Le conseguenze di Pokémon Go sull’Italia

Boh. Grab via Facebook

Vi ricordate il Moige? Il Movimento Italiano Genitori che per gran parte della nostra adolescenza ha avuto il ruolo di personificazione del male, colorando di viola il sangue di Dragon Ball o più semplicemente censurando l’anime di turno. Prima di entrare in contatto con le assurde raccolte firme di Change.org qualcuno di noi ha firmato qualche petizione per abolirlo, provando a fermarne l’avanzata contro il Tamagochi o la moda “pericolosa” del momento.

Ecco: nonostante siano passati anni e il nome Moige non faccia più parte delle nostre vite, è comunque rimasta intatta quella voglia di aprire bocca senza conoscere l’argomento, che moltiplicata dalla potenza di internet ha generato tutti i mostri di disinformazione e approssimazione che si sono visti al momento dell’uscita di Pokémon Go.

Per chi avesse passato le ultime settimane della propria vita in una caverna, Pokémon Go è un gioco per smartphone sviluppato da Niantic e Nintendo che grazie alla realtà aumentata porta i Pokémon nel mondo reale. La mappa di gioco è l’ambiente circostante e invece che sullo schermo di un Game Boy il Pikachu di turno compare nel giardino di casa. Questa è la spiegazione più semplice e basilare del gioco e sembra essere anche l’unica recepita dai media italiani, capaci di cavalcare il trend del ritorno dei Pokémon ma incapaci di comprenderlo.

LE NOTIZIE E LE BUFALE

Una bufala italiana su Pokémon Go. Grab via

La maggior parte degli articoli sul tema, infatti, si possono dividere in due categorie: le notizie e le opinioni — entrambe dominate dal pressappochismo e dall’allarmismo. Per la stampa italiana la formula è semplice: si prende un qualsiasi fatto di cronaca che fino a qualche settimana fa non sarebbe mai potuto diventare una notizia e lo si racconta accertandosi che dietro ci siano i Pokémon come fatto scatenante.

Del primo gruppo fanno parte articoli come quello secondo cui a Salerno un cinquantenne avrebbe minacciato con un coltello due ragazzini che giocavano mentre giravano sul lungomare con il motorino o quello di Repubblica Torino secondo cui due ragazzi si sarebbero picchiati per un furto di Pokémon, con tanto di citazioni come “il Pokémon è mio, mi sono fermato apposta” e la testimonianza di una certa signora Anna, testimone oculare. Tutto bellissimo, se non fosse che il gioco non funziona così ma si basa sulla cooperazione tra i giocatori: quando un Pokémon compare sulla mappa compare a tutti, senza causare risse o generare articoli fantasiosi.

Non mancano nemmeno le bufale vere e proprie sul tema: come quella di un presunto incidente avvenuto a Roma in cui sarebbe morto un 22enne, o quella di un sospetto pacco bomba che secondo il Corriere del Veneto sarebbe stato un “dispositivo per i Pokémon” abbandonato da qualche giocatore.

C’è poi ovviamente chi difende la moda del momento sostenendo che i problemi siano altri — come Beppe Grillo, che con la pacatezza che lo contraddistingue ha accusato i giornali di pensare troppo ai Pokémon e poco alle vere notizie: “Mentre la crisi economica è piena e la guerra con gli islamici è al suo massimo, che cazzo c’entrano i Pokémon?”

LE OPINIONI E GLI ALLARMISMI

Collage via Libero, Huffington Post, Repubblica

Il gruppo delle opinioni negative su Pokémon Go contiene reazioni decisamente più varie, ma che comunque in generale sono di due tipi: modellate sui toni della nostalgia oppure su quelli dell’isteria da madre preoccupata.

Un esponente di spicco della prima categoria è un articolo comparso su Libero e firmato da Fabrizio Biasin, dall’eloquente titolo: “I Pokémon non sono reali ma i pirla che ci credono sì.” Nell’articolo, l’autore parla di Pokémon come parlerebbe di immigrazione, regalandoci passaggi memorabili come: “Alcuni sono a due passi, te li trovi sulla tovaglia, sopra il frigorifero, appoggiati sulla teglia di melanzana alla parmigiana, nel lettone intenti a guardare tua moglie in mutande.” Il che ci restituisce un ritratto di quell’Italia un po’ retrograda che “ai suoi tempi giocava a pallone per strada.”

Dal lato opposto bisogna segnalare invece l’opinione della deputata PD e docente universitaria Vanna Iori, che sull’Huffington Post parla di Pokémon Go come di un pericoloso vortice di solitudine pronto a inghiottire i nostri figli, e quella di Gery Palazzotto che su Repubblica Palermo si diverte a sciorinare tutti i possibili luoghi comuni sull’argomento, dalla solitudine ai pericoli in strada. Insomma, secondo questi media sembra che chi gioca a Pokémon Go finisca inevitabilmente per ritrovarsi solo come un cane — un po’ come l’orda di criminali e membri di gang che sarebbe dovuta nascere dopo la pubblicazione di GTA San Andreas.

Tra tutte queste voci allarmate non poteva mancare quella della Chiesa Cattolica, che tramite il SIR — Servizio Informazione Religiosa — ci ha tenuto ad avvertirci dei pericoli del gioco: “la realtà aumentata dei Pokémon digitali ha dato un nuovo contributo a questa sindrome collettiva di dissociazione dalla realtà.” Cosa che suona piuttosto buffa detta da persone abituate a comunicare con entità soprannaturali invisibili.

Meritano invece una categoria a parte i vari tentativi di clickbaiting selvaggio proliferati nelle ultime settimane, in cui i Pokémon sono una semplice scusa. L’esempio più calzante è un articolo pubblicato sul Foglio in cui si parte da Pokémon Go e si arriva alla polemica scatenata dall’articolo di Violetta Belloccio su Internazionale, per concludere che — parafraso — chi ha espresso la propria opinione sulla vicenda l’ha fatto perché gioca a Pokémon.

LE REAZIONI DELLA POLITICA

L’allarmismo non è una solo prerogativa dei commentatori sulla stampa: Codacons e Asaps hanno infatti presentato un esposto in procura contro il gioco, descritto come “una nuova minaccia per la sicurezza stradale” in quanto possibile causa di incidenti. Ma oltre a queste diffuse preoccupazioni, c’è anche chi ha fatto di tutto per cercare di sfruttare l’ossessione per Pokémon Go per farsi pubblicità.

Uno tra i primi a cavalcare l’onda è stato ovviamente Matteo Salvini, che dopo qualche iniziale titubanza deve aver capito da che parte tirava il vento. “E voi cosa avete in programma? Caccia ai Pokémon???” ha scritto al termine di un post che pubblicizzava alcuni suoi comizi a Brescia e Cremona.

Persino il presidente della Repubblica Mattarella ha utilizzato Pokémon Go per parlare delle discussioni “surreali come una caccia ai Pokémon” sul tema del Referendum costituzionale. Per quanto riguarda la politica, comunque, il caso più eclatante è stato senz’altro il simpaticissimo meme su Pikachu tirato fuori da Forza Italia per commentare l’introduzione del canone Rai nella bolletta della luce.

“PENSATE ALLA FIGA INVECE CHE AI POKEMON”

Francesca Cipriani ha catturato Pikachu. Grab via Facebook

A livello sociale, il ritorno dei Pokémon ha riproposto la simpaticissima e per niente forzata divisione sociale tra gli “sfigati” e “quelli in gamba” che avevamo dimenticato dai tempi dell’uscita dei primi giochi per il Game Boy, il cui unico mantra, ripetuto e tramandato nel corso delle generazioni, è “ma pensate alla figa invece che ai Pokémon.”

Così, Carla Gozzi — che insieme a Enzo Miccio conduce Ma Come Ti Vesti? su Real Time — è rimasta sconvolta per aver quasi investito un giocatore, da lei descritto come “uno zombie,” e l’ha invitato a fare “qualcosa di meglio” il sabato sera. Mentre praticamente tutti i vip hanno voluto provare a fare i simpatici condividendo foto della loro squadra di Pokémon o — come Francesca Cipriani — infilandosi un Pikachu nelle tette. In questo c’è chi ha provato a ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo: come il calciatore della Juventus Sami Khedira, che ha postato su Twitter una foto delle sue vacanze in Africa appiccicandoci malamente un Charmender con Photoshop.

A riprova di come la divisone di cui sopra sia priva di senso ci sono anche i numerosi articoli sui benefici per la salute dati dal giocare a Pokémon Go. L’Espresso, ad esempio, ha elogiato le potenzialità del gioco di migliorare la vita sociale dei suoi utenti, non più costretti a restare chiusi in casa ma spinti ad abbandonare il proprio divano per girare nelle proprie città ed interagire tra di loro. Sulla stessa linea anche l’esperto di obesità James Levine, secondo cui l’app spingerebbe a fare movimento persone normalmente sedentarie, aiutandole anche a socializzare.

FARE I SOLDI CON I POKEMON

Un annuncio relativo a Pokémon Go. Grab via

Ma ancor più interessanti sono stati i tantissimi tentativi da parte degli utenti di Pokémon Go di farci i soldi sopra. Fuori dall’Italia, ad esempio, sono nati i Pokétour — dei giri a piedi per il centro storico di una città tra Pokémon rari e monumenti — e diversi musei hanno lanciato iniziative a tema Pokémon per invogliare i visitatori.

Il massimo livello a cui sono giunte per ora le doti imprenditoriali degli italiani invece sono invece dei bizzarri annunci comparsi su Subito.it. “Sono un ragazzo universitario di Milano con la passione per i Pokémon,” si legge in uno di questi. Per 15 euro pagati in contanti o tramite PayPal, l’autore dell’annuncio si offre come allenatore di Pokémon Go a beneficio di chi non ha tempo o abita in zone dove non si trovano molti Pokémon.

A livello di aziende, invece, la Algida è stata la prima a tentare di sfruttare il trend per promuoversi, lanciando una due giorni al Laghetto dell’Eur di Roma con WiFi gratuito e moduli esca — quelli che servono ad attirare più Pokémon — sempre attivi. Prababilmente si tratta di un’anticipazione di quello che ci aspetterà in futuro: nei piani di Nintendo e Niantic ci sarebbe proprio l’idea di creare dei luoghi sponsorizzati in cui i giocatori potranno ritrovarsi per prendere Pokéball e Pozioni, riuscendo così a monetizzare l’applicazione.

Intanto è gia nata Pokèmatch, una app di incontri tra allenatori che combina Tinder e i Pokémon — con cui, oltre a questi, giro per la mappa si trovano anche i profili dei potenziali partner, da scartare o accettare a seconda dei propri gusti.

CRIMINALITÀ E POLIZIA

Persino la criminalità organizzata è saltata sul carro dei Pokémon: secondo il Daily Mirror in Germania e Olanda sarebbero comparse delle pasticche di MDMA a forma di Pikachu. In altri casi, però, Pokémon Go è stato usato per combattere il crimine: due ragazzini di Roma sono riusciti a riprendere un ladro di motorini facendo finta di giocare con la app.

Il che ci porta alla cosa più triste venuta fuori finora da questa moda: un’uscita di Geo Ceccaroli, dirigente della Polizia Postale dell’Emilia-Romagna — che su Twitter ha scritto, “Ho catturato un Pokémon! Se non lo rilascio in fretta rischio di essere condannato per il reato di tortura?!” Nonostante si sia difeso parlando di “un’ironica osservazione,” la sua “battuta” decisamente infelice ha provocato l’indignazione generale, ed è la prova che magari Pokémon Go ci farà anche fare cose poco intelligenti, ma qualcuno le fa lo stesso indipendentemente dal gioco.

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Originally published at www.vice.com on July 27, 2016.

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