Facciamocene una ragione: la didattica non sarà mai digitale
marco
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Che dire?

Sono un insegnante di scuola secondaria di primo grado (media) ed ho ben presente di cosa tu stia parlando.

Gli editori, con poche lodevoli eccezioni, producono libri con pessime espansioni digitali. Le migliori sono quelle web based, ma per vederle ben funzionare serve una seria connessione a internet, possibilmente a banda larga. Molti colleghi dopo aver visto l’inutilità delle prime espansioni digitali, non le mettono più (se mai le hanno messe) tra i criteri di scelta del loro libro di testo.

I mass media lodano la bontà di una scuola analogica, che rinneghi qualsiasi divagazione digitale, assecondati dall’opinione pubblica.

Quelli che si occupano di innovazione a scuola si innamorano di uno strumento per volta, che essendo strumento, dopo poco tempo si dimostra limitato e delude le aspettative. Ne sono un esempio le LIM, i tablet, la flipped-classroom, o, il prossimo, i compiti di realtà, che da soli non riescono a cambiare il modo di fare insegnamento.

Probabilmente servirebbe una nuova didattica che riesca ad usare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, avendo ben chiari gli obiettivi che vogliamo raggiungere.

Penso che il vero nodo sia questo: cosa vogliamo ottenere dopo 16 anni di istruzione da un diciannovenne che esce da una scuola superiore? Cosa vogliono gli insegnanti, cosa i genitori, cosa i ragazzi stessi, cosa lo stato, i mass media, i pedagogisti, la società?

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