Non sopporto piu’ gli “idioti digitali”.

Amo la tecnologia ma comincia a spaventarmi.


Mi “occupo di informatica” da una vita, amo l’informatica, amo i computer e tutto quello che ci gira intorno ma sono sempre più convinto che le nuove tecnologie ci stia rendendo idioti o, perlomeno, meno intelligenti.

Lo dice uno che non vive senza portatile, due cellulari in tasca e un tablet in borsa.


Pensateci un attimo.

Quanti numeri di telefono sapete a memoria? Pochi, scommetto. Se avete più di trent’anni probabilmente ricordate solo quelli che chiamavate da ragazzi. Genitori, parenti, forse nemmeno gli amici. Fine.

Ora c’è lo smartphone, il cloud, il tablet che ci ricordano chi dobbiamo chiamare, quando lo dobbiamo fare e soprattutto perchè. Comodo, certo, ma provate a fare un viaggio senza cellulare e vi sentirete delle mosche cieche.

Sapete scrivere Dostoevskij? Non barate. Anzi si. Chi se ne frega, tanto c’è Google che ce lo suggerisce. Basta digitare “Dostesky” e passa la paura.

E dov’era quel ristorantino di pesce che abbiamo prenotato per domenica? Indirizzo sul Tom Tom e via. Pronti, possiamo partire. Prima almeno c’era il tuttocittà, si studiava un percorso e si memorizzavano le strade. Si imparava qualcosa, si viaggiava guardandoci attorno. Ora è tutto “scodellato” e semplificato.

E mi viene da pensare anche alla mia calligrafia, o a quello che ne resta. Sono talmente abituato a digitare su unta tastiera che adesso faccio fatica anche a compilare un modulo per un bonifico, impossibile pensare di mettere su carta questo post. Brrrr. No, no. Non scherziamo.

Non sono un bacchettone. Non sono nemmeno un secchione, un catastrofista, un anticonformista bohémien che campa con i computer ma si sente “fico” a denigrarne i benefici. Per carità.

Nulla di tutto questo. Semplicemente sono preoccupato. E un po’ infastidito.

Mi preoccupa vedere gente che non ragiona, che non si sforza di utilizzare la testa per ottenere quello di cui ha bisogno. Il cervello non è un muscolo ma va comunque “allenato” e noi stiamo disimparando a farlo. Ormai è un dato di fatto.

Esci di casa e vedi persone che fanno dieci scalini in quindici minuti perchè non possono alzare lo sguardo dal telefono, quelli che guidano whatsappando o quelli che sciano concentrati sulla performance da registrare con la telecamerina piantata in testa. Poi c’è quello che non riesce ad attraversare la strada perchè deve rispondere in tempo reale ad un commento su facebook o quello che deve farsi un selfie ogni tre secondi (come se poi ce ne fregasse davvero qualcosa).

Non sono padre ma se lo fossi proverei ad insegnare ai miei figli ad “arrangiarsi” e che è bello e facile stare al mondo anche senza tablet incollato alle dita. Certo, glielo comprerei, amo la tecnologia e non gli negherei mai le possibilità che questo mondo ha offerto a me e che magari offrirà a loro. Sicuramente però gli insegnerei a farne a meno. Che si può essere nativi digitali senza per questo essere anche idioti digitali. Senza troppe morali, che non ce n’è bisogno.

Vai, adesso fatemi controllare le notifiche e la posta che non vorrei essermi “perso” qualcosa mentre scrivevo.

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