Stiamo valutando male i temi di italiano, ecco come dare voti secondo criteri sensati

Qualche trucco dalle scienze sociali potrebbe essere molto utile

Una delle tracce della Maturità 2017

Specialmente nelle materie umanistiche è difficile dare una valutazione univoca del lavoro di uno studente? Come si fa a giudicare una traduzione dal latino in modo oggettivo? Come si fa a valutare su una scala da 1 a 10 un tema di italiano? La risposta è che nessuno lo sa. Non esistono criteri oggettivi per giudicare l’elaborato di uno studente che si trova in balia di un insegnate che, in buona fede, è comunque un essere umano fallibile. Tuttavia, se è vero che il giudizio dell’insegnate non è infallibile, è altrettanto vero che gli studenti hanno diritto a un metro coerente di giudizio. Visto che i test a crocette non sono molto popolari nello Stivale (non ne capisco il perché) è il caso di cercare un alternativa.

L’alternativa non è immediata, ma neanche così complicata. Mettiamo caso che vogliamo inventare un metodo per valutare in modo più uniforme possibile i temi di italiano. Come potremmo fare? Per esempio, potremmo far leggere un centinaio di temi a un campione rappresentativo di docenti. Avremmo, a questo punto, una media e una deviazione standard dei voti. Un criterio uniforme a cui gli altri insegnanti dovrebbero conformarsi.

Per fortuna, gli insegnanti non amano conformarsi e perdere una parte della loro discrezionalità. Per questo, per garantire l’uniformità del giudizio, serve che i singoli insegnanti si sottopongano alla correzione dei temi che ha fatto il campione. A quel punto, nei server del Miur, ogni insegnante avrebbe un suo profilo che spiega quanto la sua valutazione è differente da quella degli altri. Questo, con l’aiuto di un software facilissimo da scrivere, basterebbe a correggere la valutazione del singolo, dando allo studente un criterio standard di valutazione.

Già sento i critici: così si limita la libertà di insegnamento e non si forniscono agli studenti gli strumenti per migliorarsi. Vero, però niente vieta al docente di commentare il singolo tema e aiutare lo studente a crescere. Non solo, non implica niente di relativo allo stile individuale di insegnamento o di condotta in classe. Anzi, quello che propongo è uno strumento a tutela di chi deve fruire della scuola: ovvero lo studente, riducendo i margini di discrezionalità del singolo a favore di tutti.