Appunti verso il Lingotto #6

Ieri sera ho preso il solito Regionale da Aversa per tornare a Roma. Ci mette un po’ di più, ma costa meno della metà dell’IC. L’orario è quello del ritorno, delle persone che il giorno dopo devono stare al lavoro presto. Quindi di solito già ad Aversa il treno è pienissimo. A volte mi sono fatto più di metà viaggio in piedi, ma ieri sono stato fortunato a sedermi subito.

Nelle cuffie suona Terra, in mano ho Infinite Jest. Di fronte a me è seduto un uomo sui 50 anni, pelle olivastra, forse è magrebino, forse no. Ritira i piedi quando io allungo le gambe, allunga le gambe quando io ritiro i piedi come se fossimo sincronizzati. Accanto a lui un ragazzo che fa il militare, dorme, si sveglia, si riaddormenta, scende a Latina. Accanto a me, un ragazzo che inizia a controllare il Fantacalcio, poi passa ad un gioco di strategia militare sullo smartphone. Nella carrozza ci sono un paio di coppie che flirtano, quattro uomini del Sudest asiatico che ridono e scherzano e parlano nella loro lingua musicale, due suore che scendono a Priverno, e studenti con gli zaini e le sacche piene di cibo. Portano con sé l’odore delle case meridionali di domenica a pranzo, odore di pasta al forno, ragù, melanzane, pane cafone. Sarà forse colpa di DFW, ma mentre leggo, incomincio a chiedermi quale sia la storia di tutti loro, da dove vengono e dove vanno, se le solitudini di ciascuno diventano moltitudini quando siamo con gli altri, e cos’è che trasforma le moltitudini in comunità coesa e solidale. Immagino che sia la Politica, l’amore per la res publica, l’idea che ci si aiuta gli uni con gli altri per fare un passo in avanti tutti insieme. E mi chiedo quale idea abbiano dell’Italia, quali notizie e quale (dis)informazione arrivino a loro oltre al rumore di fondo di disturbo che dopo un po’ assomiglia allo sferragliare del treno sui binari, talmente consueto che diventa impercettibile. Però è un rumore e a pensarci su resta solo il fastidio. 
E allora abbiamo un dovere civico, soprattutto noi che portiamo la parola ‘democratico’ nel nome e nel simbolo del nostro partito, dobbiamo andare oltre questo rumore, ascoltare e farci ascoltare dalle persone che viaggiano su questo Regionale e non solo. Dobbiamo riannodare i fili che legano ciascuno di noi all’altro come in una rapsodia, in una storia che parte da lontano e che andrà lontano. In ogni caso.

foto da Instagram