Protezione, protection

Una delle parole preferite di Macron è un verbo: proteggere. L’ha usato la sera della sua elezione, lo usa quando spiega cose intende fare per intervenire su commercio, agricoltura ed economia, ma soprattutto proteggere è il termine associato all’Europa.

Un anno fa i cittadini del Regno Unito si recavano alle urne sancendo l’uscita del proprio Paese dall’Ue e non erano pochi coloro che vedevano le stelle baluginare su uno sfondo blu che pareva tristemente opaco. Si paventava l’uscita dell’Olanda e si ipotizzava qualcosa di simile anche per la Francia, con le elezioni presidenziali alle porte. Invece, a distanza di dodici mesi questi pericoli sono stati scongiurati e l’Europa sembra più determinata e autorevole. L’economia della zona euro cresce più di quella britannica e su difesa, clima e lotta al terrorismo l’Ue pare non giocare più solo di rimessa. È solo merito di Macron? No, naturalmente e ad ammetterlo è lo stesso presidente francese che alla vigilia del suo primo Consiglio Europeo, in corso ieri e oggi a Bruxelles, ha rilasciato un’intervista ad alcuni giornalisti europei. Sul Corriere della Sera, intervistato da Stefano Montefiori, egli ha affermato che la sua elezione non è un punto di arrivo ma di partenza e che tanta è la responsabilità che ne deriva. Non è però una sola persona a poter cambiare le cose. “La crisi dell’immaginario occidentale è una sfida immensa e non è una persona da sola che potrà cambiarla. Ma ho la volontà di ritrovare il filo della storia e l’energia del popolo europeo, per fermare l’ascesa degli estremismi e della demagogia. È una battaglia di civiltà.”

Ma cosa intende Macron per protezione? Se l’Europa vuole davvero assistere e prendersi cura dei suoi cittadini, si deve puntare su difesa e sicurezza comune, attraverso la cooperazione di forze dell’ordine e giustizia dei vari Stati membri. Macron è consapevole che molto passa anche attraverso la gestione del fenomeno migratorio. Da questo punto di vista la prima giornata dei lavori si è conclusa positivamente. Donald Tusk ha reso noto che uno dei temi prioritari è stato naturalmente la lotta al terrorismo. Gli Stati membri concordano nel rafforzare l’impegno in proposito, coinvolgendo anche le società che operano sul web per evitare che venga diffuso in rete materiale potenzialmente pericoloso. Tre sono invece i mesi che hanno di tempo i Paesi europei per studiare e proporre come rendere effettiva la difesa comune, prerogativa di una Unione Europea ancor più integrata. Nelle discussioni hanno trovato spazio anche le questioni di politica internazionale e naturalmente la brexit. Tusk dal suo account Twitter ha ribadito che al Consiglio europeo si sono detti tutti favorevoli nel continuare a dare piena attuazione agli accordi di Parigi sul clima. Uno dei più accaniti sostenitori di Cop21 è stato proprio Macron che per marcare la propria differenza rispetto a Trump e alla sua posizione in materia, ha usato proprio uno slogan di quest’ultimo, ribaltandolo in chiave ambientalista. Quel “make our planet great again” non è solo un modo per parafrasare il presidente americano, ma per ribadire che la sua ambizione è una leadership europea insieme naturalmente alla Germania. Dodici mesi dopo la brexit dunque l’Europa ha ritrovato smalto, simbolicamente è avvenuto grazie ad una nuova leadership trasversale rispetto ai partiti tradizionali e almeno apparentemente con idee chiare sui punti chiave dell’agenda politica. Tuttavia la strada non sarà facile, gli echi populisti non sono affatto lontani, lo scenario internazionale è tutt’altro che privo di motivi di apprensione. Lo stesso Macron dovrà affrontare non poche sfide in casa propria.

Sul New York Times, il sociologo Michel Wieviorka, nell’articolo “Emmanuel Macron’s Next Gamble”, sottolinea come l’unico problema di cui il nuovo presidente francese pare non debba preoccuparsi è il subbuglio in cui versano i partiti tradizionali. Il suo République En Marche controlla l’Assemblea Nazionale e alcuni prevedono che il dissenso assumerà eventualmente la forma delle proteste di piazza. Tuttavia due dei tre principali sindacati francesi hanno affermato di voler negoziare con il Governo, scongiurando quindi il paventato pericolo. Macron probabilmente porterà avanti le sue riforme su economia e lavoro con determinazione ma dovrà ascoltare allo stesso tempo le voci della società civile, per evitare che il risentimento degli estremismi si faccia sentire con un rinnovato impeto. Intanto adesso l’attenzione è tutta sull’Europa, gran parte della partita si giocherà lì. Macron avanza deciso anche nelle istituzioni europee, questo evoca la foto allegata al tweet con cui ha ribadito ancora una volta la sua idea: quella di una Europa in grado di proteggere che è in fondo ciò che ci auguriamo tutti noi.

Protezione.Una parola bellissima, una parola d’amore, una parola politica. Significa che nessuno è solo o resta indietro. Significa che quando cadi c’è qualcuno che ti tende la mano o c’è qualcuno che ti fa scudo.
Un anno dalla Brexit, l’incertezza politica è la cifra. Non solo nel Regno Unito, ma anche per il futuro dell’Unione Europea. I populismi sono ancora tutti lì, e se qualche testa dell’Idra è stata tagliata, sappiamo che altre ricresceranno, se non decidiamo ad affrontare alla radice le cause che gonfiano l’onda populista. Coniughiamo la parola apertura con la parola protezione, come dice Giuliano da Empoli nel suo libro, e facciamolo in fretta. In ballo è il funzionamento delle nostre democrazie liberali.

foto Epa, da Corriere della Sera
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