BlackBerry Passport: L’ultimo immortale

E così, eccomi qui a scrivere un pezzo dedicato ad un hardware che ormai si avvia ad essere intramontabile. A dispetto del suo brand: Il BlackBerry Passport.

Nel mio peregrinare tra una piattaforma e l’altra, il BlackBerry Passport rimane un punto fermo cui torno spesso. Un device dal design bellissimo ed originale (lo preferisco nero ad ogni altro colore e anche alla versione SE) con uno schermo ed una batteria memorabili ed una tastiera multifunzionale forse impegnativa all’inizio, che poi però si rivela indispensabile.

Certo, ormai non si può fare a meno di installare anche qualche applicazione .APK da Android — perché ormai il mondo è altrove — ma è sufficiente scaricare ciò che serve direttamente da web (non ho mai installato il Play Store di Google ad esempio) e si è pronti per giornate di lavoro di infinita efficacia.

Hub, Hub e ancora Hub come centro di produttività permanente tipico di BB10, design iconico, tastiera da favola. BB10 è un sistema snello ed efficace ed il Passport un grande pezzo di hardware e personalmente non riesco a non pensare — ogni volta che prendo in mano un BlackBerry Passport — al capitale umano, alle competenze e al bagaglio tecnologico che BlackBerry (comunque vada) ha diligentemente buttato alle ortiche con politiche commerciali assurde e zero investimenti in comunicazione (e quei pochi totalmente errati, tanto per strapazzare Alicia Keys tanto carina quanto inutile e costosa).

Che dire? Quando una azienda perde il focus e la sua visione finisce così. Anche se ha in mano un prodotto con enormi potenzialità.

Confido in una iniezione vitale per il marchio da parte degli ottimi device BlackBerry con Android, ma certamente per il sistema proprietario BB10 è finita qui.

Non sarà così per il mio Passport Black che — anche grazie al motore Android — potrà sopravvivere ancora a lungo, anche alla morte di WhatsApp.