Se la leadership è in crisi, va rafforzata la membership

Francesco Nicodemo

A partire dagli anni ’90 siamo stati abituati a identificare le formazioni politiche con i rispettivi leader. Questa tendenza, incrementata dall’uso disinvolto da parte di questi ultimi dei media tradizionali prima e dei nuovi media poi, ci ho portato a parlare pacificamente di partiti personali. Le dichiarazioni dei leader acquisivano più rilievo dei programmi e oggi tweet e post preannunciano le posizioni politiche sulle diverse questioni in gioco.

Pare però che lo scenario stia cambiando. Stamattina su La Repubblica Ilvo Diamanti infatti ha evidenziato l’indebolimento dei partiti dei leader e dei capi e porta a sostegno di questa tesi gli ultimi sondaggi di opinione, volti a testare la popolarità di chi è alla guida delle principali formazioni politiche. Diamanti sottolinea però che alla crisi del partito personale non corrisponde un ritorno del partito nella sua veste tradizionale. Al contrario, ad aver perso smalto sarebbe semplicemente la figura del leader, la cui azione è stata probabilmente valutata deludente nell’affrontare incombenze e problemi di varia natura. Se un partito viene identificato con il suo leader e quest’ultimo vede diminuire la propria popolarità e quindi il proprio consenso, ciò che resta è una struttura impersonale che non ha perso solo la caratterizzazione ideologica ma che vede venir meno anche una figura in grado di identificarla e quindi definirla.

Più che i leader ho sempre guardato con interesse alle leadership, tema che tratto in Disinformazia, i primi infatti sono transeunti, le seconde invece sono indispensabili ma non sufficienti per qualsiasi partito. Essere una guida oggi non equivale soltanto ad avere carisma e comunque quest’ultimo termine non ricalca l’accezione attribuitagli nei decenni addietro. Come ha scritto Mauro Calise nel suo libro “La democrazia del leader”, tra le altre cose ricordato dallo stesso Diamanti, oggi per carisma si intende la capacità di suscitare entusiasmo e fiducia che spesso va di pari passo con la disinvoltura nell’uso di vecchi e nuovi media. Ultimamente quindi pare che i leader abbiano smesso di alimentare speranze e di contribuire ad accrescere il consenso verso le formazioni che rappresentano.

I sondaggi fotografano una tendenza che per definizione è destinata a mutare ma il dato fornito da Diamanti può essere utile a ripensare con maggior convinzione al ruolo dei partiti. Dobbiamo rassegnarsi a gruppi politici disorientati e poco attrattivi oppure è proprio questa la fase in cui provare a rinvigorirli? Io propendo naturalmente per la seconda ipotesi. La dialettica politica, il confronto pubblico sono cruciali in una democrazia rappresentativa in salute e i corpi intermedi svolgono un ruolo insostituibile. Una leadership credibile può suscitare interesse ma nel lungo periodo al suo fianco deve esserci una formazione politica fatta di idee, programmi e soprattutto persone. C’è bisogno di spazi di confronto, in cui informarsi e dove gestire eventualmente il conflitto tra posizioni differenti. I partiti servono sostanzialmente a questo. Un leader prima ancora che carismatico dovrebbe essere un influencer, una persona in grado di trasmettere idee e nozioni affinché queste a loro volta vengano divulgate e arricchite. Tuttavia se questa figura oggi attraversa una fase tribolata, le relazioni non possono venir meno. Lo scambio e il coinvolgimento devono essere ricercati con maggiore convinzione per passare da un partito impersonale ad uno multi-personale in cui cioè ciascuno possa informarsi, confrontarsi e - perché no- magari discutere con gli altri, ma in cui possa sapere di trovare sempre e comunque un posto in cui riconoscersi. Parlare di leadership ci porta a pensare al vertice di una formazione politica ma quest’ultima vive innanzitutto di piccole comunità e si sviluppa nei territori. Lì ci sono elettori, militanti, persone comuni che nel loro piccolo si confrontano su problemi quotidiani e che magari hanno il proprio punto di riferimento a livello locale. Se la leadership è in crisi, a maggior ragione va alimentata la membership. Solo in questo modo è possibile rammendare la fiducia e scongiurare il rischio che ad essere anonimi non siano solo i partiti ma la politica stessa.

Fonte: Sondaggio Demos-Coop (Giugno 2017) da La Repubblica

Francesco Nicodemo

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Vedere tutto, sopportare molto, correggere una cosa alla volta (Bernard de Clairvaux)

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