MILANO VAL BENE UN SALONE?

Apprendo con sconcerto che in una riunione riservata l’Aie, associazione editori italiani, ha deciso di spostare il Salone del Libro da Torino a Milano (fiera di Rho, nello specifico). Dal 2018 quindi ci sarà il trasloco di una delle kermesse culturali italiane più importanti. Sono deluso e amareggiato, avendo per molti anni partecipato al Salone sia come visitatore che come addetto ai lavori. La fiera dedicata al libro era un gioiello del capoluogo sabaudo da quasi trent’anni. Un evento che trasformava positivamente e che dava un respiro internazionale e meritato alla città della Mole. 
Così, preso da sconforto e grande delusione. voglio dedicare alcuni pensieri ai protagonisti di questa vicenda.

AGLI EDITORI
Ma che bravi che siete, a scegliere Milano invece che Torino. In fondo la città meneghina è più international, è un brand più seguito dalle frotte di stranieri in visita nel nostro paese. Lì nella bassa Padana ci saranno gli stand più appariscenti, dettati dai ‘trend’ del momento e dagli algoritmi più sofisticati. Ci saranno le stagiste più fighe, con un sorriso falso ad incorniciarne il volto e pronte a mordere le colleghe alla prima avvisaglia di debolezza. E che dire dei piccoli editori? Credete davvero che se la palla è totalmente passata nelle mani dell’Aie (e non più di una fondazione formata da enti privati ed istituzioni) i vostri diritti siano maggiormante tutelati? Credo proprio di no. Al Salone del Libro di Torino c’era una grande area riservata ai piccoli editori, e un Incubatore dedicato ai nuovi progetti editoriali. Nel Salone Milanese, gestito dall’associazione editori, di sicuro i grandi marchi (Mondadori, Rcs per fare qualche esempio) detterano la linea e voi dovrete subire. Punto e basta.

AI TORINESI
Il Salone del Libro dio Torino resta e resterà sempre una grande invenzione della nostra città. La sua aura continuerà a rinfrancare i nostri spiriti, e spero che in forme simili sapremo fare tesoro di un’esperienza così entusiasmante Non disperiamoci. Siamo noi che abbiamo guidato il processo di riunificazione politica italiana. Siamo noi che abbiamo donato la prima costituzione efficace all’Italia. Siamo noi che abbiamo importato e sviluppato in Italia il primo cinema. Siamo noi che abbiamo guidato l’industrializzazione del nostro Paese. Siamo noi che abbiamo la realtà innovativa più significativa della contemporaneità. Siamo e resteremo un protagonista culturale italiano. Con la sicurezza di un grande passato, con la forza di volontà di un presente ricco di incertezze, ma con la consapevolezza del nostro avvenire. Che ci scippino pure il Salone del Libro i milanesi. Loro si accontenteranno di mostrarli e di venderli i libri. Noi i libri li leggiamo e ne discutiamo. E continueremo a farlo.

AI MILANESI
Non illudetevi, cari milanesi. Riuscire a strappare a Torino un evento così importante, non vi trasforma nella capitale culturale italiana. Siete e sarete sempre i campioni dell’ “effimero”. Vivete in una città cresciuta caoticamente (dal medioevo ad oggi) seguendo i trend dell’economia, senza un costrutto o una guida politico-sociale univoca. Basta pensare al biglietto da visita che accoglie ogni visitatore quando scende dalla stazione centrale: una piazza senza arte né parte, circondata da grigi grattacieli, dove è impossibile stabilire gerarchie strutturali o architettoniche, o ritrovare tracce del passato, e dove è quasi impossibile orientarsi (a Torino quando si scende dalla stazione di Porta Nuova lo sguardo corre a piazza Castello, ieri sede della monarchia e oggi di istituzioni e luoghi di interesse storico e culturale) . Non è un caso che da voi le cose che tirano maggiormente siano le più instabili. L’economia (non c’é niente di più volubile in una società capitalista come la nostra), la moda (ad ogni cambio di stagione si butta il vecchio per chissà che, sentendosi ‘fighi’), la televisione (un flusso continuo di parole e immagini che si contraddicono nello spazio di un amen), il cabaret (una comicità immediata, spesso efficace per lo spazio di una serata), la pubblicità (un potere sovrano onnipresente ed onnipotente della società occidentale). 
Vi sentite migliori e diversi, tanto che vi siete impossessati di un termine che vi eccita tanto: ‘esclusivo’. Avete le feste e i locali più esclusivi. Avete gli eventi e i vip più esclusivi. Con il piccolo particolare che in quell’esclusivo si pone l’accento su chi è escluso, chi non ce la fa, chi non è figo quanto voi, chi viene lasciato ai margini. Perché l’unica cosa che conta per voi è ‘laurà, laurà, laurà e produrre dané’. E fanculo a chi ha un ritmo diverso e non corre verso i vostri modelli di vita ‘vuoti’. Fatti di lavoro stressante (supportato e reso possibile spesso da fiumi di cocaina), aperitivi alcolizzanti, macchine di lusso, mode effimere, nevrosi inarrestabili, fiere delle vanità e quant’altro. Pisciate più corto, va. Non è un caso che da voi sia nato e cresciuto il fenomeno più trash e rappresentativo della politica populista di fine Millennio: Silvio Berlusconi. Un uomo divenuto ricco facendo il palazzinaro coi soldi della Mafia. Un uomo che menteva di default, dicendo una cosa alle 8 del mattino, rimangiandosela a mezzogiorno e riaffermandola la sera. Un uomo entrato in politica per salvarsi dalla giustizia e portare avanti un progetto politico spaventoso, dettato dalle linee guida della Loggia Massonica Propaganda 2 (sciolta per attentato all’integrità dello Stato). 
Insomma, non datevi arie da città culturale. Siete solo la capitale dell’effimero. Di quel brodo di ‘fuffa’ nel quale annegate dalla notte dei tempi.

CONCLUSIONE
Torino non merita che le si scippi il suo Salone del Libro. Nel corso degli anni chi gestiva questa manifestazione ha commesso degli errori. ma non per questo la manifestazione deve essere traslocata. Torino ha dato tanto alla cultura italiana e continuerà a farlo. Spero che un giorno il Salone del Libro ritorni al suo posto. In tutti i sensi.

Un torinese patriottico e amante della lettura.

P.S.: non me ne vogliano i parenti e i tanti amici milanesi, ai quali va la mia stima ed il mio affetto. Ma non ho mai amato Milano. Lo sapete. E il fatto che questa città scippi a Torino una manifestazione culturale così importante mi fa solo incazzare.