6 gradi di separazione, o giù di lì.

Six Degrees Of Separation Theory.
Secondo alcuni dati: ci sono 7,4 miliardi di persone al mondo; questo significa 3,64 miliardi donne e 3,7 miliardi di uomini (circa). Ora, facendo una stima aleatoria in base all’orientamento sessuale, basandoci sul Rapporto Kinsey, viene fuori che del totale delle donne e degli uomini eterosessuali almeno 1 su 10 è omosessuale. Questo risultato è stato ribaltato dallo “Smithsonian Magazine” che ha ridotto il rapporto a 1 su 5. Insomma, questo significa che se ci trovassimo in una stanza con altre quattro - oppure nove - persone, almeno una di quelle sarebbe “presumibilmente” omosessuale. Ovviamente sarebbe giusto escludere dal calcolo la fascia d’età 0–16 anni, cioè, quando i primi ormoni fanno capolino e iniziano a scombussolare per sempre la vita di un adulto sessualmente attivo.

Marte, Venere e altri pianeti.

Ora, detto ciò, sarebbe impensabile trovare un fattore X in grado di schedare una persona in base a variabili così specifiche e imprecise; dovremmo, inoltre, contare anche: i bisessuali, i transessuali, i cosìddetti “curiosi” e i “vorrei ma non posso”. Ma, sarebbe presuntuoso voler definire una funzione in grado di associare ad un elemento “X” un qualsivoglia elemento del sottoinsieme “Y” tale da realizzare un grafico perfetto, che ci dia una corretta informazione demografica della sessualità mondiale, senza errare di una virgola.

E poi, a dirla tutta, a noi non interessa nemmeno! Non viviamo di statistiche e di numeri, ma di relazioni e di “affinità elettive”. Siamo alla continua ricerca della cosìddetta A.G (anima gemella), quella persona in grado di poter lenire tutte le nostre ferite e di colmare il vuoto che qualcuno o qualcosa ha lasciato dietro di se, anche se non ne siamo del tutto consapevoli. Perché la ricerca nasce proprio da una mancanza viscerale, che ci porta a volere quello che non possiamo avere.

Quindi, quante probabilità abbiamo di trovare l’altra metà della mela fra altri miliardi di esseri umani? Potrebbero sembrare tante, e invece, talvolta, si riducono a poco meno di una decina. Dovremmo chiedere a noi stessi quale valore diamo alla parola “anima gemella”; Se cerchiamo qualcuno che soddisfi le nostre esigenze . Perché che ci crediate o meno, deve esistere almeno una persona al mondo, che sia perfetta per noi, e che incarni tutto ciò che cerchiamo o che non sappiamo di cercare. Perché nessuno di noi sa veramente quello che vuole, e soprattutto chi vuole!

E’ come se cercassimo di disegnare la sagoma perfetta dell’ombra indefinita di qualcuno che non abbiamo mai visto.La ricerca ci piace, il continuo annaspare tra i vari problemi e i sempre nuovi e complessi enigmi della relazione sentimentale è il nostro pane quotidiano. Perché sappiamo che la perfezione prima o poi ci stancherebbe. Troppo presi da altro ci dimentichiamo delle persone attorno a noi che esistono davvero, in carne ed ossa; idealizziamo perché l’idea di qualcosa di impeccabile è più allettante della deludente realtà? Oppure, più semplicemente, siamo degli eterni insoddisfatti, che prima o poi si accontenteranno anche di una scimmia che salta su un solo piede, pur di non rimanere da soli?

John Gray nel 1992 scrisse che gli uomini vengono da Marte, e le donne da Venere. Quale scoperta fu più ovvia? Ebbene, ciò che più ci fece riflettere, fu quello che Gray sottolineò più volte nel proprio libro:la difficoltà di linguaggio che ci limita nel relazionarci gli uni con gli altri, i significati opposti di un parlare attraverso una stessa matrice, con combinazioni che variano in base al pianeta di provenienza. Perché il “Sì, va bene” degli uomini, è un “Assolutamente no!” delle donne, e così via.

L‘amore è un campo di battaglia.

Quello che mi chiedo è se in realtà Gray avesse sbagliato qualcosa. C’è sempre una falla in ogni teoria. Se fossimo nati sotto stelle diverse, ed elementi che fra loro difficilmente si incastrano? Non è universalmente vero che, due uomini o due donne parlino - con ogni probabilità - la stessa lingua. Perché quando si tratta di relazioni sentimentali, non è il genere che fa la differenza, ma il fatto di appartenere, a priori, a due fazioni contrapposte. Come se fosse una battaglia, dove nessuno vince e nessuno perde, ma ognuno deve cercare di rimanere quanto più illeso possibile. Pat Benatar cantava “Siamo giovani, tormento dopo tormento resistiamo. Niente promesse, nessuna richiesta. L’amore è un campo di battaglia”. Marte e Venere sono gli unici pianeti nel fitto sistema solare dei rapporti d’amore? Oppure siamo circondati da una miriade di pianeti, uno per ognuno di noi, e la difficoltà sta proprio nel superare gli anni luce che ci separano dalla nostra A.G ? E se l’amore è un campo di battaglia, quanto siamo preparati a combattere, per attraversare il tempo e lo spazio pur di trovare la persona giusta?

Secondo una teoria di Frigyes Karinthy, esistono 6 persone in grado di collegare una persona ad un’altra: 6 gradi di separazione. Basta cercare quelle sei persone per trovare chiunque: Il presidente Obama, Il DalaiLama, un’acrobata cinese o una filantropa australiana. La difficoltà ovviamente sta nel trovare le persone giuste, cioè quelle relazioni in grado di portarci al di là dell’orizzonte. Potremmo impiegare un’intera vita a trovare le persone adatte, e forse non riusciremmo comunque ad aggiungere al puzzle il tassello mancante.

Quindi, è meglio arrendersi? Siamo destinati davvero ad accontentarci di quello che ci capita?

In realtà, credo che questa cosa dell’anima gemella ci stia sfuggendo di mano. Siamo tutti alla costante e inesorabile ricerca del colpo allo stomaco; quella persona “insostituibile”, in grado di regalarci quell’attimo fuggente, che non potrà mai regalarci nessun’altro. E non ci accorgiamo che, se anche non ci fa sentire le farfalle nello stomaco, perlomeno non sono bruchi! Perché alla fine vogliamo solo essere amati per quello che siamo. Possiamo ridurre quei sei gradi, ad un solo grado di separazione, e allora, forse ci sembrerà più semplice: ma sarà comunque un casino!

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