Arrivederci Facebook

Ho disattivato l’account su Facebook a seguito di un attacco da parte degli amministratori per alcune foto dove si vedevano capezzoli femminili. Tra le foto incriminate anche un’opera di Salvador Dalì.

Non credo di avere violato le regole di una community ma il regolamento di chi con un prodotto di successo ha creato una community imponendo regole che in quanto riferite a un prodotto sono commerciali, non morali, non sociali, non etiche.

Si potrebbe parlare di integralismo della peggiore specie, ma non mi va di farlo, fatelo voi, se vi va.

Ho pensato di chiedere al mio amico Pavlov, di cui spesso ospitavo i dialoghi su Facebook, se mi concedeva un’intervista per fare una chiacchierata su questo social network e sugli altri, e lui ha accettato.

Ne è uscito quanto segue.

D: Ciao Pavlov, come stai?

R: Bene, tu? Stanco?

D: Boh. Mi puoi dire cosa pensi di Facebook?

R: Penso che sia un social che sta invecchiando male e che per mantenere la quota di mercato sta cercando di accentrare sempre maggiori funzioni al suo interno.

D: Cosa intendi?

R: Una volta per pubblicare un video dovevi usare YouTube ora vedi tutto qua dentro, è un sistema che si difende chiudendosi.

D: Eppure regge, quale pensi sia la sua forza?

R: La forza e il limite di Facebook sta nella chiacchiera, spesso monotematica che gira attorno a un fatto politico o di cronaca su cui i media esterni concentrano l’attenzione. Facebook ne diventa la cassa di risonanza, un’arma di distrazione di massa.

D: Ma non è solo questo.

R: No, la chiacchiera qui assomiglia molto a quella che una volta era solo fisica, al bar, dal barbiere.

D: Dalla parrucchiera, ma tu dici fisica e non reale, perché?

R: Perché Facebook è reale, ci sono persone vere con atteggiamenti veri, che a volte si pongono in un modo che fisicamente terrebbero nascosto, per pudore o timidezza, quindi da questo punto di vista quello che viene definito virtuale è spesso più vero del vero e mostra lati insospettabili della gente, nel bene e nel male.

D: Una chiacchiera che fisicamente si è un po’ persa, la gente dappertutto fissa i display.

R: Questo è orribile e meraviglioso, le persone possono scegliere e quello che sta loro attorno li soddisfa meno delle relazioni a distanza, da una parte un disagio rimane irrisolto, dall’altra c’è la libertà di relazionarsi con chi più piace. Un po’ come i parenti e gli amici, i primi non li scegli, e poi molte persone sono sole, Facebook aiuta in un modo che gli altri social non consentono.

D: La piazza di Facebook è più reale.

R: Più verosimile, più fisica, con dialoghi di relazione autentica, dove autentico non coincide con un valore, autentico è anche lo squallore. Però è davvero così, come lo leggi è. Il filtro del monitor o del display mostrano di più di quello che nascondono, se sai leggere. Status reiterati su qualsisi cosa sono flussi di pensiero che dicono una cosa sola: parlatemi, mi sento solo. Immagina di risolvere senza il social, prova a sentire il silenzio del mondo e ora prova a sentire il silenzio del social.

D: I giovani sono su Facebook?

R: Poco, su Facebook ci sono i loro genitori, i giovani ci sono per finta, se non ci sei hai qualcosa da nascondere e i giovani si nascondono su Whatsapp.

D: Anche gli adulti.

R: Ma i giovani riversano in Whatsapp un contesto fisico, quello della scuola o della discoteca, del club, del bar. Gli adulti riversano il contesto che trovano su Facebook, è lì che si conoscono ed estendono le amicizie, gli adulti sono compromessi, hanno mariti, figli, compagni, sono separati e divorziati, il loro habitat si è fisicamente frammentato e si ricompone realisticamente qui, dove appunto possono scegliere. Qui è possibile discutere, arrabbiarsi, ridere, litigare, odiare, innamorarsi, certo se vuoi solo scopare c’è Tinder.

D: Dice, ma cosa te la prendi? È solo Facebook.

R: Be’ è solo una partita di calcio, è solo un dare la precedenza, eppure…

D: Bene, non ho altro da chiederti, vuoi commentare quello che mi è successo ieri?

R: No. Il discorso comunque è più ampio. C’è molto di più.

D: Certo,, grazie, ciao.

R: Ciao e grazie a te.