Una Bellezza troppo Grande
di Francesca Ardesi
Sono passati mesi da quando l’ultimo film di Sorrentino è uscito dalla programmazione dei cinema italiani, e a quasi un anno di distanza l’argomento ancora scalda gli animi, che è esattamente ciò che accade quando ci si trova di fronte ad una vera opera d’arte: divide perché o la si ama o la si detesta. L’ultimo Oscar che ha vinto un film italiano fu preso da La Vita è Bella, anch’esso con le sue tante polemiche. E cosa è successo nel frattempo? Già, il tempo, quello che è l’unica nostra vera proprietà, poiché i soldi, come i mariti, vanno e vengono, ma il tempo no, lui se ne va scivolando via senza pietà per non tornare più. Il film La Grande Bellezza ci parla della vita e della morte e ci mostra uno spaccato in cui si vede cosa si possa fare nel frattempo, come alcuni italiani hanno consumato il loro tempo.
Tutto parte dalla Grande Storia, appiccicata alle facciate di antichi palazzi romani, e va parlando attraverso le voci e le storie di piccoli personaggi, talmente improbabili da essere reali, talmente ricchi da essere annoiati, talmente vuoti e poveri da avere come unica ricchezza quella del denaro. Il film di Sorrentino non ci dice nulla di nuovo su di noi, abitanti d’Italia (poiché, come sostiene Luca Telese, il film non racconta Roma, bensì l’Italia tutta), ancorati alle arti del passato, incapaci di trovare noi stessi senza guardare ad un leader che ci dica chi siamo, e che in America vince il Premio Oscar proprio forse per questa visione lucida del presente italiano che il regista riesce con maestria a rappresentare utilizzando anche la chiave onirica.
Come un Narciso contemporaneo, il protagonista Jep Gambardella si tuffa, sguazza e affoga in questa grande fontana di Trevi che è la città di Roma intera (ricordandoci ancora una volta Fellini) che oggi mostra un volto e un’aria stantia come fosse un vecchio museo polveroso (dove la polvere a volte è solo cocaina). Sorrentino ci parla dei ricchi, dei “padroni”, questi irrispettosi uomini spaventati dalla realtà tanto da volerne costruire un’altra fittizia, basata sull’inganno e sull’esercizio del potere, in questo caso “il potere di fare fallire le feste”.
Sorrentino ci fa conoscere Jep a 65 anni, quando ormai si sente stufo ed annoiato, e se il film ha annoiato qualcuno, credo sia stato voluto dallo stesso regista: usa il trucchetto della giraffa, dei nani e dei Cardinali che si preoccupano più di cucina che di anime, per sottolineare che in Italia siamo rimasti agli anni 60 (quelli de La Dolce Vita, o al massimo agli anni 80 de La Terrazza di Ettore Scola, come ci spiega Natalia Aspesi), e così ci dimostra che da là ancora non ci siamo mossi. E l’Oscar vinto forse ci dice che Sorrentino ha ragione: non è certo un film sul Rinascimento Italiano, come hanno in qualche modo sostenuto Renzi, Alemanno, Marino, Franceschini e Napolitano (non a caso tutti politici, che nel film sono inesistenti esattamente come nella realtà quotidiana, ci ricorda Marco Travaglio), ma è piuttosto una foto invecchiata, rivista al photoshop della musica disco e dei completini colorati alla moda. Roma viene utilizzata come simbolo italico mentre i personaggi sono usati come icone del popolo italiano d’élite, e sono proprio loro a parlarci del Paese attraverso i propri monologhi in forma di dialogo.
Tra questi tanti personaggi incontriamo un giovane suicida: in un momento storico in cui si parla di Suicidi di Stato indotti da ingiustizie e povertà, il suicidio del figlio di Viola ci pare ridicolo, e l’italiano non d’élite crede di non poterlo comprendere; La Santa, simbolo della Chiesa, che seduta in terrazza ci parla di radici, per dirci forse che da loro dobbiamo partire (verbo che sottende ad un viaggio) ovvero sapere qual è il punto da cui si parte e da cui bisogna allontanarsi, come faranno poco dopo i fenicotteri rosa che la accompagnano e che volano via solo dopo essersi riposati ed aver studiato la rotta giusta. E ancora, le nonne che si travestono da nipoti e idolatrano il chirurgo plastico nell’illusione di potersi sentire credibilmente giovani e belle per qualche tempo ancora, risultando di fatto orribili alla vista, gonfie e malinconiche caricature di sé stesse (aiutate già dal fatto di essere sempre state delle pessime attrici famose). Tutto il film è una giostra di personaggi opportunisti e delusi, drogati o malati, fragili e nel contempo appesantiti dall’ipocrisia. Ci parla dell’illusione di poter essere grandi come lo siamo stati in tempi andati, ma questa illusione ci frena e ci appiattisce nella monotonia delle vecchie idee presentate e vissute ancora dagli stessi protagonisti che non cambiano nemmeno dentro di loro, nemmeno di fronte all’esplodere della realtà (un esempio tra tutti: mi chiedo di chi sia stata l’innovativa idea di ospitare ancora una volta la ormai incartapecorita Raffaella Carrà al Festival di Sanremo!).
I pareri sono tanti e discordanti, e qui di seguito provo a riassumerne alcuni: vi sono il negativo A.A. Tristano che rinomina il film “La grande bruttezza” rilevando i cliché di Fellini e Flaiano e menzionando il ruolo di Jep giornalista come uno che non ha nemmeno l’effimero successo della tv, che non è ricco di famiglia, e dunque Tristano si chiede come possa permettersi un attico super terrazzato con vista sul Colosseo; forse si è scordato di Scajola e della sua inconsapevolezza nel possedere una casa proprio nello stesso luogo, e che è stato pure assolto! O il triste commento di Quit the Doner che sostiene sia un film che piace solo alla gente che piace, ovvero persone di scarsa onestà intellettuale. C’è chi parla dell’Oscar solo in funzione di una scossa adrenalinica per il turismo italiano, tanto da indurre il presidente di Federturismo Confindustria, Renzo Iori, a parlare di una capitalizzazione del valore del cine-turismo per promuovere il territorio e destagionalizzare i flussi, magari creando anche una App del Comune di Roma per attirare gli stranieri nei luoghi del film (in effetti ha avuto grande successo la casa della Franzoni a Cogne).
Ma i grandi, i pensanti, sostengono ciò che ha potuto cogliere anche me, persona di media intelligenza e sensibilità, ovvero la sua vera grande bellezza: Cotroneo per esempio, ne fa una lucida critica lunga 4 pagine, in cui parla di un film magnifico, dato come perle ai porci in pasto alla mediocrità degli intellettuali italiani, scritto con maestria lontana dai dogmi stantii delle scuole di scrittura ed università del cinema, e premia il film “sorrentiniano” come il film che ha segnato l’anno zero dei prossimi tempi. E infine il parere di un maestro come Bernardo Bertolucci che ci sistema tutti con poche parole: “E' un film potente, che ti rimane dentro”.
Questa bellezza è troppo grande per noi oggi: come lo è stata nel tempo grazie a elevati artisti e intellettuali (Raffaello, Leonardo, Fermi, Marconi, Gramsci, Berlinguer, Fellini, Flaiano, Scola, Petri, etc.) dovremmo sapere riconoscerla, per poi discostarcene e non farci fagocitare da essa; per rinnovare e migliorare il nostro senso critico, proprio come capita a Jep, che ha vissuto tutta la vita bevendo gin tonic alle feste, e solo ora, in tarda età, ci fa intendere che forse qualcosa è ancora salvabile, che forse basterebbe un’amica sincera che non ha nulla a pretendere da noi se non la nostra compagnia. I trenini delle feste non lo portano da nessuna parte, tranne che a Hollywood per vincere un premio che, se sia davvero meritato, lo dirà ancora una volta soltanto la Storia.
12 marzo 2014
Alcuni articoli di riferimento:
1. www.likiesta.it
2. http://robertocotroneo.me/2014/03/09/grandebellezza/
3. http://trenoinretromarcia.com/2014/03/05/una-bellezza-forse-troppo-grande/
4. http://www.thesocialpost.it/la-grande-bellezza-quella-del-cinema-di-una-volta/
5. http://www.lastampa.it/promozioni/la-grande-bellezza/
6. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/speciali/2014/03/01/Oscar-favorito-12-anni-schiavo-pole-Sorrentino_10164584.html
7. http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/un-travaglio-da-oscar-scambiare-la-grande-bellezza-per-un-inno-al-rinascimento-di-73078.htm
8. http://trovacinema.repubblica.it/film/critica/dettaglio/la-grande-bellezza/418217/431104
9. : http://www.ansa.it/web/notizie/videostory/spettacolo/2014/03/03/Sorrentino-Oscar-VIDEO_10171324.html
10. http://crystallus.it/la-grande-bellezza-la-grande-incomprensione/