In difesa
di Andreas Lubitz

Il copilota ha deliberatamente schiantato un aereo, ma non è responsabile. I veri responsabili sono medici e Compagnia aerea.

Anch’io soffro di depressione

Per quanto la mia forma di depressione non sia poi così grave, sono in cura anche io. E per sintomi non così diversi da quelli di Andreas Lubitz. La differenza tra me e lui è che io non faccio il pilota di aerei. Ma quello che so è che quando la mente decide una cosa, è quella. E non ci sono storie che tengano: il malessere esiste, fa parte della vita e chi ne soffre, a volte, non lo sa o — anche quando lo sa — è succube della malattia che lo porta a fare cose stupide, se non criminali, come schiantarsi deliberatamente insieme a 150 altre persone contro una montagna.

Vermilinguo dentro la testa

Nella saga de “Il Signore degli Anelli” c’è un personaggio molto affascinante che si chiama Girma Vermilinguo. Consigliere del Re Théoden di Rohan, non fa altro che limitarlo, demotivandolo ed erodendo la sua autostima propro alla vigilia della battaglia decisiva tra forze del bene e forze del male. Non so se Tolkien avesse intenzione di parlare di depressione, ma, prima di prendere le medicine, avevo anche io in testa una specie di Vermilinguo che mi limitava, erodeva la mia autostima e mi condannava a restare fermo. Magari non parlava, il mio consigliere, ma comunque— in quel momento — era molto radicata in me l’idea che non valesse la pena neanche svegliarsi la mattina. Il problema è: chi ce l’ha messa quella idea, in me? Sono stato io o la mia malattia?

Il nodo della responsabilità

E’ difficile da accettare, ma quanto siamo responsabili quando facciamo qualcosa che viene dettato dalla nostra malattia, invece che dalla nostra cosicenza? Sono malattia e coscienza separabili? Invidio molto i Soloni che hanno la risposta pronta e stanno descrivendo quel pazzo di Lubitz come un mostro senza scrupoli. Il povero Andreas non è responsabile di quello che ha fatto perché — quando sei ammalato nel profondo — devono essere “altri” ad intervenire, come psichiatri e datori di lavoro. E, forse, è lì che è andato storto più di qualcosa.

Lasciate in pace la ex fidanzata

La ex del pilota aveva tutto il diritto di lasciarlo. Come mi dice sempre la mia attuale ragazza, “in amore non ci sono crocerossine”. Se lui era diventato pesante — e chi soffre di depressione lo è — lei aveva tutto il diritto di sbarazzarsene e di sperare che facesse ricorso ad un bravo psichiatra. Sembra che lui, dallo psichiatra, ci sia andato ma che abbia strappato i certificati. Ma, comunque, non è lei la responsabile dell’accaduto e guai a pensare che se lei non lo avesse lasciato l’Airbus non sarebbe cascato. Lei si è comportata come era giusto che facesse. Erano altri a dover impedire che quell’aereo si schiantasse.

La Compagnia aerea dove guardava?

Viene da chiedersi che accidenti stesse facendo la compagnia aerea mentre Andreas Lubitz decideva di farla finita. Viene da chiedersi perché venga permesso che un pilota rimanga da solo nell’abitacolo. Insomma, viene da chiedersi perché chi doveva non è stato abbastanza attento. Ora è comodo dare la colpa al povero pazzo depresso assassino. Quello che dobbiamo chiederci, però, è se c’è un adeguata informazione — nelle grande aziende — riguardo il disagio psichico e come società che fanno cose importanti, come trasportare persone, lo affrontano. E, a quanto pare, c’è molta strada da fare perché le grandi aziende trattino la questione in modo serio e professionale.

Riconosciamogli — almeno — l’infermità mentale

Quello che sta succedendo riguardn Lubitz ha del vergognoso. Primo perché è morto e non può difendersi. Secondo perché era malato. Sfiderei qualsiasi tribunale a considerarlo colpevole e in gredo di intendere e di volere. E se un tribunale penale si riserva l’0pportunità di verificare se un imputato è o meno responsabile in base alla sua capacità di intendere e volere, non si capisce perché la sfera pubblica edbba essere più esigente. Lasciate in pace Lubitz, la sua famiglia, la fidanzata e le vittime e prendetevela con psichiatri e Compagnia aerea. Se quell’aereo si è schiantato, è solo colpa loro.

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