Snapchat non lo devi capire, lo devi usare!

“Snapchat non lo capisco”. “Snapchat sarà anche bello ma non ci vivrei”.
Sai che c’è? Non ce ne può fregare di meno.
Ti diciamo noi due cose poi fai come ti pare.

Vecchiezza?Freschezza
Non è che devi fare il giovane, è che hai la possibilità di cercare / trovare un tuo percorso di freschezza.

Sii te stesso mentre cambi.

Filtri scemi? Tutta la vita!

estetica dell’idiotismo

Snapchat ha dato dignità al selfie e all’idiozia collettiva. Il selfie è liberatorio ma noioso, il genio di Snapchat lo rimodula in iterazioni spiazzanti.

Narciso che gioca con se stesso e non si prende mai troppo sul serio. Non c’è fosforo, che palle l’intelligenza a ogni costo. Tanto solo chi è molto intelligente ha il coraggio e il gusto di buttarsi a piombo negli abissi del cretino.
C’è speranza in un movimento di scemenza collettiva. Tutti hanno i medesimi filtri ma ognuno ci gioca in modo unico. Con tutta la serietà di cui siamo capaci nel gioco.

“giocare con il cuore elettrico accenderci/spegnerci
se ci fosse un posto così bello è chiaro che ci andrei
partirei adesso, partirei in mutande, anzi m’innamorerei” 
 — Lucio Dalla

Odore della carta? Boh

Invece tu non vuoi / staccarti da quel muro e poi venire giù / con noi

Fateci caso: i vostri amici più letterari, gli amanti dei libri persi nell’odore della carta nove volte su dieci non usano Snapchat. ‘Stacce!’. 
Ci sta. Non è facile contaminare l’alto col basso, diamo loro tutto il tempo che non serve.

Linearità? Pattern

L’uomo non ha bisogno di linearità, ha bisogno di forma, di forme vitali.
Per questo i pattern aiutano. Snapchat riesce a tenere insieme il loop delle gif animate, il rincorrersi delle amicizie coi legami deboli, l’intimità della rimpatriata tra estranei quando serve. Su Snapchat accogli l’altro a casa tua, fallo sentire accolto, anche dovesse fermarsi solo per un secondo e a qualsiasi titolo sia presente. Ama il tuo ospite fino alla fine dei tempi, che poi tutto svapora e diremo “ne è valsa la pena”.

Snapchat ti aiuta anche a capire che la realtà è spezzata, frastagliata, frattale. Tutto è ricorsivo e se tieni il bandolo e rinunci a essere control freak ti puoi divertire un sacco.

L’errore è fertile, fare giusto è noioso. Impara a guardare le cose tutte insieme nel loro piccolo caos. Qui a fianco una lettura caotica e sincrona ha la meglio sulla impotenza di un approccio lineare Snapchat.

Il Vanishing point della scrittura

Ora vi racconto le stesse cose con un po’ di sciocca storia dei media.
Quattro anni fa annunciavamo al mondo che era in atto la più grande operazione di scrittura di tutti i tempi: mai tante persone prima d’ora si erano messi a scrivere, eppure mai quasi nessuno era più scrittore.

La più grande operazione di scrittura della storia dell’Occidente http://www.slideshare.net/mafe/99-idee-per-leditoria

Due anni fa abbiamo raccontato del sorpasso: la rivincita della scrittura sulla lettura. Una scrittura evanescente, lanciata a morte nella cronologia di media che non (ri)leggeremo mai. Avevo ragione ma mi sbagliavo. Il meglio doveva ancora arrivare. Se twitter, Facebook e whatsapp sono la prevalenza del cretino che scrive, ora su Snapchat non scrive più nessuno.
Fateci caso.

Se sei un essere alfabetizzato e hai frequentato le scuole patrie, allora sei come me: ti hanno insegnato a leggere, ti hanno insegnato a scrivere. Se lo abbiamo dovuto imparare c’è un motivo: l’essere umano di serie non legge e non scrive. Per farlo studia, capisce, impara. Lesson learnt.

A essere uomini alfabetici ecco cosa accade: di fronte a qualcosa di nuovo, a un nuovo arnese che siamo chiamati a usare ma non sappiamo bene come, tendiamo a voler capire per poter agire.

Bene, con Snapchat non funziona.

Snapchat è il primo medium che se prima lo vuoi capire non lo riesci a usare.

Il sospetto ci era venuto con quel discorso dei pesci e l’acqua: i nativi non “capiscono” internet, lo usano. Senza farsi domande, senza un accesso, senza un prima o dopo, dentro o fuori.

Con Snapchat la barriera all’ingresso è il testo scritto. 
Per chi è a suo agio principalmente coi media scritti, Snapchat è un incubo. La scrittura semplicemente non c’è, se non depotenziata, derubricata a mezzo tattico.

Il testo è didascalia, è solo amplificazione della foto, del video, del filtro scemo, della emoji, del flusso ipnotico impermanente.

C’è una prima soglia: l’alfabetismo -> sai leggere, scrivere, far di conto, comprendi (magari anche solo maluccio) il senso di un testo scritto.
Se scrivi, whatsapp e le piattaforme di Instant Messaging sono il tuo ambiente.

Hai appena salutato tua mamma su whatsapp? Tranquillo, non vedrai tua sorella su Snapchat.

Perché c’è una seconda soglia: essere colto, umanista, l’odore della carta.
Se sei così sei un animale da scrittura. Se sei così vuoi controllare il mondo. 
Se sei così sei socionapchatpatico

“Non ha rispetto per il mondo
chi tenta di controllare
il proprio destino.”
 — James Hillman

Coming Soon!

“Imperativo estetico: se vuoi
percepire comincia ad agire”
 — Heinz Von Foerster

Per Von Foerster l’insight della comprensione arriva solo dopo l’azione.
Non si può capire da fermi.

Qualcuno che ha capito però c’è. Non solo @mafedebaggis, che insegna ai suoi studenti della NABA che l’alfabeto è stata una semplificazione necessaria dei modelli di rappresentazione delle parole, non un arricchimento, e che tornare a comunicare usando immagini per produrre significato non è per forza sinonimo di arretratezza culturale, anzi.

Anche pietroizzo ha scritto un pezzo guida che al posto tuo leggerei

E poi piranha.:

Tutto questo per dire che (cit.) ho imparato Snapchat.
E ho capito perché tempo zero si mangerà il resto (ah no scusate, sarà mangiato). Snapchat è la piattaforma digitale che rende l’interazione simile a un mondo pre-moderno, pre-sistemi di riproduzione. Snapchat ribalta lo scenario descritto da Benjamin nell’arte ai tempi della riproducibilità tecnica, consentendo una SOLA (con replay) riproduzione di quanto vediamo con i nostri occhi, come quando al Prado ammiriamo estasiati Las Meninas poi ci teniamo QUEL ricordo, e non altro. La dinamica è performativa, obbliga i punti della relazione a fruire ciò che fanno e dicono mentre si da’. Snapchat non trattiene nulla di ciò che produce, o forse lo tratterranno sui server, ma poco importa: tutto è spreco, anti-accumulazione, potlach, relazione che recupera il senso di gratuità che ne è proprio. Dove arriverà questa deriva de-clutter-izzante non lo sappiamo ancora, nel dubbio trasferiamoci-ci.

Poi c’è chi gioca a non capire ma è perfettamente contemporaneo:

Al tempo del Grande Corvo, anche l’invisibile era visibile. E continuamente si trasformava. Gli animali, allora, non erano necessariamente animali. Poteva darsi il caso che fossero animali, ma anche uomini, dèi, signori di una specie, demoni, antenati. E così gli uomini non erano necessariamente uomini, ma potevano anche essere la forma transitoria di qualcos’altro. Non c’erano accorgimenti per riconoscere chi appariva. Occorreva conoscerlo già, come si conosce un amico o un avversario. Tutto avveniva all’interno di un solo flusso di forme, dai ragni ai morti. Era il regno della metamorfosi.
Il mutamento era continuo, come dopo avvenne soltanto nella caverna della mente. Cose, animali, uomini: distinzioni mai nette, sempre provvisorie. Quando una vasta parte dell’esistente si ritirò nell’invisibile, non per questo cessò di accadere. Ma diventò più facile pensare che non accadesse. Come poteva l’invisibile tornare a essere visibile? Animando il tamburo.
— Roberto Calasso, Il Cacciatore Celeste

Lasciamoli giocare. Però giochiamo!