Recensione di Medicina “Insolita” per non Medici. Autore: Giorgio Dobrilla. C1V Edizioni, Collana Scientia et Causa (no. 4), Brossura, Roma, 2016, € 15,00.
In due diverse opere pubblicate nel 1553, il De admirabili operum antiquorum et rerum suspiciendarum praestantia e Les observations de plusieurs singularitez et choses mémorables trouvées en Grèce, Asie, Judée, Égypte, Arabie et autres pays estranges, il naturalista e diplomatico francese Pierre Belon (1517–1564) racconta di come il suo sovrano, il re Francesco I (1494–1547), si fosse persuaso delle incredibili proprietà curative della polvere di mummia (ricavata cioè da tessuti umani mummificati, spesso spacciati come antichissimi, ma più spesso confezionati in quell’epoca da astuti mercanti), che usava portarsi sempre appresso, assieme al rabarbaro. Che la mumia vera non giovasse affatto alla salute e che solo la credulità la facesse assurgere al rango di panacea, già lo avevano compreso, come osserva Belon con un certo sarcasmo, i medici del tempo, tuttavia il successo di questo improbabile medicamento fu inarrestabile, al punto che nessun potente voleva farne a meno (tantusque eius increbuit usus, ut magnates et illustres viri, regesque quoque ipsi, et totius orbis imperatores ea carere nolint). Come ama spesso ricordare il Professor Roberto Burioni (autore de “Il Vaccino non è un’ opinione”, Mondadori, Milano, 2016) alle sue conferenze, non è affatto infrequente che anche ingegni tra i più raffinati, come nel caso di Lord Byron, finiscano per dare credito alle superstizioni più infondate. Certo, va detto che all’epoca di Francesco I di Francia la medicina era ancora ben lontana dal raggiungere quel grado di sviluppo teorico e tecnico che le avrebbe permesso in seguito di rivoluzionare la vita umana. Le conoscenze dell’epoca erano ancora incerte e fortemente influenzate dalle dottrine antiche ereditate dalla civiltà classica e dalla medicina araba, mentre solide fondamenta anatomo-fisiologiche e anatomo-patologiche dovevano ancora essere gettate. Nell’Inghilterra elisabettiana, per esempio, il monarca veniva ancora definito « il fegato della nazione », sulla scorta di un epatocentrismo non ancora soppiantato dal cardiocentrismo, che avrebbe poi cambiato irreversibilmente il volto della medicina. Se all’epoca il lusso della superficialità o la licenza di perseverare nella credulità potevano ancora essere in certa qual misura tollerati, oggidì l’indulgere da parte di considerevoli strati della popolazione mondiale nella superstizione quando si tratta di salute e di medicina, induce dapprima ad allarmarsi, poi a riflettere. La domanda, quasi ingenua, che sorge spontanea è: come è possibile che pur dinanzi alla soverchiante ed inconfutabile evidenza del successo dei metodi della medicina moderna (nella letteratura anglosassone ribattezzata « evidence-based medicine », che in Italia ha tra i suoi padri nobili Nino Cartabellotta, fondatore del GIMBE) si scelga piuttosto di accordare la propria fiducia a persone e idee che nulla hanno di razionale? Nel suo libro Medicina “Insolita” per non Medici il gastroenterologo Giorgio Dobrilla individua, inter alia, il problema nel deficit di una corretta ed efficace comunicazione tra ambienti medici e pazienti, una lacerazione culturale e civica che l’autore cerca di rattoppare con una serie di interessanti brevi saggi sulle controversie mediche più cocenti, trattando i temi più svariati, tra i quali il dilagare della medicina difensiva, la fallace informazione reperibile online sulla presunta pericolosità dei vaccini, il ruolo della stampa nella comunicazione delle malattie, soprendenti scoperte recenti quali la diagnosi « canina » di tumore prostatico, una eccellente disamina delle principali emergenze mediche incontrate durante i viaggi aerei — tema raramente affrontato durante gli studi di medicina — e molti altri ancora.
Testo per natura e stile compositivo di difficile classificazione — sarebbe stato definito probabilmente qualche secolo fa Miscellanea Medico-Philosophica — l’opera del Prof. Dobrilla, impreziosita da una elegante prefazione di Piero Angela, riesce gradita alla lettura ed offre interessanti spunti di riflessione e numerose suggestioni per ulteriori approfondimenti da ricercarsi nella letteratura specialistica. Lo consiglio in particolare agli studenti di medicina dell’ultimo anno di corso, affinché, oramai concluso il seennale viaggio che li ha portati dalle basi chimico-fisiche della medicina alle più alte vette della moderna conoscenza clinica e chirugica, non volgansi indietro « a rimirar lo passo » — come scrisse il Sommo Poeta — spaesati ed aggrappati a mere nozioni teoriche, bensì, con matura consapevolezza e spirito critico e razionale, si affaccino al mondo della medicina, vuoi nella veste della ricerca di base vuoi in quella della pratica clinica.
Francesco Maria Galassi, MD
Paleopatologo e Storico della Medicina
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28/08/2017