L’Italia vista da un Regionale

Lo scorso giovedì mattina, la primavera romana era più di una promessa. Vado per liberare la bici dal solito palo e ci trovo solo la catena tranciata in due. Nirvana se n’è andata e non ritorna più.
Confesso, un po’ mi sono incazzato, ma meno di quanto pensassi. Non conosco biciclettari a Roma a cui non sia capitato prima o poi un furto di bici. Piuttosto c’erano i taxi in sciopero, e quindi ho dovuto disdire l’appuntamento che avevo segnato in agenda. 
Ci sono diversi modi di reagire al furto della bici, dicono i biciclettari più anziani. Quello più immediato è mollare la filosofia zen dei pedali, incominciare a trovare tutte le scuse possibili e immaginabili per cui forse è meglio un motorino, forse la macchina, forse addirittura i mezzi pubblici (no questa a Roma suona proprio falsa).
Invece mi sono detto, va bene, succede, non dovrebbe, ma succede, come cadere, forare, scatenare, perdere le chiavi del lucchetto. Resilienza e cazzimma, non mollare mai.

Quindi ho fatto l’unica cosa sensata. A casa dei miei c’è la bicicletta di mio padre, una Bianchi rossa di fine anni ’70, mezza da strada mezza da passeggio, cambio Campagnola. Ci ho messo tre giorni interi di ‘ti prego, ne avrò cura, starò attento a dove la metto’ per convincerlo a mollarmela. Mio padre alla fine si è convinto, sapendo che non la rivedrà più. Ma questa è un’altra storia.

Così ieri ho pedalato da casa dei miei alla stazione di Aversa, l’ho caricata su un Regionale (pulito, in orario, con le prese funzionanti, aria condizionata) e al mirabile costo di 3.50€ l’ho portata a Roma. Mentre ero sul treno a Formia sono salite due donne, che tornavano da una gita fuori porta, con due bici spettacolari: anche loro le hanno appese nello scompartimento riservato alle biciclette.

E mi sono chiesto, se vedere l’Italia e suoi borghi usando Regionali e bicicletta non sia forse il modo giusto. Con lentezza e con fatica, abbagliati da una bellezza abbacinante. Ogni borgo una storia, ogni pezzo un cammino, ogni paese una chiesa un palazzo una piazza da fotografare. Tra l’altro sabato e domenica, sono state le giornate di primavera del FAI, con 750 mila persone che hanno visitato 1000 luoghi. Insomma, mentre tornavo a Roma, pensavo che forse dovremmo promuovere di più questo tipo di turismo, farlo diventare davvero popolare, perché è sano, è rispettoso dell’ambiente, e rompe quel meccanismo di frenesia e velocità in cui le nostre vite sono sempre più ingabbiate. Vedere meno cose, ma vederle molto meglio.
Anche questo ho imparato osservando l’Italia da un Regionale, attraverso gli occhi e le parole dei miei compagni di viaggio da mezz’ora. Mi pare qualcosa di irrinunciabile per chi vuole raccontare il nostro tempo, disinteressandosi dei circoletti Pickwick, aborrendo la plastica riciclata del già sentito e detto.

PS: la mia nuova bici si chiama Pacienza (perché in napoletano pacienza non è solo la pazienza)

foto da Instagram
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