta non bisogna avere debiti esteri. Il secondo è che l’immissione in circolo di nuova carta moneta, se non indirizzata verso attività produttive, fa aumentare l’inflazione. Se però la nuova moneta viene impiegata per finanziare attività produttive, aumentando quindi contemporaneamente la quantità complessiva di beni e servizi, l’inflazione rimane stabile o addirittura scende. Il motivo per cui l’immissione di nuova moneta produce inflazione è spiegato bene in questo video.

Se dunque il primo punto (quello del debito estero) è soddisfatto (e per l’Italia sostanzialmente lo è, perché i due terzi del debito sono nelle mani risparmiatori privati italiani), uno Stato a moneta sovrana può scegliere di immettere in circolo altri liquidi che serviranno in parte a ripagare il debito e in parte a finanziare nuove attività produttive per contenere l’inflazione e rilanciare l’economia.

Un’ulteriore possibilità di ridurre il debito pubblico è quella di chiedere i soldi ai risparmiatori privati, a fronte di un interesse. 
Come? Emettendo titoli di Stato. I risparmiatori privati possono decidere di prestare soldi (acquistando i titoli) allo Stato ricavandone un rendimento che è l’interesse sui titoli. Se il tasso di interesse sui titoli è alto, il privato guadagna di più, se è basso, guadagna meno. È chiaro che alti tassi di interesse attirano i privati; se però lo Stato non può permettersi di alzare troppo i tassi, ci saranno meno risparmiatori ad acquistare i titoli, ma non c’è problema perché e a quel punto interviene la Banca Centrale che compra i titoli in esubero anche se sono a basso rendimento e così, il debito pubblico può essere parzialmente colmato o totalmente estinto. La Banca Centrale di uno Stato a moneta sovrana è la banca dello Stato.

Riassumendo: uno Stato a moneta sovrana per estinguere il suo debito può:

  1. stampare nuova moneta destinata ad attività produttive;
  2. chiedere soldi in prestito ai privati, emettendo titoli di Stato che verranno comprati dai risparmiatori o dalla Banca Centrale.

C’è una terza possibilità della quale non si è ancora parlato:

3. aumentare le tasse e/o tagliare la spesa pubblica.

Sono tre quindi le armi a disposizione di uno Stato a moneta sovrana per far fronte alle crisi e risollevare la sua economia.

E l’Italia, come si pone rispetto alle crisi e al debito? 
L’Italia è uno Stato con un alto debito pubblico, ma senza sovranità monetaria e senza una Banca Centrale (nel 2000 abbiamo perso la sovranità monetaria entrando nell’euro e nel 1981 abbiamo perso la Banca Centrale che si è staccata dal Ministero del Tesoro). 
Cosa significa questo?
Significa che in caso di crisi, non abbiamo più tre armi a disposizione per affrontarla, ma praticamente soltanto una: non possiamo stampare nuova moneta perché gli euro sono stampati dalla Banca Centrale Europea (BCE); inoltre non è più possibile emettere titoli di Stato a basso rendimento perché non sono appetibili per i risparmiatori privati e senza una Banca Centrale che li acquisti, rimarrebbero invenduti.

Risultato?
Il risultato è che rimane un solo modo per far fronte alla crisi cioè adottando le cosiddette politiche di Austerity che consistono nell’aumentare le tasse e/o aumentare i tagli alla spesa pubblica.

Per quanto severe, le politiche di Austerity non possono mai risanare il nostro debito pubblico perché è troppo alto e gli interessi sul debito crescono continuamente. Inoltre è chiaro che aumentando le tasse e tagliando i servizi si affossa l’economia, invece di rilanciarla.

Come reagire, dunque?
Se lo Stato della California viene colpito da una calamità o deve affrontare la disoccupazione… insomma se attraversa una crisi, il governo federale degli Stati Uniti d’America stanzia dei fondi e li manda in California la quale non contrae nessun debito, semplicemente prende quei soldi e li usa. Se la Grecia invece attraversa una crisi, può contare sul fatto che l’Unione europea le regali dei fondi? No. L’Unione Europea se vuole al massimo può decidere di farle un prestito a interesse, cioè decidere di speculare sul disastro greco. 
In sostanza, questo è il motivo per cui la moneta unica europea non funziona. L’Italia, non riceverà regali dall’Europa per risanare il suo debito, ma può solo chiedere alle nazioni forti (Germania e Francia) prestiti a interesse che aumenterebbero il debito. Inoltre, senza sovranità monetaria, l’Italia non può stampare moneta e non può nemmeno chiedere fondi ai privati perché non potrebbe pagare gli interessi. L’Italia può solo aumentare le tasse e tagliare le spese, senza però alcuna possibilità di risanare il debito pubblico. 
L’euro, in pratica, ci sta soffocando.

Like what you read? Give Francesco Alfano a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.