Ho scritto l’hashtag sulla sabbia
Ho pensato alla bellezza dell’anonimato e dello storyomitting.
In una società liquida e liquefatta intrisa di storytelling, soprattutto personale, ho pensato a cosa significhi amare e di-mostrare.
Questo breve pensiero Love edition è un inno agli apostrofi, ai punti interrogativi ed esclamativi.
Un invito alla condi-visione, cioè a condire una visione complessiva che non fornisce necessariamente dettagli.
Un giorno incrociai un passante che diceva: “Quello neanche una foto con la fidanzata ha messo su Facebook”.
Può apparire inaudito, può sembrare addirittura incredibile la distinzione tra l’universo privato e quello pubblico, spesso percepiti come necessariamente unificabili per il bene di una completa informazione artistico-ludico-poetico-svagologico-voyeuristico-celebrativo-romantica.
Lo so, è difficile spiegare. Certe giornate amare, l’hashtag stare. Tanto ci potrai taggare qui.
Del resto forse l’amore altro non è che un apostrofo rosa tra le parole condividi-amo, un punto interrogativo rosa pastello tra le parole quanti-hannomipiaciato, un punto esclamativo dopo la frase “Amo, condividi”.
Deponete l’hashtag di guerra, dunque, e se invece non volete farlo, se ci tenete a dare la vostra personale lezione di vita sull’amore, leggete prima queste parole di Massimo Troisi:
“L’amore credo sia quel sentimento che riesce ad uscire indenne dal tempo che passa, che riesce a durare, che vince la stanchezza, la noia, i dolori, le rotture di scatole. Ma bisogna attendere tanto prima di riconoscerlo. Si può dire solo a posteriori se uno ha davvero amato, perché mentre si ama non lo si capisce”.
Laura

