Il derby è sempre speranza contro paura
Attraverso le parole possiamo risalire alla lettura data allo scenario attuale, proprio per questo motivo è di notevole interesse il risultato del sondaggio condotto tra il 21 e il 26 giugno 2017 da Demos-Coop e riportato su La Repubblica di oggi da Ilvo Diamanti. A un campione rappresentativo di Italiani sono state sottoposte circa quaranta parole da ordinare lungo due assi, sull’ascissa, da sinistra a destra è stato valutato l’indice di gradimento, sull’ordinata, dal basso verso l’alto sono state inserite quelle che proiettano dal passato al futuro. Ebbene ciò che emerge è che le parole del futuro sono lavoro, ambiente ed energie rinnovabili ma anche meritocrazia, speranza, cuore e una figura strettamente connessa a questi sentimenti, quella di Papa Francesco. Via via che si scorre lungo l’elenco temporale troviamo dei termini che fungono da ponte tra passato e futuro, si tratta di tv, social media, giornali, ma anche euro e Ue, democrazia digitale e leader forte. A proposito di questo ultimo punto, gran parte degli attori politici si ritrovano nella parte dell’asse che guarda al passato. Non è dunque un caso che questioni come immigrazione e Ong si ritrovino a metà e comunque bassi in questa sorta di classifica umorale e temporale. Ciò che emerge dunque a grandi linee è che i protagonisti della politica sono bassi, in mezzo troviamo i temi all’ordine del giorno mentre in alto troviamo degli auspici, dei sentimenti, dei desideri. Tante volte si è detto che le persone provano una apatica disaffezione nei confronti della politica e i motivi sono molteplici. Si va dalla spoliticizzazione di molte questioni delegate ormai a strutture sovranazionali i cui dibattiti interni sono avvertiti come conversazioni tra addetti ai lavori, ai tempi lunghi che intercorrono tra proposta e approvazione dei provvedimenti, passando per l’altalenante credibilità di formazioni politiche e programmi. Oggi la democrazia rappresentativa vive una fase tumultuosa e gli effetti sono stati prevalentemente due. Da un lato c’è stato un revival dei populismi e ne hanno giovato quelle formazioni politiche che invocano direttamente il popolo senza mediazione, dando l’illusione di cedere ad esso il potere decisionale. Dall’altro invece è aumentata la sfiducia e la disillusione delle persone. Lo spettro populista non è ancora archiviato e non lo sarà fino a quando non si ridarà smalto alla democrazia rappresentativa e dunque fino a quando non si ricreerà quel legame tra rappresentanti e rappresentati oggi fortemente indebolito. Come fare? Le strade sono molteplici. Innanzitutto penso a quanto affermato qualche giorno fa da Cas Mudde sul Guardian che sostiene che anche quando alcuni temi sono stati “spoliticizzati”, bisogna spiegare perché e aiutare le persone a comprendere che la complessità di alcune questioni necessita di delegare a soggetti altri. Inoltre va ridato vigore ai corpi intermedi, gli unici in grado di fare da ponte tra persone e politici e dunque per richiamare la mappa di Demos, tra passato e futuro. I corpi intermedi altro non sono che gruppi di persone che si riuniscono intorno a una causa, a un fine da perseguire, a una istanza da rivendicare. I corpi intermedi altro non sono che soggetti consapevoli che pur disinteressandosi ad esempio alle unioni civili o all’ immigrazione, i problemi vengono solo rimandati e peggiorati. Cuore, speranza, sono concetti positivi che troviamo in alto sull’asse di Demos. Se ci pensiamo bene sono le parole delle persone, dei gruppi, delle comunità che nonostante tutto credono agli interessi di cui si fanno portatori e continuano a perseguirli. Queste realtà vanno valorizzate, incrementate di numero. Ciascuno di noi ha delle piccole o grandi battaglie nel quotidiano, rivendica dei servizi di cui magari lamenta l’inefficienza, oppure ad esempio vorrebbe l’estensione di un diritto e così via. Solo insieme però è possibile dare visibilità alle proprie richieste, sensibilizzare altre persone ancora e fare in modo che tali questioni diventino al’ordine del giorno. Solo insieme è possibile evitare di assuefarsi alle dinamiche più controverse della comunicazione digitale in cui ognuno rischia di interagire solo con chi la pensa come lui finendo col vedere le proprie opinioni iniziali ancora più polarizzate rischiando di allontanarsi ancora di più dalla politica come provo a spiegare in Disinformazia. I corpi intermedi e quindi le persone sono i fili utili a riannodare rapporti tra individui e gruppi e a collegare le parole del sondaggio di Diamanti. Solo con i copri intermedi ad esempio speranza, cuore e immigrazione possono stare assieme oppure meritocrazia e lavoro, noi abbiamo il lessico ma per creare locuzioni che poi diventano azioni serve il dialogo e dunque servono più interlocutori. Senza la comunità la leadership è incompleta e la speranza rischia di affievolirsi in un presente che sembra già passato.

P.S: oggi sono stato a omnibus su La 7. Se volete, potete riascoltarmi qui