Traduzioni alcoliche

I tre tizi sono seduti al tavolino dell’osteria fighetta, con l’aria da uomini di mondo vissuti. Di quelli che, per dire, oltre a Spinola hanno visto anche Mestre Centro. Il capobranco riconosciuto dal trio è un cinquantenne brizzolato frangialunga, l’abbronzatura da diga di Jesolo che vuol far passare per conquistata in un atollo delle Maldive, la barba falso incolta, gli occhiali a specchio che nascondono l’occhio ceruleo da sciupafemmine di balera e il collo della polo tirato su perché si possa ben leggere il marchio sul retro. Gli altri due, chiaramente gregari, sono un quarantino pallidognolo e occhialuto con il volto da contabile triste e un sessantenne che tenta disperatamente di dimostrare almeno un anno o due di meno, ma, non riuscendoci, si aggrappa al suo orologio dorato pataccone similrolex.

Con sguardo professionale, il capobranco perlustra la sala, per individuare possibili presenze femminili, ahimè scarseggianti, dato che a quell’ora e con quel caldo le donne piacenti e di età inferiore ai settanta sono tutte a rosolarsi in spiaggia, e quelle superiori ai settanta sono a casa, a tenere i nipotini.

Nonostante il destino gli remi contro, non demorde, e quindi fa un cenno imperioso al cameriere e ordina con tono da viveur: «Una bionda e due spritz bianchi.»

Il cameriere lo guarda, con l’impietosa indifferenza dei camerieri che sono abituati a veder passare nei loro locali il mondo, e senza scomporsi si volta verso il barista e traduce: «Toni, ‘na bira e do’ bicièri de vin co l’acqua.»

Il capobranco scuote la testa, affranto. Sipario.


Originally published at ilnuovomondodigalatea.wordpress.com on July 10, 2016.