Quelli che ben scrivono.

Aperti gli occhi, questa mattina, per la prima volta in ventxxxxx lunghi anni di vita ho sentito la forte mancanza di qualcosa. Ma cosa? Una sensazione spiacevole, un malessere interiore che non trova tuttavia origine nella quotidianità, nella routine, per così definirla.

La nostalgia profonda di una lingua che, ahimè, ormai parlo e scrivo raramente. Ecco cos’è!

Il trasferimento all’estero, di certo, non ha aiutato; ma in tutta onestà posso affermare che il problema ha radici ben più vecchie. E la mente rapidamente va a quei temi ed articoli di giornale scritti con passione ed impegno ai tempi del sempre più lontano liceo. Uno scientifico, a dirla tutta, nel quale si sono tuttavia avvicendate due formidabili professoresse di italiano che, ed ora posso ammettere, a distanza di anni (diciamo anni.) e con la lucidità ed obiettività che solo il tempo regala, hanno sempre spronato me ed i miei compagni — con risultati sfortunatamente variabili- ad amare ed accudire la nostra lingua. Anche perchè, parliamoci chiaro, di più belle non ce ne è.

Melodiosa, musicale ed elegante. Cosa desiderare di più. Non conosco piacere più grande che sentire parlare la mia lingua. Una lingua che ho scoperto paradossalmente essere anche una delle principali cause di sfottò e, a mio giudizio, di un pizzico di invidia da parte di altri paesi.

Urlatori? Forse. Io direi passionali. Gesticolatori? Sicuramente. Ma non è forse gesticolando che la comunicazione acquista pittoresche sfumature? Prolissi? Decisamente. Preferireste qualcuno che, ad una vostra domanda, si limiti a rispondere “si”, “no”, “non lo so” con sguardo freddo e distaccato e senza aggiungere altro? (Ebbene si, in questo momento sto descrivendo Londra e buona parte del Nord Europa).

Ed io, allora, vi domando e vi chiedo: sarà una coincidenza che una volta conosciuto il Bel Paese, lo straniero alla notizia del tuo essere italiano esordisca con un sonoro “Ahhhh. I love Italy. Bela Itallia. Oh!”. No, non credo.

A coloro i quali nulla apprezzano del proprio paese, ed ahimè son tanti, chiedo: preferireste voi una lingua monòtona e scialba? Siete sinceramente invidiosi, voi che potete vantare al cospetto del mondo intero, poeti ed autori che hanno creato stili e dato origine a movimenti culturali e letterari a livello globale? “Ma esiste anche Moccia”, direte voi. Vero. Ma io parlo di professionisti, badate bene! E non voglio dilungarmi sugli artisti perchè, talmente bravi sono che talvolta il cuore non regge lo stupore e allora, meglio coprirli e passa la paura.

Aprite gli occhi, dunque, spalancate le orecchie ed amate ciò che, per fortuna strabiliante, è vostro e che comunque dovreste sentire come tale, per diritto di nascita. Abbracciate la cultura, le tradizioni e l’infinito bagaglio culturale, storico ed artistico al quale troppo spesso si guarda con indifferenza. Lasciatevi strabiliare dalla grandzza dei nostri artisti, dalla beltà delle nostre opere. Non invidiate gli altri paesi. E’ troppo facile ricoprire il ruolo dell’eterno insoddisfatto. Siate fieri di ciò che è vostro, siate fieri di ciò che tutto il mondo ci invidia e tenta di copiare. Con scarsi risultati, aggiungerei.

Studiate, appassionatevi, amatevi e proteggete.

In poche parole? Imparate a scrivere, cazzo! (che in questo caso è un rafforzativo.)

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.