Dammi un motivational che mi taglio le vene

Interessanti le definizioni che vengono espresse su internet: il web ci concede di avere molte risposte e poche domande.
Con disinvolta sicumera inseriamo nome utente e password e abbiamo il potere di illustrare cosa sia giusto o sbagliato. Prendiamo il nostro puntatore e parliamo al finto pubblico che abbiamo di fronte, nella stanzetta adibita al PC, seguendo i contorni del nostro personale schema di vita: quello con la lista dei buoni e dei cattivi, quello che abbiamo scritto con i trasferelli.
Scoviamo un aforisma che ci piace, e che secondo noi ci rispecchia, e lo condividiamo pensando di aver capito tutto della vita, dell’amore, dell’amicizia.
Basta aggiungere “Eh già…” e il gioco è fatto. Pochi istanti dopo ci arriva per posta il certificato di laurea in Esperto di vita vissuta.

Più risposte che domande

Siamo circondati da una tale mole di risposte da subire il loro peso, volerne formulare di nuove (secondo noi migliori) o applaudire a priori quelle che leggiamo/ascoltiamo.

Cerchiamo una definizione per dire come si debba affrontare ogni tappa della vita: come riconoscere l’amore (quello vero eh!), quale visione avere del mondo, della politica e della società, come riconoscere le delusioni e come resistere stoicamente alle stesse.
Alcuni pretendono di insegnare qualcosa, altri anelano a mostrare la propria vita per spiegarci la loro personale esperienza umana.
Gli aspiranti simpaticamente-tuttologi stilano check-list o prontuari per strappare sorrisi e approvazioni: peccato che per riuscire a leggere il contenuto di quelle mirabolanti filippiche bisognerebbe prendersi un giorno di ferie.

I cornuti che rinascono cervi a primavera ci parlano della loro riscoperta libertà a seguito del tradimento.
I genitori illustrano la consapevolezza che hanno acquisito da quando si sono riprodotti e magari postano foto dei propri figli a intervalli di poche ore privandoli della possibilità di scegliere come usare la propria identità digitale.
Tutto questo dispendio di energie è volto probabilmente a collezionare molti cuoricini virtuali, molte attenzioni che diversamente non otterremmo.

Dammi un motivational e dominerò il mondo

Dalla chiacchierata al bar con il compagno di comitiva che ha sempre un insegnamento di vita da regalarci, siamo approdati all’insegnamento universale urbi et orbi.
Un vero accanimento terapeutico dell’amante di frasi fatte e citazioni struggenti! Ce le propina a ogni ora dal suo smartphone o comodamente seduto alla postazione di lavoro: l’esperto di vita vissuta è un freelance.

Photo by Gaelle Marcel on Unsplash

Ostentiamo l’amore, la felicità, i traguardi conseguiti nello studio, la realizzazione sul lavoro, come se a qualcuno davvero importasse cosa stiamo facendo o cosa abbiamo fatto nella vita.
Per essere felici necessitiamo di like che lo confermino?

Le grandi verità continuano a godere di successo sui social network e l’evoluzione ci ha fatto approdare oggi ai motivational: paradigmatiche frasi sfondo cielo che segnano il confine tra la panzana virtuale e la realtà, che per sua natura non ha bisogno di definizioni ma di fatti.

“Se voi volete essere una nuova generazione di giovani infinitamente più matura, dovete anche abituarvi all’atrocità del dubbio, anche a questa sottigliezza sgradevole del dubbio. Dovete cominciare ad abituarvi a dibattere veramente i problemi, ma veramente! Non formalmente”.
Questo lo diceva Pier Paolo Pasolini, mica il gestore di una pagina Facebook di aforismi.

Pulluliamo di incertezze nascoste dietro frasi certe, vogliamo attenzione, urliamo al mondo di guardarci — Non sarà mica che abbiamo un pochino perso per strada la dignità?

Ma dove vai se l’ABC non ce l’hai?

Mi infastidiscono le persone che non hanno altro da dire se non il racconto delle proprie vicende personali.
Penso che chi parla soltanto del privato, con foto o citazioni copiate e incollate, sia poco interessante e sia poco interessato agli altri.
In definitiva credo che una persona così non abbia nulla da dire e sia l’emblema di un luogo comune: la copia di mille riassunti, come cantava Samuele Bersani.

Chiedo scusa per la durezza del mio monologo, qualcuno leggendo penserà “Sì, ok, ma che pippone pesante hai scritto!” — poco male ragazzi, poco male.
A quanti contenuti/foto/aforismi inutili avete messo un cuoricino oggi? ❤

In conclusione segnalo un articolo di Annamaria Testa che merita di essere letto:
I social media, il sé virtuale e la maledizione dei tempi interessanti

Laura

)

Laura Ressa (frasivolanti blog)

Written by

Accumulatrice di carta e scatole di latta. Mi occupo di Marketing per lavoro. Scrivo su frasivolanti.wordpress.com

Welcome to a place where words matter. On Medium, smart voices and original ideas take center stage - with no ads in sight. Watch
Follow all the topics you care about, and we’ll deliver the best stories for you to your homepage and inbox. Explore
Get unlimited access to the best stories on Medium — and support writers while you’re at it. Just $5/month. Upgrade