Farsi Capire: quando un libro dato in testa può far male, anche in versione economica

La copertina in tutta la sua cifra stilistica, BUR edizioni

Farsi Capire è un testo da studiare. Non appartiene alle letture sul gabinetto, meno a quelle nel letto. Avvisati.

Annamaria Testa, in questa seconda edizione rivisitata (ne ha scritto meglio la puntuale Luisa Carrada), tratta la comunicazione in tutte le sue sfumature.

Un testo ricco, preciso, definito. Ineccepibile. Spiega gli ingranaggi del comunicare, come olearli, come evitare le buche, come andare dritti al sodo.

Perché è un testo molto pratico, per addetti ai lavori, per lettori avidi, per scrittori razionali. Non ciancia, Annamaria Testa: del resto, nessuno avrebbe mai pensato il contrario.

Ogni sezione è ricca di citazioni, di inviti all’approfondimento, di correlazioni di fluidi significanti.

E’ un testo ortodosso e come tale dovrebbe essere imposto a:

  • giornalisti
  • social media manager
  • copywriter
  • scrittori in erba(ccia)
  • lettori randomici

Imposto, non suggerito. Letture di questo tipo devono essere obbligate, con la forza: nell’epoca (la nostra) in cui si consumano scenari velati alla Fahrenheit 451, queste letture vanno inculcate a suon di schiaffi. Per solcare la memoria, per non dimenticare, per comunicare con attenzione e per ridurre al minimo la sciatteria linguistica e dei segni.

La chiave è la nostra capacità di imparare. Apprendiamo quando miglioriamo la nostra interazione con l’ambiente, modificandola: non c’è apprendimento senza cambiamento. (pag. 124, Annamaria Testa, Farsi capire)