Francesco Gatto
Jul 25, 2017 · 5 min read

Camminando tra le sfaccettature della “Diversità”

La concezione del “diverso” ha attraversato varie epoche, acquisendo di volta in volta accezioni differenti fra loro.

Sin dall’antica Grecia, la “diversità” veniva colta attraverso la figura dello “Xenos” (straniero); infatti, l’importanza di questa figura è suggerita dal fatto stesso che quest’ultimo veniva posto sotto la diretta protezione di Zeus (cui appartiene l’epiclèsi di Xenios, protettore degli ospiti).

Nell’antica Grecia, lo Xenos aveva il diritto di essere accolto, curato dalle serve, secondo le sue esigenze, e generosamente rifocillato. Insomma, all’accezione di Xenos, nel mondo ellenico, corrispondeva un vero e proprio valore sacro agli dei: la “Xenia”, ossia l’ospitalità che doveva essere offerta allo straniero.

Nell’Odissea abbiamo un chiaro ritratto dello Xenos, rappresentato da Ulisse stesso, durante il suo faticoso viaggio di ritorno ad Itaca. Molti furono gli episodi in cui a quest’ultimo venne data ospitalità: ricordiamo l’accoglienza della figlia di Alcinoo, Nausicaa, nell’isola dei Feaci.

L’incontro tra Odisseo e Nausicaa, Odissea Libro VI

Qui viene ritratto l’incontro tra Nausicaa ed Ulisse: è la dea Atena a predisporre le condizioni per questo incontro. Infatti, mentre Nausica con le ancelle si diverte giocando a palla, Ulisse viene svegliato dalle grida delle giovani donne. L’eroe, dunque, esce dal giaciglio in cui ha trascorso la notte e chiede aiuto;lLe fanciulle si spaventano alla vista dell’uomo, per di più sporco di salsedine e quasi nudo. Solo Nausicaa, rassicurata da Atena, ha il coraggio di non fuggire e sta immobile e tranquilla di fronte allo sconosciuto, cui darà accoglienza presso la sua isola.

Anche nell’antica Roma è presente il concetto della diversità. Il popolo romano, infatti, viene ricordato ancora oggi come un popolo di conquistatori, ma non bisogna pensare ad essi come degli oppressori, perché se è pur vero che Roma conquistò il mondo con le armi, è anche vero che quello stesso popolo ebbe la lungimiranza di arricchirsi della “diversità” degli usi ed i costumi dei popoli conquistati. Roma seppe, infatti, apprezzare le “Arti” elleniche sino a portare in essa la cultura della poesia e della drammaturgia. Fu proprio questa capacità di cogliere e far proprie le culture dei “diversi” conquistati a far grande Roma.

Nelle Sacre Scritture il concetto della “diversità” assume dei contorni che si fanno sempre più sfocati. Vi è un gioco di parole ebraiche che permette di confondere zar (straniero) con sar (il nemico da cui ci si deve difendere): da qui nascono la paura ed il senso di estraneità verso popoli vicini ma diversi. Inizialmente, dunque, la diversità assume connotati sempre più negativi.

Sarà con il VI secolo a.C. circa, che questi connotati negativi si evolvono verso toni più positivi, soprattutto a partire dall’esilio in Babilonia, quando affiora la percezione che l’esilio non ha segnato la disfatta di Israele, ma al contrario l’esilio fa emergere quanto Dio ami il suo popolo e gli affidi una missione in mezzo alle genti “diverse”, straniere. Qui il diverso, dunque, non è più nemico da temere, ma un popolo da illuminare, e la paura nei suoi confronti si riduce per far posto ad un senso di missione.

È nel Nuovo Testamento che viene segnato un passo ulteriore e decisivo nel rapporto con la diversità, che si può cogliere in Matteo 25, nella scienza del giudizio finale, laddove Gesù proclama che “chi accoglie il forestiero, accoglie lui stesso”: dunque l’accoglienza della diversità viene prospettata da questi versi come l’occasione per vivere un rapporto personale con Gesù.

La diversità però acquista un peso determinante durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui questo concetto si erge come una barriera che permette di distinguere i perseguitati dalla razza superiore.

Con la Germania di Hitler, infatti, la razza ariana viene elevata a termine di paragone ed il diverso è perseguitato da una politica estremamente razziale.

La paura del diverso si estende a macchia d’olio in tutto il mondo, diventando un fardello della società.

Questa fotografia permette di cogliere l’entità del timore nei confronti del diverso: infatti, questa segnaletica impone alle persone di colore di bere da una fontana diversa da quella per le persone bianche.

Questo timore per la diversità però negli anni si evolse sino a scomparire quasi del tutto.

La diversità rimane oggi, però, al centro di dibattiti molto accesi.

È stata organizzata anche una rassegna “Cinema e diversità” durante la 22° edizione dell’Isola del Cinema: sono stati trasmessi dodici film per ragionare e riflettere sulla “diversità”, troppe volte vista come minaccia, una barriera che si interpone tra noi e gli altri e ci impedisce di entrare in relazione.

L’immagine è tratta dal film “Ruggine e ossa” di Craig Davidson che narra dell’imprevedibile incontro tra Stephanie, improvvisamente costretta sulla sedia a rotelle in seguito ad un tragico incidente, e il giovane Ali che si arrangia con piccoli lavori e arrotonda con combattimenti clandestini. In questo film viene messo in luce come la diversità stia solo negli occhi di chi ti guarda, non di chi la vive e la condivide con te.

Anche il cantante Lorenzo Jovanotti ha affrontato questo tema con la canzone “per la vita che verrà”: l’autore sottolinea come solo attraverso la diversità si può cogliere l’unicità di ogni singola persona. Si coglie, così, la posizione privilegiata di colui che impara ad apprezzare le diverse sfaccettature che caratterizzano il mondo.

I confini della diversità sbiadiscono, quando a viverla è il puro sguardo di un bambino che accoglie senza pregiudizi, spinto dall’amor di condividere.

Oggi sempre di più si coglie la diversità come una risorsa di cui godere ed una ricchezza da apprezzare ed avvalorare.

Marcel Proust mette in luce questo aspetto:

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel possedere altri occhi, vedere l’universo attraverso gli occhi di un altro, di centinaia di altri: di osservare il centinaio di universi che ciascuno di loro osserva, che ciascuno di loro è”.

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