Il contatto puro

Abbiamo già parlato dell’importanza che ha l’essere in contatto con ciò che proviamo. (vedi articolo precedente)

Finora però il nostro contatto ha sempre avuto un intralcio: il pensiero. La consapevolezza è l’essere consci dei moti della mente, maggiormente rappresentati dai pensieri; il suo limite è proprio questo.

Ma chi è abituato ad osservare se stesso può fare di più. Esiste una fase acuta della consapevolezza che il Buddha e Krishnamurti chiamano Attenzione. Potremmo dargli un altro nome, in realtà ne dovremmo inventare uno perchè non esiste un termine vecchio che possa descrivere una cosa nuova, ma, per rispetto ai grandi saggi e mancanza di competenze linguistiche, la chiameremo allo stesso modo.

Quando sale un’emozione forte, la sua origine è quasi sempre un loop mentale, ossia un circuito del pensiero che si è infiammato e si ripete a ruota. Le persone di solito non ci fanno caso e quindi non collegano le due cose.

Cosa succede, invece, nella mente di un consapevole? Il suo cervello è abituato ad osservare tali dinamiche e quindi scopre che la sensazione, quando è rafforzata dal pensiero, aumenta, se il pensiero si tramuta in loop, poi, il sentimento è fuori controllo.

Il cervello di chi osserva internamente capisce che il pensiero determina, a livello psichico, un peggioramento.

Quando questo non è capito solo a livello intellettuale, personale, da Marco o da Francesca, ma dal cervello stesso: tutto cambia.

In questo caso, quando sarà di nuovo di fronte ad un sentimento, la mente darà tutta l’energia al sentimento stesso, mettendo da parte il pensiero. Spegnendo la verbalizzazione. In questo modo l’energia arriva alla causa e si ha un contatto puro. Questa è l’Attenzione. Con questa intensità, il sentimento provato si trasforma in un istante.

Se ci proverete, come spero, a dare tutta la vostra energia al vostro dolore, alle paure, noterete che nei primi tentativi, se il loop si è già formato, non vi fa penetrare, non si ferma. In questo caso basta restare dove si è ed osservare il loop. Esso si calmerà e potrete osservare il pensiero. Se siete osservatori costanti di voi stessi questo basterà a far entrare in gioco l’Attenzione. Richiede più tempo perchè c’è un loop da calmare, ma è una sperimentazione importante ed interessante.

Se invece in alcun modo il pensiero si placa, non vi fate alcun problema, semplicemente, avete bisogno di osservare di più. Il cervello non ha capito il trucco dov’è, ma più osserva, più comprende. Continuate ad essere consapevoli e l’Attenzione arriverà.

Per chi di voi sa che si può superare un dolore non evitandolo, ma stando in solitudine, per qualche giorno, è arrivata ora di provare il contatto puro, perchè siete probabilmente pronti. Questo vi permetterà di risolvere il sentimento senza isolamento, prendendovi solo qualche minuto per dare tutta la vostra energia a stare col dolore direttamente. Non col ricordo, non con le parole, non con le immagini, ma col dolore stesso.

Scoprirete così una qualità utilissima a voi e all’intera specie. Scoprirete che è possibile porre fine al dolore. Non domani. Non tra poco, ma ora.

Quando il dolore muore, dalle sue ceneri nasce la compassione. Il vero amore, che manca tanto in questo mondo. ‘Vivi il dolore. Quando il dolore si trasforma in passione è qualcosa di enorme... questo è il segreto.’ (J.Krishnamurti)

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