HIP HOP E TRIP MENTALI #1

AGGREGAZIONE


Sono cresciuto con l’ idea di aggregazione e di scambio di opinioni basandomi sulla comunicazione. Ero piccolo quando ho scoperto questo magico mondo grazie a “Illmatic” di Nas e mi sentivo già tremendamente in ritardo rispetto ai miei predecessori italiani che per la maggiore si erano avvicinati al rap grazie a “fight the power” o “bring the noise” dei Public Enemy, piuttosto che “paid in full” di Erick B & Rakim.
Dico tremendamente perchè ho abbracciato fin da subito l’idea e l’ideologia della cultura hip hop vivendola con un certo pathos dal primo momento in assoluto, e che mi ha toccato particolarmente essendo io un ribelle per natura, caratterialmente parlando.
Avevo voglia di colmare quel gap e recuperare tutto quello che mi ero perso negli anni precedenti e.. aggregarmi.
Si perché l’ hip hop mi faceva capire che la forza e la coesione erano complementari e che l’ una senza l’ altra non completavano l’ attitudine necessaria per distinguersi dalla massa.
Un passo indietro.
Ero da un amica il giorno di un martedì grasso il 1995. Non sono il tipo da scherzi di carnevale, e neanche lei lo era. stavamo a casa sua e mise su questa cassettina di Nas, così senza dirmi nulla. Appena sentii “ One time for your mind one time, yeah whatever” mi uscì uno spontaneo “FICO!” (dalle mie parti diciamo così).
Ho cominciato ad informarmi, ma non conoscevo nessuno nella mia città (Viterbo) e l’ occasione arrivò con il concerto dei Sottotono, più o meno era il 1996. Incontrai Impro (con il quale poi ho collaborato per più di un decennio) che nonostante all’ epoca era un dodicenne sbarbato, vi assicuro aveva già una consapevolezza invidiabile e una conoscenza di vinili (e dischi in generale) da cui potevi solo imparare. E imparai, tanto.
1998 Franco Negré
Da quel momento in poi fu un’ escalation di aggregazioni ; ho cominciato a muovermi da Viterbo prendendo treni per andare nei maggiori concerti di tutta Italia, dal Mic Check a Piobesi (To) alla jam romana di Robba coatta nel quartiere Pietralata, dal Panico Totale a Pisa all’ Ampollino in Calabria, senza mai più fermarmi, da assoluto spettatore curioso prima, a frequentatore assiduo di palchi poi, ma sempre con la voglia di aggregarmi.

Ho conosciuto molte persone, fondato un gruppo e una crew, ho collaborato con molti artisti conosciutissimi e sconosciutissimi, perchè il mio senso di aggregazione non legge mai il nome ma sposa il concetto musicale affine che una persona può avere con me.
Il colosso di internet mi ha destabilizzato. Per un “aggregone” come me vedere artisti, amici con il quale potevi parlare, far suonare i bicchieri durante un brindisi o semplicemente riunirti a casa di qualcuno per fare musica insieme, e vederli poi piano piano allontanarsi (ma solo nella vita reale) mi ha smontato l’idea di aggregazione. Inizialmente. Mi sbagliai.
Oggi le persone ed io ci aggreghiamo in community virtuali piuttosto che in piazza. Si perché aggregarsi dal vivo ha un costo, una mancanza di voglia, e un “non ho voglia scriviamoci su whatsapp o facebook”, perché in realtà prima di cadere nella rete ci siamo già creati la nostra rete sul web. Ma la mia speranza di poter suonare i bicchieri tramite un monitor durante un brindisi non ha ancora trovato risposta. ce la farò e ce la faremo.
La vita è un continuo evolversi senza fine, la certezza delle nostre convinzioni perde solidità con il cambiamento epocale, ma la voglia di aggregarsi non muore mai.
Francesco Vicini aka Franco Negré

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