Typo rookie.

Il mio inglese non è ottimo, anzi forse non arriva nemmeno a buono, discreto o ad “abbastanza per sopravvivere a Londra”, ma la logica non mi manca.

Se typo è l’abbreviazione di typography e rookie è un po’ il pivello italiano, la mezza cartuccia, l’esordiente in qualcosa, se tutto questo torna, allora typorookie è un po’ quel che sono io: un esordiente nella tipografia.

La cosa mi porta un certo entusiasmo, un’eccitazione per essere alle porte di un mondo vastissimo che si pone davanti a me come una scoperta del tesoro, come se alla fine del percorso ci fosse il senso di una vita.

Parolone un po’ forti, ma che coincidono in pieno con il concetto che sta dietro alla tipografia: lo studio dei bianchi intorno ai neri, il silenzio intorno al rumore, l’armonia degli spazi contaminati dall’inchiostro e altri, quelli più importanti, dove l’inchiostro manca.

Lo studio dei bianchi intorno ai neri, il silenzio intorno al rumore, l’armonia degli spazi contaminati dall’inchiostro e altri, quelli più importanti, dove l’inchiostro manca.

Tempo fa ho partecipato ad un workshop di calligrafia. Ci è stato mostrato un punto nel mezzo ad un foglio bianco, grandissimo. “Cosa vedete?”

Un punto. Ecco, se vediamo quel punto è proprio grazie al bianco silenzioso che vi è intorno. La calligrafia e la tipografia sono questo: armonia tra il silenzio e il suono.