Capire la realtà

Fini dagli albori della civiltà l’uomo ha cercato di “capire la realtà” in cui vive, di acquisire le conoscenze tali da per mettergli di giungere ad una spiegazione esauriente dell’esistenza del e di se stesso.

Com’è nato il mondo? Come “funziona” la realtà? Perché esistiamo? Dopo migliaia di anni non sappiamo ancora rispondere a queste domande in modo convincente: le risposte “ufficiali” fornite dalla religione, dalla scienza e dalla filosofia, infatti, risultano spesso in contrasto ed inconciliabili tra di esse, dimostrando che la questione è tutt’altro che risolta.

Si tenta di fornire una risposta a tali domande delineando una concezione basata sulle moderne conoscenze scientifiche e che può essere compatibile sia con le concezioni religiose che con le concezioni puramente materialistiche ed ateistiche.

La scienza ha dimostrato che la creazione è strutturata in vari livelli di organizzazione: ciò naturalmente vale anche per gli essere umani, che fanno parte della creazione. Se analizziamo il nostro corpo vediamo che esso è formato da miliardi di cellule; ma ciascuna cellula è formata da miliardi di molecole; e così via. Procedendo dal livello “grossolano” delle ordinarie percezioni dei sensi verso livelli più “sottili”, troveremo alla il livello cellulare, il livello molecolare, il livello atomico, ed i livelli subatomici; ciascun livello è riconducibile al livello successivo(per esempio il livello molecolare esiste perché esistono gli atomi), anche se presenta caratteristiche sue proprie.

Al di là di tutti questi livella la fisica moderna prevede l’esistenza di un livello fondamentale da cui scaturisce tutta la realtà: questo è il livello del “campo unificato” della fisica. Sia la materia che le interazioni che regolano il comportamento della materia nascono come manifestazioni di questo unico campo fondamentale. Sebbene non esistano ancora prove definitive, le teorie fisiche sembrano inevitabilmente progredire(sulla base delle ricerche sperimentali) verso una conferma dell’esistenza del campo unificato.

Così come gli altri livelli, il livello fondamentale sarebbe presente in tutti gli oggetti ed in tutte le manifestazioni della realtà naturale, ma in più ne costituirebbe l’essenza; tale livello sarebbe presente, naturalmente, anche nell’uomo.

Ora, risulta evidente dalle moderne ricerche scientifiche che l’attività mentale nell’uomo è semplicemente un’esperienza soggettiva di processi fisici e chimici che hanno luogo ai livelli molecolare, atomico e probabilmente anche ai livelli subatomici del cervello (e del sistema nervoso in generale), e non si può escludere che tali processi coinvolgano anche il livello fondamentale del campo unificato.

Viviamo in un mondo pieno di problemi, a tutti i livelli: problemi collettivi (sociali, economici, eccetera) ed individuali (dovuti alla salute, dovuti alla realizzazione personale, psicologici, eccetera). La vita quotidiana troppo spesso si riduce ad una lotta personale contro avversità di ogni genere, e risulta raramente una vita degna di essere vissuta.

Ci rendiamo perfettamente conto di tutto ciò, e spesso attribuiamo il motivo (o la colpa) al fatto che l’uomo è un essere “imperfetto”, e per sua stessa natura propenso a sbagliare; da questo deriverebbero inevitabilmente tutti i problemi dell’umanità. Questa convizione è condivisa tanto dagli atei — secondo i quali l’uomo è nato su questo pianeta per caso e non si può pretendere che per giunta sia nato perfetto-, quanto ai credenti (cristiani) — secondo i quali l’uomo è un essere limitato ed imperfetto (creato da Dio) ed inevitabilmente destinato peccare-. Siamo così giunti a considerare normale questa condizione dell’umanità.

Ma siamo sicuri che questa convizione sia giusta? Siamo sicuri di non essere giunti a considerare normale una situazione in effetti anormale? In realtà il fatto che ci rendiamo conto degli errori umani -che tendiamo a rimproverare-, e dei problemi dell’umanità — che cerchiamo di superare-, sconfessa e contraddice la nostra stessa convizione: se tali caratteristiche umane fossero normali e naturali, non le criticheremmo e non tenteremo di superarle. Evidentamendte l’attuale condizione dell’umanità non è relamente la condizione “normale” e dobbiamo ammettere che “manca qualcosa”.

Un libro che riguarda l’argomento di cui tratteremo in questo capitolo propone un paragone molto appropriato. Se fossimo abituati ad usare automobili che funzionano a tre cilindri invece che a quatto, con tutte le difficoltà che ne derivano giungeremo inevitabilmente a ritenere che quella è la condizione normale delle automobili; ma la situazione sarebbe comunque anormale (per inciso il paragone originario propone solo due cilindri funzionanti su un automobile a dodici cilindri). Non conosceremmo la condizione realmente normale delle automobili a quattro cilindri e tenderemmo a negarne l’esistenza, ma, notando i difetti delle automobili a tre cilindri, cercheremo ugualmente di migliorare il rendimento di quest’ultime. Se poi qualcuno scoprisse che esiste anche un quarto cilindro da sfruttare rimarremmo inizialmente molto scettici, specialmente nel caso in cui costui provenisse da un paese di cultura totalmente diversa dalla nostra.

Il “problema” è dato dal fatto che l’uomo ha perso il contatto con la sorgente di energia, intelligenza e creatività di cui è dotato. Questa sorgente non è altro che la sua stessa consapevolezza, libera da contenuti mentali, e detta pertanto pura consapevolezza o pura coscienza; essa è la sorgente di ogni pensiero dell’uomo, e quindi anche di ogni sua azione finalizzata.

“Tale l’uomo, tale lo Stato”, diceva Platone, il grande filosofo dell’antica grecia, intendendo che la vita dello Stato e della società riflette la vita dei singoli individui. Il fatto che la società moderna sia afflitta da mali di vario genere è dovuto evidentemente dal fatto che i singoli individui sono afflitti da mali di vario genere. Se la vita ed il livello di coscienza del singolo individuo migliorassero, si avrebbe un corrispondente miglioramento nella vita della società e nel livello collettivo di coscienza.Ma già se una parte soltanto degli individui elevasse il proprio livello collettivo di coscienza, potremmo aspettarci un effetto sensibile sulla società, dovuto anche all’influenza del comportamento di questi pochi individui su tutti gli altri.