Recensione di « 200 anni di omeopatia. Storia di un equivoco ? » di Paola Panciroli, C1V Edizioni, 2017, pp. 248 , Euro 15,00.

Nella produzione cinematografica anglo-francese “Monsieur N” (di Antoine de Caunes del 2003) che narra delle oscure vicende intorno alla morte di Napoleone Bonaparte a Sant’Elena ed esplora — in maniera un po’ cospiratoria — la possibilità di uno scambio di salme con fuga dell’Imperatore in Louisiana, una scena spicca per il grande messaggio di razionalità.

Napoleone racconta al giovane tenente britannico incaricato di sorvergliarlo di discendere per linea di sangue diretta dall’uomo dalla maschera di ferro, gemello di Luigi XIV, motivo per cui Napoleone sarebbe legittimato al trono di Francia. Benché si tratti di una palese falsità (Napoleone era un corso di origini italiane, che divenne francese en bloc con il resto della Corsica), il giovane ufficiale, francofilo nei gusti ed ammiratore di Bonaparte, non può fare a meno di esclamare a bocca aperta: “E vero?”. L’ex-imperatore si fa beffe dell’incosciente affermando: “La passion des hommes pour le merveilleux est telle qu’ils sont prêts à lui sacrifier la raison”.

Questa frase, lapidaria e dal valore universale, sarebbe sufficiente a rispondere alla domanda che si pone nel titolo stesso della sua opera la storica della medicina Paola Panciroli: « 200 anni di omeopatia. Storia di un equivoco ?». Per quanto sia progredita la medicina e soprattutto la scientificità dell’approccio alla prevenzione, alla diagnosi, ed alla terapia negli ultimi 50 anni, vi sarà sempre chi «sacrificherà la ragione» e — senza voler mancare di rispetto a Sua Maestà Imperiale — anche il semplice buon senso sull’altare della superstizione. In tema di omeopatia, se di equivoco si è trattato, l’equivoco persiste tuttora e non sembra esserci lo spazio per un dibattito definitivo sul tema. Non sorprende che ai tempi del Principe di Schwarzenberg, grande sostenitore dell’omeopatia, in cui la medicina e la chirurgia erano molto arretrate e causavano, nel loro tentativo spesso fatuo di arrecare sollievo, dolori e sofferenze ai pazienti, si ricorresse a rimedi meno invasivi e rischiosi. Lo stesso principe fu colpito nel 1817 da un ictus, come documenta Paola Panciroli, una malattia già ben descritta all’epoca nella sua sintomatologia essenziale e nelle sue basi anatomiche (cf. in merito il recente studio mio e di colleghi sull’unico caso paleopatologico di ictus in un sacerdote della metà del ‘700 , Galassi FM et al. A Unique Case of Stroke and Upper Limb Paralysis in a Mid-18th Century Natural Mummy. Circ Res. 2017 Aug 4;121(4):338–340.), ma che ancora doveva attendere le scoperte fisiopatologiche di Rudolph Virchow (in particolare l’importanza della trombosi carotidea nell’insorgenza del fenomeno cerebrovascolare) e tutti i presidi e regimi terapeutici dell’epoca contemporanea. Il Principe ebbe a perire di un secondo episodio ictale, complicanza estremamente comune dell’ictus anche in pazienti moderni. Si comprende, pertanto, bene come in un contesto di impotenza della medicina tradizionale, una disciplina quale l’omeopatia potesse affermarsi. Nel libro, l’autrice dimostra, documenti d’archivio alla mano, come fin da subito nacque una forte opposizione ed una volontà di dimostrare la falsità dei postulati dell’omeopatia. Tuttavia, benché non riuscisse ad imporsi a livello accademico (con l’eccezione dell’esperienza di una cattedra napoletana nel bienno 1895–1896, fenomeno scomparso in Europa, ma ancora presente in alcuni paesi dell’America Latina al giorno d’oggi), conquistò la fiducia di molti pazienti e si radicò sul territorio italiano. Dopo 200 anni dal colpo apoplettico del principe austriaco, in barba alla migliore evidence-based medicine, in tanti ancora si affidano speranzosamente a rimedi per cui mancano del tutto prove di efficacia. Per chi volesse approfondire le implicazioni attuali e i rischi di una simile credulità, suggerisco l’ottimo gruppo Facebook del dott. Riccardo Gallina #farmaciasenzaomeopatia [https://www.facebook.com/groups/farmaciesenzaomeopatia/].

Per tutti coloro invece che sono curiosi di comprendere, almeno nel nostro paese, le origini storiche e culturali dell’omeopatia e come sia stato possibile un suo siffatto radicamento, il volume di Paola Panciroli costituisce un eccellente compendio della letteratura specialistica sull’argomento, che si candida ad essere per molti anni a venire l’opera di riferimento sul tema.

Francesco M. Galassi, MD, Paleopatologo

2017 30 Under 30 Forbes List « Science and Healthcare »

Credits: https://www.google.it/search?rlz=1C5CHFA_enIT576IT576&tbm=isch&q=the%20iron%20mask%20dicaprio&spell=1&sa=X&ved=0ahUKEwjpwb7U_pzXAhWBfFAKHVMTAlAQvwUIIygA&biw=1202&bih=596&dpr=2#imgrc=8EKs-ZXkon5qIM: