INTERLUDIO

Sono in anticipo, ma sto correndo e all’immissione nella rotonda, dopo lo svincolo della tangenziale, freno tanto bruscamente che scatta l’ABS. Probabilmente mi devo calmare.

Finisco con l’elettrocardiogramma e il prelievo alle 7:30 e mi dicono che devo salire al secondo piano per parlare con l’anestesista. Tanto tempo, penso. Non pensavo, penso.

La sala d’attesa è piena di gente, ma trovo un posto a sedere. Mi guardo attorno. Penso che i chirurghi siano i medici più poetici e gli oncologhi i più spirituali.

La cosa bella di iBooks è che se stai leggendo un ebook su iPad o sul Mac te lo ritrovi poi su iPhone alla stessa pagina in cui hai interrotto la lettura, con tanto di segnalibro.

Apro Il paradiso degli animali ma non riesco a leggere, c’è troppa confusione, è pieno di bambini irrequieti, davanti a me una signora giovane mi guarda, la guardo e lei distoglie lo sguardo.

Un signore allampanato con un camice bianco si aggira tra i pazienti in attesa e chiacchiera con loro, sono abile nel prestare un’attenzione selettiva a quanto mi accade attorno, tuttavia questo proprio non mi consente di leggere, colgo di nuovo lo sguardo della ragazza mora e carina e lo ricambio.

Il signore allampanato si ferma davanti a me e mi saluta, lo saluto e vedo che accanto alla targhetta di identificazione spillata al camice ha un crocifisso, mi chiede di dove sono e dico di Verona, ah Verona, dice lui, e poi mi racconta che giù in portineria un signore in carrozzella gli aveva intimato di allontanarsi perché lui non poteva vedere i preti, anche io non potevo vedere i preti, gli ho risposto, ma poi mi hanno operato dalle cataratte e ora li vedo, gli ho detto io, mi i dice il cappellano, si è messo a ridere e siamo diventati amici, dice, io lo guardo, lui mi guarda, e una volta per strada, sa io vado piano, dice, un signore mi ha sorpassato e mi ha fatto le corna, io gli ho mostrato l’orologio e lui di nuovo le corna e io di nuovo l’orologio, al che lui si ferma e mi chiede, ma perché mi mostra l’orologio? perché ognuno mostra quello che ha, gli ho detto, lei ha le corna e io ho l’orologio, mi dice il cappellano, io lo guardo, lui mi guarda, bene, buona giornata, mi dice, buona giornata gli dico io e lui esce dalla sala d’attesa.

Alzo lo sguardo e la mora con i capelli lisci mi sta guardando e stavolta il nostro sguardo si protrae, lei chiude gli occhi e li riapre come stesse gustando qualcosa, torna fissarmi, io la guardo negli occhi e lei torna a fissarmi, a lungo, poi il numero rosso che compare sul display è il suo e lei si alza e se ne va.

Immagino che un giorno il cappellano sarà da solo in una stanza bianca e non avrà nessuno a cui raccontare le sue barzellette e in quel momento sentirà il silenzio del suo Dio, a meno che non lo stia sentendo già ora e proprio per questo si aggiri per le sale d’attesa a raccontarle.

E un giorno io sarò da solo in una stanza bianca e non avrò nessuna donna da guardare negli occhi e in quel momento sentirò la mancanza degli uomini, a meno che non sia per questo che amo fissare le persone che mi stanno davanti quando capita, nelle sale d’attesa, nelle pizzerie o nei ristoranti.

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