Italia: un treno soppresso.

So’ belli i trenini che facciamo alle nostre feste, so’ i più belli di tutta Roma. […] So’ belli. So’ belli perché non vanno da nessuna parte. (The Great Beauty)
L’Italia è piena di attori, cinquanta milioni di attori, e quasi tutti bravi. I pochi cattivi si trovano sui palcoscenici e nei cinema
 (Orson Welles)

L’Italia è spacciata. E’ un paese di “malati mentali”. Dice bene lo psichiatra Vittorino Andreoli; siamo masochisti senza speranza, spietati amanti della rustica “commedia all’italiana”.

Risulterò pur catastrofico e disfattista, ma chi nega che sia veramente così, o vive di un inguaribile e ingenua speranza, quasi puerile ma del tutto inutile. Oppure fa la parte di quello che dice “Va tutto bene. Cambierà, perché deve pur cambiare qualcosa”. Ma chi non persevera non produce cambiamento, e in Italia le cose si fanno e si smontano giusto il tempo di un caffè e una Winston blu.

Perché , in fondo, godiamo di questi teatrini all’Italiana: ne abbiamo disperato bisogno. Andiamo a manifestare, ed è lodevole; poi però, il giorno dopo è comunque la stessa solfa. Perché in Italia manifestare, oggi, lascia il tempo che trova. Non c’è cura per l’Italia, ha bisogno di essere “malata” per sopravvivere. Se solo ci rendessimo conto di quanto questo paese sia caduto in basso, faremmo le valigie in meno di cinque minuti, ma sappiamo giudicare chi le fa, additandoli come #cervellinfuga, solo perché hanno avuto il fegato di dire “Basta! Io la mia cura la vado a trovare dall’altra parte del mondo”.

E chi “scappa”, poi torna. Sapete qual è la cosa che manca di più a un Italiano impiantato all’estero di questo paese? Il cibo, in primis, poi gli affetti - perché la mamma è sempre la mamma - e magari - dico, magari - anche l’arte. Siamo tutti spacciati, e intrappolati in un gioco in cui siamo pedine, di cui non conosciamo le regole, perché siamo troppo pigri per leggere il libretto di istruzioni. Non è detto che lì fuori si viva bene, per carità. Ma sicuramente si vive meglio! E non uscitevene con “Ma gli altri paesi hanno gli stessi problemi” perché è una balla inventata dai “malati” che non accettano la propria malattia. Non c’è cura, e mai si troverà: non abbiamo soldi per la ricerca, giusto? Quindi se vogliamo veramente vivere qui, dobbiamo ricoverarci in “manicomio”, indossare una camicia di forza e affrontare le cose come sappiamo affrontarle noi italiani: vestendo la maschera dell’indifferenza. E se proprio non riusciamo ad essere indifferenti, possiamo fare come quelli che si lamentano e poi in realtà, se ne fregano anche loro.

Perché l’Italia è una bella cartolina, come quelle che spedisci agli amici per dire quanto è stata figa l’ultima vacanza passata in lussuoso hotel di Alghero, quando in realtà sei stato a Ladispoli col ventilatore rotto e la linea adsl flat a mangiare cannoli preconfezionati e i ghiaccioli della Coop. E allora chi vogliamo prendere in giro? Pirandello l’aveva capito già parecchio tempo fa: siamo centomila maschere, e senza quelle, significa dire che siamo uno e nessuno. Il fatto è che siamo in condizioni così disperate, che abbiamo addirittura fatto fuggire lo psichiatra. Ma chi ne ha bisogno? L’italiano è presuntuoso, e si cura da sé.

“Avete presente quella situazione in cui il vostro treno delle 18:45, viene soppresso all’ultimo momento. Voi avete passato la giornata a lavoro, magari avete avuto dei grattacapi, e il capo-treno è lì a fumarsi una sigaretta, e alitandovi del fumoin pieno volto vi dice in forte accento romano “Questo treno è stato soppresso! C’è auto-bus sostitutivo che parte da Tiburtina”. E con fare molesto cerchi di bofonchiare qualcosa e di lamentarti, come stanno già facendo una grassa e anziana signora che porta in braccio il proprio cagnolino e un impiegato sulla cinquantina, ma alla fine decidi di lasciar perdere e di fare la “strada lunga” pur di tornare a casa, dove ti aspetta una cena semi-fredda guardando C’è Posta per Te.” Allora: ce l’avete presente? Ecco, è esattamente questo di cui vi parlavo.
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