INTERLUDIO [ DUE ]

Poniamo che tu salga sul treno dopo di me e ti fermi all’altezza della mia fila con una valigia che decidi di lasciare accanto a te e che io ti dica che ti posso aiutare a metterla sul portabagagli e che tu mi chieda dove scendo e poi, visto che io scendo dopo di te, tu dica ok, poi me la ritiri giù tu e io dica ok al tuo ok.

Poniamo ora tu sia seduta di fronte a me, non proprio davanti a me, di lato, sul sedile che rispetto al mio sta sulla destra.

Poniamo sia inverno e tu abbia delle calze nere coprenti su gambe molto esposte, estremamente esposte, esposte in modo sconveniente se quelli che indossi non fossero dei pantaloncini, ma una minigonna, dei pantaloncini di un verde molto scuro, e con il risvolto e poniamo tu sia perfettamente conscia di questo, che ti piaccia, che ti piaccia piacere, ma che al tempo stesso non ti interessi l’apprezzamento di tutti.

Poniamo tu abbia un maglione testa di moro a collo molto alto e svasato, una forma che puoi far salire sopra al mento mentre pieghi la testa in avanti, per leggere un libro, le palpebre abbassate sulla pagina.

Poniamo che il tuo libro sia una tesi di laurea in criminologia e tu stia andando a discuterla in facoltà proprio con questo viaggio, e che la copertina cartonata della tesi sia di un verde poco più chiaro di quello dei tuoi pantaloncini.

Facciamo finta che il tuo maglione per quanto ampio si sia incollinato sulle tue forme in modo suggestivo e tu te ne sia accorta e non faccia niente di dissimulatorio per gli stessi motivi che ho detto sopra [ sai benissimo dove ].

Supponiamo che ora tu parli con me perché dopo uno scambio di sguardi ti chiedo cosa sia quel libro di fattura strana rispetto a quello di una normale edizione in vendita.

Poniamo che invece di ripassare la tesi tu trascorra tutto il tempo a chiacchierare con me, io ti racconto quello che faccio e tu mi racconti quello che fai sino a stabilire una intimità che mi fa alzare e sedere accanto a te, a leggere sulle tue pagine, quello che hai scritto seguendo la punta del tuo indice, e che io lo trovi estremamente interessante.

Poniamo tu mi parli del tuo relatore e io dopo avere capito al volo il tipo faccia una battuta che ti faccia ridere forte tanto da farci trovare in una posizione estremamente prossimale, a tiro di bacio, e poniamo che entrambi sentiamo che sarebbe esattamente quella la cosa da fare in quell’istante.

Poniamo che nella frazione di secondo che separa le nostre bocche, in una lieve flessione dell’asse perpendicolare delle nostre iridi, si palesi una traccia della circostanza del mondo contingente, vale a dire quello in cui io e te siamo due perfetti sconosciuti.

Facciamo che ora ti tiri indietro e che sul viso di entrambi compaia un malcelato imbarazzo seguito da un silenzio di quelli da trincea, che non sai come saltarne fuori senza finire crivellato dai colpi.

Tu a questo punto ipotizzi con un movimento del viso che traccia una virgola in serif che in futuro potresti avere bisogno di qualcuno che faccia il mio lavoro e io ti dico che posso darti, se vuoi, il mio biglietto da visita, e tu lo accetti.

Poniamo che arrivati alla stazione in cui devi scendere io ti aiuti a prendere la valigia come ti avevo promesso, e tu scenda.

Poniamo ora, infine, che tu non mi telefoni mai.

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