
Cinque.
Ciò che viene in mente alle cinque di mattina. Niente revisioni, niente correzioni. Tutto scritto di getto.
C’era una calma piatta quella mattina.
Era ovvio: erano le cinque di mattina. Tuttavia, era una calma particolare. Voglio dire: non c’era il classico traffico che solitamente passa davanti ad una camera che sta di fronte ad una strada provinciale. Al contrario, c’era una calma piatta anche tra le macchine, come se il tempo, nuvolo e decisamente freddo, annunciasse l’arrivo di una tempesta.
In un palazzo alto almeno cinquanta piani, l’unica finestra accesa era quella di una stanza al ventitreesimo, dove un ragazzo era perso nei suoi pensieri di fronte a quel thè inusualmente mattutino.
Il giorno prima era andato a letto molto presto e si era ritrovato sveglio alle prime luci dell’alba. Quella era stata una casualità fatale: aveva scoperto il tempo.
Non è una di quelle cose che ti regalano, il tempo; non è nemmeno una di quelle cose che puoi comprare. Il tempo è qualcosa che, aveva appena scoperto, ti devi guadagnare. Costa fatica, rinunce e tanti sforzi. Ed è un qualcosa che, non appena riesci a raggiungerlo, ti ritrovi immediatamente.
Il ragazzo si portò la tazza alla bocca.
Perchè? Perchè? Perchè?
Perchè non lo insegnano a scuola? Perchè costringono ad imparare tutte quelle nozioni inutili, quando potrebbero insegnarti che, prima di tutto, il tempo è la nozione fondamentale? Se non ho tempo, non ho nulla.
È inutile stare a pensare al lavoro, la casa, le bollette, una famiglia, se prima non penso al tempo che posso dedicarvici.
Prendiamo un esempio? I genitori.
Ci sono due tipi di genitori al mondo: quelli che ci sono e quelli che non ci sono.
E non ci sono mezze misure.
È inutile pensare di essere un buon genitore, se non dedichiamo tempo ai nostri figli. E, con “tempo”, intendo qualcosa di qualità, intendo il giocare a pallone insieme, l’andare a vedere la partita di basket o anche quella di scacchi.
Il tempo è il nostro vero guadagno, la nostra vera moneta.
Diavolo! Questo thè è qualcosa di fenomenale! Chissà dove lo hanno prodotto? La luce soffusa della cucina familiare permise al ragazzo di vedere la scatola della bevanda, gusto vaniglia. “Prodotto in India”, così citava la scritta.
Ecco: in India probabilmente qualcuno si è preso il tempo di produrre qualcosa di buono.
Le nuvole all’esterno incominciavano a far vedere tutta la loro scurezza, contro un cielo che pian piano si stava illuminando sempre di più.
Non credo di aver mai avuto il tempo di vedere un panorama del genere. Dico sul serio.
L’ultima volta che mi era successo è stato quando sono andato vicino ad una montagna, al tramonto. Ero nel bel mezzo di una passeggiata, ma la vetta distava ancora un bel po’. Tuttavia, ad un certo punto ho scorto nella roccia che vedevo davanti a me una luce strana. Mi sono girato e ho potuto ammirare un panorama che non avevo mai notato prima. E, per una volta nella vita, per la prima volta nella mia vita, ho preso del tempo. Non ho nemmeno preso lo smartphone per fare una foto da mettere su Instagram. Ho deciso di prendere tempo.
Il thè era ormai a fine e il ragazzo stava assistendo al pieno sorgere di questa nuova, strana giornata.
Penso che incomincerò a scrivere cosa farò del mio tempo. Non voglio incasellarlo, ma solo determinarlo. Voglio capire davvero come la cosa più preziosa che abbia venga dilapidata.
Il tempo è quella eredità che anni e anni di lotte per i diritti della persona, dei lavoratori e della libertà ci hanno regalato. E, soprattutto, la possibilità di scegliere che cosa farne.
Il ragazzo guardò il fondo della tazza vuota e poi l’orologio: le cinque e cinquantasette. Aveva ben due ore da spendere per se stesso, per le proprie passioni. Aveva ben due ore per decidere cosa fare del proprio tempo.
Forse era il caso di sbrigarsi.