Coraggiosa Timidezza - seconda parte
La seconda parte di questo racconto scritto alcuni anni fa, quando accettai la sfida di scrivere un soggetto con protagonista un bambino. E’ rimasto nel “cassetto”, ma è giunto il momento di lasciarlo andare
“Hei sfigato dov’è la tua briochina?”
Luca non ne badò.
Se ne stava tranquillo a guardare dal suo finestrino, vedeva quell’uomo allontanarsi con quella che probabilmente era sua moglie.
Quell’uomo lo incuriosiva, era sempre seduto su quella panchina a mangiarsi il suo panino tranquillo mentre leggeva sempre un libro.
Quel viale era un andirivieni di uomini e donne ben vestiti, sempre in movimento.
Alcuni li vedeva gesticolare con fare nervoso, capiva che si lamentavano, ma quell’uomo sempre senza cravatta e solitario gli sembrava diverso.
Guardavano spesso quell’orologio fisso al polso, lui guardava in giro tra una lettura e l’altra.
Gli stava simpatico.
Sua madre gli diceva sempre di non dare confidenza agli sconosciuti e perciò non si era avvicinato ma avrebbe voluto salutarlo, gli ispirava fiducia e poi il fantasticare su cosa potesse leggere ogni tanto lo distoglieva dalle burla dei suoi compagni di classe.
-Eccola- pensò.
Era sua madre alla solita fermata dell’autobus, con quel suo sguardo pieno d’amore.
“Ciao mamma!”
“Ciao tesoro, com’è andata oggi?”
“Solito mamma, papà ha trovato lavoro”?
“Deve ancora tornare, oggi ha portato il curriculum vicino alla tua scuola!”
-Dove lavora il signore della panchina- pensò con aria soddisfatta
“Perché sorridi?”
“Sarebbe bello vederlo in pausa pranzo, ne vedo tanti sai in giacca e cravatta quando esco da scuola!”
La madre fece una risata.
“Una cosa è sicura, non penso che lo vedrai in cravatta” sul volto di Luca il sorriso si fece ancora più evidente.
“Papà!”
Il padre stava giusto rientrando per pranzo con il suo solito sorriso ottimista.
“Ciao piccolo!”
“Com’è andata?”
“Ah parli del lavoro? mi faranno sapere..”
La giornata non era delle migliori per mangiare all'aperto ma Marco aveva bisogno di una boccata d’aria, quell'ambiente era troppo ricco di tensione per poter prendere fiato.
Quel giorno si era dimenticato il panino a casa ma la mensa sarebbe stata piena di colleghi che avrebbero continuato a parlare di lavoro o di calcio.
-Devo uscire-.
Già il solo passeggiare verso la sua panchina gli aveva messo il buon umore.
Il cielo plumbeo e il vento non toglievano nulla al suo piacere di stare fuori, al suo piacere di guardare quei passeri che cercavano qualche briciola a terra cercando di sfruttare la loro agilità per battere sul tempo i piccioni onnipresenti in città.
“Mi scusi?” alle sue spalle una vocina lo stava chiamando.
Marco si voltò stupito –Il bambino, ma che …-
“Buongiorno, io mi chiamo Luca” disse il bambino con la sua cartella rossa sulle spalle.
Teneva la mano allungata innanzi a lui.
Marco visibilmente confuso gli strinse la mano presentandosi, ma gli sembrava tutto surreale, quel bambino che notava ogni giorno senza un particolare motivo ora era dinnanzi a lui.
-Ma è assurdo..-
“Credo mi possa aiutare, lei lavora là vero?” disse indicando il grande palazzo in fondo al viale
“…Si”
“Mio padre ieri ha portato il curriculum per lavorare lì e vorrei…. e mi chiedevo se poteva aiutarlo a essere assunto”.
Il suo tono era fermo e deciso, aveva un sorriso dolce ma i suoi occhi tradivano una certa emozione, un’emozione di chi ha dovuto fare i conti con la propria timidezza e vincerla per cercare un bene superiore.
Ma nei suoi occhi, Marco, vedeva solo la dolcezza di un bambino che si preoccupava delle sorti del padre.
Di colpo sentì un’emozione forte, come se avesse capito tutto.
Si rivide in lui, così piccolo ma così grande.
Come poteva dirgli che lui era l’ultima ruota del carro e che non contava niente in quella società?
“Hei mammone perdi l’autobus!!!”
Dall’altra parte della strada i suoi compagni lo deridevano e lo prendevano in giro , Marco aveva capito a chi si riferivano ma mentre il volto di Luca non faceva trapelare nessun rancore la sua mano sinistra stringeva piegando con rabbia un libricino.
-Il libro! Ecco perché mi colpiva! Tiene sempre un libro in mano !!-
Colse l’occasione per deviare discorso non volendo dirgli che non poteva fare niente per suo padre “Cosa leggi Luca?”
continua…