Problemi? Rivolgiti a un razzista

La convenzione di Amburgo del 1979 prevede che gli sbarchi debbano avvenire nel porto sicuro più vicino al luogo del soccorso. Per profughi raccolti in acque libiche L’Italia rappresenta l’unico porto sicuro più vicino, dato che le capacità ricettive di Malta sono limitate. 
I profughi dunque vanno tutti sbarcati in Italia e questo rappresenta un problema al punto che nel giugno 2017, all’arrivo di 12 mila migranti in 36 ore su 25 navi diverse, l’allora ministro dell’interno Marco Minniti dichiara di temere per la tenuta democratica del paese e valuta l’opportunità di negare l’accesso ai porti del nostro Paese alle navi Ong che non battono bandiera italiana. 
Nello stesso anno, Minniti istituisce centri per il rimpatrio, limita i tempi per il diritto d’asilo, stanzia 19 milioni per le espulsioni e limita la libertà di circolazione per alcuni migranti. L’intento è di fare pressione sui partner europei affinché non lascino l’Italia sola nell’affrontare il problema migranti.
Un problema migranti dunque c’era e, nonostante i provvedimenti di Minniti, è rimasto, anche se ridotto. L’Europa non vuole saperne e l’Italia continua ad essere bersagliata dagli sbarchi.

Oggi la Spagna supera l’Italia nel numero di migranti sbarcati (18.016 contro 17.827 nei primi sei mesi del 2018). Il nostro Paese è stato quindi notevolmente alleggerito dal problema migranti e questo lo si deve in parte alle misure prese a suo tempo da Minniti ma soprattutto alla chiusura dei porti italiani alle navi Ong voluta da Salvini.
Dopo quest’ultimo provvedimento del ministro dell’interno, l’Europa è stata costretta a prendere atto che quello dei migranti non può essere un problema esclusivo dei Paesi a ridosso del Mediterraneo e già due summit si sono tenuti a riguardo pur senza aver prodotto soluzioni definitive. 
Per il suo rifiuto di sbarco alle Ong, Salvini è stato accusato di razzismo in maniera più o meno velata da tutti i media.
Quello dei migranti però in Italia oggi non è più un’emergenza. E questo lo si deve sostanzialmente a Salvini.

I campi Rom sono assembramenti di persone che versano spesso in cattive condizioni igieniche e senza documenti di riconoscimento. Dal momento che tutti i cittadini italiani sono stati censiti, non si capisce il motivo per cui non debbano esserlo anche le persone che vivono nei campi Rom. Un censimento serve a:
a) Produrre un quadro informativo statistico sulle principali caratteristiche strutturali e socio-economiche della popolazione a livello nazionale, regionale e locale;
 b) determinare per ogni Comune l’insieme delle persone residenti che costituiscono la popolazione legale (popolazione che rappresenta la base per determinare i posti letto negli ospedali, il numero delle farmacie, delle scuole per grado di istruzione, il numero dei rappresentanti politici all’interno delle diverse istituzioni, ecc.);
 c) fornire dati e informazioni utili all’aggiornamento e revisione delle anagrafi comunali della popolazione residente;
 d) produrre informazioni sulla consistenza numerica e sulle caratteristiche delle abitazioni e degli edifici.

Delle persone Rom e sinti residenti nelle baraccopoli formali si stima che il 43% abbia cittadinanza italiana, mentre il 30% dei 9.600 originari dell’ex Jugoslavia è a rischio apolidia.
La situazione è diversa nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti dove vivono per l’86% cittadini di origine rumena.
Il censimento serve a capire quante scuole, farmacie e ospedali dovrebbe ospitare una determinata zona. Serve a mandare i bambini e scuola e a toglierli dalle pessime condizioni igieniche in cui spesso sono costretti a vivere.
Siamo tutti censiti, tranne i Rom. Questo rappresenta un problema che in realtà non ha nulla a che fare col razzismo, ma solo con la gestione logistica di una zona.
Un problema, tra l’altro, facilmente risolvibile con un censimento. Proporlo però è impossibile senza essere tacciati di razzismo. 
Solo un razzista infatti potrebbe mandare a scuola i bambini che non ci vanno e migliorare le condizioni igieniche delle baraccopoli.

In Italia dunque se vuoi realmente risolvere un problema è meglio se ti rivolgi a un razzista. 
E Amen.