La sera che gli scout cercarono di prendere il potere, ma furono rapinati

Ovvero, di come la stampa italiana finì di sputtanarsi


Su un giornale apparve un articolo che iniziava così:

Convocato urgentemente il Comitato Supremo di Difesa. Questa volta, non sarà la solita radtifica di qualche decisione presa da Washington. Qua, la minaccia è seria e reale. Chi c’era – le riunioni si svolgono a porte chiuse – racconta di un Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate nel panico. La nuova minaccia alla sicurezza dello Stato non verrebbe dall’Iraq o dall’Afghanistan o da qualche altro paese mediorientale. Indosserebbero camicie azzurre e calzoncini corti e avrebbero una caratteristica comune: puzzerebbero come delle capre.

Quando il premier, Matteo Renzi, ha sentito la descrizione da parte di un non identificato agente dei servizi segreti, avrebbe lasciato la seduta e si sarebbe ritirato in bagno a vomitare. La realtà, a questo punto, è chiara e inequivocabie. Altro che Ior e P2: la vera minaccia alla sicurezza dello Stato sarebbero gli aderenti ad una determinata associazione di ispirazione cattolica: l’Agesci. In altre parole, altro che Licio Gelli, il vero pericolo sono loro: i boyscout.

Località segreta della campagna Toscana: radura nei pressi di Montebamboli. (No, non ve la dico la provincia: è una cazzo di località segreta, ok?)

Marco e Paolo si sono appena svegliati.

Marco: Lo sai che Matteo Renzi è stato uno scout?
Paolo: Mah, a me m’importa una sega…
Marco: Abbiamo il potere. Abbiamo vinto. Tutta Italia sarà un immenso campo di tende. Niente case, solo tende, fuochi e carne alla griglia. Escursioni e vita all’aria aperta: abbiamo vinto.
Marco: Se non la pianti ti ammazzo
Paolo: Pensaci, prima l’Italia…poi…il mondo

Qualcuno, da fuori, ordinò di smontare le tende. Tempo tre ore sarebbero ripartiti. Bisognava smontare, ripulire e assicurarsi che il luogo fosse come era prima. Marco era felice e si sentiva anche lui Presidente del Consiglio.

L’articolo continuava così:

E’ vero: di solito i colpi di stato si fanno in segreto. Però, Roma è un immenso salotto e le voci circolano. Molto bene informati, infatti, sostengono che ci sia stato un incontro tra il Cardinale Bagnasco, il capo scout (di cui nessuno conosce l’identità), emissari dello Ior ed Enrico Letta. Il piano sarebbe semplicissimo: alla telefonata di Papa Francesco gli scout entreranno in Parlamento, prenderanno le postazioni di guardia di Palazzo Chigi. La base sarà nei giardini del Quirinale. E’ previsto che gli scout faranno anche attraversare la strada a Napolitano. Non sia mai che gli scout lasciano passeggiare da solo un vecchietto indifeso.

Località segreta poco a sud di Venturina, molte ore di cammino dopo aver smontato le tende

Suona il cellulare di Marco. Sono i genitori che hanno letto del golpe dei boy-scout. A parlare è il babbo, vecchio democristiano:

— Bravi ragazzi, ora sì che glielo buttate in culo quei comunisti di merda. Quando c’era De Gasperi era tutta un’altra cosa! E’ dal ‘63 che si fanno cazzate. Bravi ragazzi.

Marco non era rimasto troppo rasserenato da quella telefonata. Colpo di stato? Comunisti? Aveva 18 anni e non aveva mai letto un quotidiano. A storia aveva 5 e, anche se faceva lo scientifico, non era granché sveglio. Lo stesso Paolo che, però, quando Marco gli raccontò la storia, sussultò e gli disse:

— Avevi ragione, Marco. Stiamo conquistando il mondo. Allora che t’ha detto il tu’ babbo? Il campo è nei giardini del Quirinale?

— Sì…che idea hai?
- Quanto costa il biglietto per Roma da Venturina?

— Una ventina d’euro

— Noi si va

— Non si dice agli altri?

— Dé, è un colpo di stato. E’ segreto diobono.

— Allora, si va…

L’articolo concludeva:

Non si capisce quale sia il fine di questo complotto. Di sicuro, però, riecheggia i temi del Golpe Borghese. Questa volta, però, non saranno guardie forestali ingrassate da anni di stipendi pubblici a cercare di marciare su Roma, ma giovani puzzolenti provenienti da tutta Italia. Straccioni anche nei colpi di stato.

Paolo e Marco si immaginavano il treno preso d’assalto da altri scout provenienti da tutta la costa. Eppure, gli unici erano loro. Verso Capalbio, cominciarono ad avere i primi dubbi.

— Ma? Dove sono? — Chiese marco

— Zitto…saranno in incognito – rispose Paolo

— Te lo immagini, va in porto il colpo di Stato? Io e te si diventa minimo ministri

— Io voglio fa il ministro della sanità. Il mi’ babbo è dottore: mi farà lui da consulente….

Intanto, mentre facevano questo discorso, un signore, appena salito sul treno, li guardò preoccupatissimo. Aveva in mano il giornale che raccontava del colpo di Stato. Li guardò molto attentamente. Si vedeva che era un intellettuale, uno di sinistra. Non si sa bene perché, ma sembrava un vecchio lettore del Manifesto. Forse, perché, effettivamente, aveva anche una copia del Manifesto. Si avvicinò a loro, approfittando di un momento di distrazione della moglie e sussurrò nell’orecchio di Paolo:

— Lo so che voi siete diretti a Roma. L’ho letto, sul giornale. Secondo me, fate bene, ma non ditelo a mia moglie: lei è ancora convinta che Berlinguer sia vivo.

Via delle Botteghe Oscure, Roma – redazione del giornale che ha dato notizia del golpe

- Pronto, so i’Renzi. Chi ve l’ha detto, così…per curiosità…di’ggolpe?

- Presidente, lei nun se deve permette de ghiamà la sede d’un ggiornale come ‘r nostro

- Ma vuvvvi rendete honto delle cazzate che vu’ scrivete?

- Prima de tutto parli italiano. Secondo, nun so’ cazzate…

- Prima di tutto una sega! Perché lei parla italiano? Cosa vuole che ne sappia io di golpe! C’ho mezz’Europa che mi telefona. Io che gli rispondo? Che c’è un coglione in qualche redazione che voleva riempire una pagina? Sa che? Se ne vada affanculo, Maremma maiala!

Il direttore, un signore romano sulla 60ina, pelato e con la pipa in bocca convocò la giornalista responsabile dello scoop:

- Ahò, avemo fatto centro. Se è vero nun lo so. Ma ‘ntanto…s’è fatto ‘ncazzà quello stronzo de Renzi. Parlasse italiano poi…

- Senti, ma…lo sai che me so ‘nventata tutto, diretto’?

- Nun me ne frega gnente. Tanto, io so io e ‘r nostro ggiornale è ‘r nostro ggiornale. Tutti l’artri nun sono ‘n cazzo.

- Bbene, diretto’

Regionale Pisa-Roma. Sera tardi, stazione di Roma Termini

- Marco, siamo arrivati

- Dove? — chiese marco stropicciandosi gli occhi

- A Roma ‘mbecille!

- Ah, allora si va.

I due scesero dal treno. Cellulari scarichi e niente mappa di Roma. Era buio e la metro era chiusa. Qualsiasi cosa dovesse succedere, si erano promessi, non si sarebbero fermati: avrebbero camminato. E, infatti, così fecero. Solo che, mentre attraversavano Piazza della Repubblica vennero circondati da un gruppo di zingari. Una donna cominciò a urlare:

- Tu da noi tenda. Serve per far dormire piccoli

- Signora – rispose Marco – io devo andare a fare un colpo di Stato. La tenda serve anche a me!

- Tu cosa? Io essere in Romania a tempi di Ciausescu. Quello si fu golpe: lui morto, sua moglie morta. Tutti morti e tu non avere neanche coltellino svizzero.

- Veramente – rispose Paolo – Il coltellino svizzero ce l’ho! Eccolo!

Gli zingari si misero a ridere, si strinsero a cerchio intorno ai due ragazzi e li lasciarono senza tende, senza zaini e senza coltellino svizzero. Marco e Paolo si guardarono e Marco osò dire:

- Beh, almeno viaggeremo leggeri.

I due si misero in viaggio verso il Quirinale. La gloria li stava aspettando.

Palazzo Chigi, Matteo Renzi risponde al telefono

- Signor Presidente – disse una voce con un leggero accento meridionale – so che questa storia dei boy-scout è una cazzata, ma la gente chiama il 112 in continuazione. Vedono scout ovunque. Sono convinti che abbiano in mente qualcosa.

- Almeno lei, Generale…gli è tutto i’ggiorno che rispondo a il telefono per questa storia di’ggolpe. Ora un ci si metta anche lei.

- Mica dico che sia vero…almeno per far finta di fare qualcosa…

- Icché devo fa? Mettere Roma in stato d’assedio?

- No, basterebbe alzare un po’ l’allerta, mandare qualche pattuglia in più. Così, mica una cosa drastica.

- E chi la paga la benzina, la detraggo da i’su’ stipendio?

- Beh….faccia lei…

- Va bene, basta non mi rompa più i coglioni

- Comandi

Redazione del giornale in Via delle Botteghe Oscure

- Fermi tutti! — Urla il direttore – stasera c’è ‘r golpe. So sicuro. M’hanno ghiamato dai Garabbinieri! Massima allerta a Roma e ‘ntorno a Palazzo Chigi. C’avemo preso!

- Diretto’ – osò dire uno stagista – ma ‘ndo stanno li scout?

- Ma che te ne frega, questo so’ dettagli! C’avemo preso, c’avemo preso!

La giornalista che scrisse l’articolo del golpe era pronta. Al “fermate le rotative” avrebbe cominciato a scrivere. L’ordine arrivò con una postilla:

- Mettiamo tutto su Internet. Quello che scrivemo stasera prima va su Internet, poi sur cartaceo – concluse facendo per risuonare l’”aceo” di “cartaceo” in tutta la sua bocca – stasera famo ‘a storia, famo.

L’attacco dell’articolo in apertura del sito recitava così:

Alla fine, il Governo fa finta di proteggersi contro il golpe degli scout. Centinaia di pattuglie, nella notte romana, stanno facendo la ronda intorno ai palazzi del potere. Centinaia di scout in arrivo da tutta Italia stanno per prendere d’assalto il Quirinale e Palazzo Chigi. Nonostante le smentite che sono arrivate da Matteo Renzi in persona, il Piano di rinascita democratica targato CL sta per andare in porto.

Mentre il giornale pubblicava questo articolo, i due boy-scout erano arrivati ai giardini del Quirinale. L’ingresso però era chiuso. Bussarono e aprì un corazziere in uniforme di servizio.

- Scusi – disse Marco – siamo qua per il golpe

- Per il golpe? — chiese il corazziere perplesso

- Sì, per il golpe. Noi, vorremmo aiutare il Presidente Napolitano ad attraversare la strada

- Ragazzi…

- Non l’ha letto il giornale stamattina?

- Sentite…qui abbiamo due letti, in foresteria. Se volete…

Marco e Paolo si guardarono. Almeno, avrebbero dormito al Quirinale. Il corazziere tornò al suo posto e fece una telefonata. Dall’altro capo, c’era il comando dei Carabinieri. Al telefono c’era il comandante che aveva chiamato Renzi un paio d’ore prima.

- Signor comandante, abbiamo due scout. Che facciamo?

- Aspetti un momento, chiamo Palazzo Chigi.

Il comandante chiamò Palazzo Chigi. Il piano d’assalto per il giorno dopo era completo. Altro che colpo di Stato…

Il giorno dopo Marco e Paolo vennero svegliati. Fu offerta loro la colazione e, soprattutto, vennero messi su una macchina diretta a Palazzo Chigi. Non stavano più nella pelle. Entrarono nel cortile della Presidenza del Consiglio e furono accompagnati nello studio di Renzi.

- Buona strada, ragazzi – li salutò Renzi

Loro non risposero

- Ho sentito che eravate qui per il golpe. Lo sapere che si so’ ‘nventati tutto, vero?

Prese la parola Marco:

- Eh?

Rispose Renzi:

- Sì…so’ giornalisti, sanno una sega loro…. Ora si fa una cosa, vi metto in macchina e tornate a casa. I vostri genitori saranno in pensiero…

- Ma…ma…- disse Paolo

- Niente ma – disse Renzi – Vu lo volete un un selfie con me?

I due si prestarono al selfie e se lo fecero mandare via mail, visto che il telefono se l’erano preso gli zingari. Renzi scese in sala stampa e, davanti a tutte le televisioni italiane ed europee disse:

- Devo darvi una notizia sul golpe. Come sapete, i boy-scout hanno provato a prendere i’ccontrollo del Paese. Beh…si tratta di due boy-scout che hanno sentito dalla stampa del piano. Come vedete…non è successo niente. I due ragazzi sono in macchina verso Piombino, verso le loro famiglie e noi facciamo tanti complimenti ai giornalisti che hanno diffuso queste notizie. Ora – concluse – mi affido ai cittadini all’ascolto: vi fidate più di me o di questi cialtroni? Decidete voi. O co’ me o coi gufi!

Redazione del giornale che aveva dato notizia del golpe

Lo stagista bussò alla porta del direttore:

- Diretto’? Visto c’avevo raggione io?

- Senti…io faccio questo mestiere da quarant’anni. Sai quante cazzate ho scritto? E so’ sempre qua. Noi potemo scrive tutte le cazzate de questo mondo. A nessuno gl’importerà mai un cazzo de nulla. E se voi fa sto mestiere, te conviene de adeguatte e subbito, capito?

- E se nun me volessi adeguà?

- Quella è a’ porta

- Io me ne vado – disse lo stagista – c’è un’azienda che mi vuole per curare il loro sito, almeno scriverò cazzate per qualche azienda. Non più per voi.

- Mah…sti ggiovani. Patrizia? Che se ‘nventamo oggi?

Patrizia arrivò sbattendo i tacchi sul pavimento:

- Beh, ce starebbe un Berlusconi che vuole riprenne ‘r potere e governà co’ Renzi

- Banalotta, ce serve deppiù

- I due ghilometri de spiaggia der Quirinale?

- Deppiù…

- Ce l’ho: Renzi esperimento amerigano. La Cia vuole sapere se le tecnoche d’intornamento de Obbama funzionano anche qua da noi.

- Ce semo. Avemo l’apertura. Ora che se ‘nventerà Renzi per dacce contro?

- Che, ‘o so, io?

- Sai ‘na cosa, Patrizia? Da quando Berlusconi congta come ‘r due di picche ‘un c’avemo più gnnente da scrive. Semo finiti…ha raggione ‘o steggista. Avemo perso. Io ‘ntanto vado a Caparbio. Stasera ce sta ‘n dibattito sulla Costituzione. Vedrò un po’ de amigi e scroccherò ‘na cena. ‘Ntanto stamane avemo perso gopie. Forse è ‘r momento de piantalla cor cazzeggio.

- Diretto’…

- C’avemo provato e avemo perso. Io me sa che vo’ ‘n penzione a settembre

- E io?

- Mbé? T’ho fatta scrive dieg’anni: miga te devo ggnente. Oh…va ‘n po’ ‘n ferie. Te schiarisci le idee e vedi che vuoi fare dea tua vita

- Ma direttò…

- Direttò, direttò, direttò, ‘n sai dì artro? Pensa ar marito, ai figli alla casa…

- Ma..io miga me so sposata..co o stipendio da fame che me dai…

- Beh…è ora de pensacce. E’ stato bbello.

- Mah…che je digo a ‘r fidanzato mio?

- Che so’ cambiati ‘ tempi. Avemo finito co e’ stronzate. Che te devo di’ è ‘a stampa, bbellezza. Se vedemo.

Dopo cinque ore di macchina, Marco e Paolo arrivarono a Piombino. Ad accoglierli i genitori che abitavano in un complesso di palazzine giusto accanto alle acciaierie, oramai silenti, tranquille e tristemente chiuse.

- Dé – disse il babbo di Marco – io, il giornale ‘un lo compro più

Gli fece eco il babbo di Paolo:

-Ma neanche se me lo regalano! — disse — A dare retta a loro….Maremma maiala!

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