Cinque motivi per leggere “Confiscateli. Storie di mafie e di rinascite”

Scrivere di mafia sta diventando un’abitudine. E a molti piace scrivere, ma se tutti scrivono, poi chi legge? Abbiamo deciso, allora, di trovare cinque motivi per cui valga la pena leggere il libro “Confiscateli — Storie di Mafie e di Rinascite”, scritto da Francesco Trotta e pubblicato dalla Casa Editrice Falco Editore.

Primo motivo. “Che cos’è oggi la mafia?” è la domanda che sta alla base del libro. Perché di mafia e di mafie oggi si discute in molti contesti, ma come se ne parla? Mafia come organizzazione criminale. O come industria del potere e ancora come analisi sociologica, antropologica e quindi come subcultura criminale. Mafia imprenditrice e globalizzatrice. È chiaro che la mafia sia il nemico. Ma è un nemico che ancora non si sa bene cosa sia. Un’immagine quasi aleatoria, imposta. Che porta a rappresentare le associazioni criminali ancora secondo vecchi canoni.

Secondo motivo. Contemporaneamente è diventato quasi impellente il bisogno di antimafia. Che alla fine è una parola che non esiste perché dovrebbe essere semplicemente la normalità, come sottolineano alcuni protagonisti di questo libro nello spazio dedicato alle interviste. “Confiscateli — Storie di Mafie e di Rinascite” pone quindi una seconda domanda. Verso chi dovrebbe essere rivolta la lotta alle mafie? Non è solo una questione di nomi e cognomi, di volti pressoché sconosciuti — e già conoscere e riconoscere i mafiosi di oggi, soldati del crimine, imprenditori, politici sarebbe cosa importante. Ma la battaglia contro la mafia significa anche abbandonare l’ipocrisia legata alle commemorazioni ufficiali, in cui alla maggior parte degli esponenti delle Istituzioni poco interessa trattare certi argomenti. A qualcuno basta presenziare ogni 23 maggio portando i saluti del sindaco di turno e poi la questione è chiusa.

Terzo motivo. Il testo è anche un viaggio temporale, per comprendere come si siano sviluppati certi legami tra crimine organizzato e società civile: la “mafizzazione” del Bel Paese perché la mafia è anche metodo, brand e stile di vita. Il libro quindi è un lungo viaggio che percorre l’Italia da Sud a Nord, volendo sottolineare proprio gli elementi che uniscono oggi questo Paese. E se da un lato la storia italiana, quella con la s maiuscola, è storia di mafie, dall’altro, poco conosciute o dimenticate, resistono le storie di rivalsa dal potere mafioso. Ricorrenti sono alcune tematiche di stretta attualità: il concetto di onore e la rappresentazione sociale del crimine organizzato, il ruolo delle donne, da sempre protagoniste poco raccontate della rivalsa contro la violenza mafiosa e l’importanza dei beni confiscati, il cui numero sta continuando a crescere in maniera esponenziale e per cui occorrerebbe pensare a strategie di rivitalizzazione.

Quarto motivo. Il patrimonio costituito dai beni sottratti alle mafie — i cui dati spesso sono incompleti e difficilmente reperibili — riporta da un lato la bontà di azioni intraprese, che sono azioni di rinascita locale spesso poco conosciute (e va da sé che un altro problema è anche l’informazione tout court) e dall’altro le tensioni di un movimento, quello appunto dell’”antimafia”, mai così duramente criticato, rileggendo anche, ma non solo questi, i più importanti casi mediatici e giuridici che hanno coinvolto Libera, il giudice delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo Silvana Saguto e Rosy Canale. È sulla gestione dei beni confiscati (in appendice si spiegano anche le gravi lacune delle leggi attuali), a vent’anni dall’approvazione della legge 109/96, che si giocherà il futuro della lotta alle mafie. Certi episodi adeguatamente documentati pongono una riflessione sugli immobili in stato di abbandono, sulle procedure di assegnazione o su chi gestisce questi beni e come lo fa.

Quinti motivo. La speranza di poter cambiare lo stato delle cose è affidata alla descrizione di chi ogni giorno si impegna a contrastare il crimine, senza bisogno di avere il bollino dell’antimafia. Allora risalta la storia di uno dei primi beni sottratti al crimine organizzato, quello di Fondo Micciulla e della Base Scout Volpe Astuta, sequestrato ancor prima dell’entrata in vigore della legge del 1982. Lì dove si mescolano le storie: quella ancestrale di Palermo e quella di Giovanni Falcone e della sua ultima inchiesta sui delitti eccellenti, una pagina ancora oscura in cui affonda le radici l’Italia contemporanea.

Gli altri motivi per leggere questo libro li lasciamo decidere a voi.

Pubblicato originariamente su CosaVostra.it

Francesco Trotta