Uscire dalla bolla

Ricorderemo le parole pronunciate da Barack Obama a Chicago per molto tempo, non sono infatti mancate riflessioni e moniti anche per chi è in rete.

In un passaggio è stato chiaramente detto che una tendenza che sta diventando prevalente è quella di chiudersi in vere e proprie bolle. Si tratta di luoghi ovattati dove vediamo solo ciò che vogliamo vedere e sentiamo soltanto quello che vogliamo sentire, dal momento che all’ interno si trovano persone che su molte questioni la pensano come noi. La diversità che ci circonda ci spaventa e allora ci sentiamo più sicuri in nicchie costruite su misura dove le nostre convinzioni non corrono il rischio di essere messe in discussione. Questi posti sono quelli che frequentiamo quotidianamente ma sono anche gli spazi offerti dal Web. Diversi studi lo confermano. Uno degli ultimi è stato pubblicato su Scientific Reports ed è relativo ad un modello matematico sulle dinamiche della disinformazione e della polarizzazione elaborato dagli scienziati del Laboratorio di Computational Social Science dell’Istituto Imt di Lucca. In estrema sintesi ciò che emerge è che gli utenti online tendono a ignorare le informazioni che vanno contro le proprie convinzioni e selezionano quelle che invece avvalorano le proprie opinioni, basandosi su quello che viene definito bias di conferma. Tutti noi siamo consapevoli del fatto che Internet permette l’accesso a un flusso informativo illimitato ma questa disponibilità invece di farci porre nuove domande, evidentemente ci porta a voler confermare sempre più le risposte che già abbiamo maturato. Si legge infatti che l’aggregazione in base alle idee condivise è determinata proprio dalla ricchezza e diversità di contenuti.

Tale fenomeno, noto come polarizzazione può avere effetti sul corretto funzionamento del dibattito pubblico e quindi sulla costruzione dell’opinione pubblica stessa. Rinchiuderci nelle nostre bolle frequentate da chi condivide la nostra visione del mondo, rafforzando ulteriormente le nostre idee, equivale a dividerci. Il fenomeno rende difficile praticare un confronto maturo. Non a caso Obama ha sottolineato che al contrario va ascoltato cosa dice l’altro, vanno accolte nuove informazioni magari in contrasto con le nostre. Vanno inoltre trovati dei punti comuni sui cui costruire un dialogo propositivo, come ad esempio la scienza e la ragione.

Dobbiamo cercare dei ponti. Se tutto sembra andare verso una netta separazione trovare dei punti di contatto è l’unica strategia praticabile, oppure vogliamo ascoltare l’eco delle nostre parole, assistere a un dibattito pubblico mediocre e vedere vanificati tutti gli sforzi fatti per renderci più informati rispetto al passato?

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