Stampe di fotografie del manicomio di Cogoleto

La fotografia ha un potere: fermare il tempo. Caratteristica che non possiamo minimamente mettere in discussione.

Adoro il linguaggio fotografico per la sua capacità di diffusione: la fotografia è una lingua universale che non conosce confini geografici, non conosce differenze etniche e non conosce età. La fotografia comunica indipendentemente tutto questo e oggi, 2018, viviamo in un periodo storico estremamente prolifico per questo linguaggio.

Secondo una ricerca di Hootsuite che WIRED ha pubblicato in Gennaio di quest’anno, l’Italia risulta il terzo paese per diffusione di dispositivi mobili (60 milioni di abitanti con 49 milioni di cellulari di cui 30 milioni…


Origami di Marco Cavallo

“ La tua non è una semplice passione, credo che la tua sia una vera e propria missione”.

Le parole di Sabrina mi lasciano di stucco e mi creano un grande senso di stupore. Misto responsabilità. Misto gioia. Misto serietà.

Questa è la mia missione.

Un ruolo. Uno scopo ben definito. E mi chiedo da dove nasca questa mia missione.

Forse è nata quando ero piccolo. Molto piccolo. Ho un ricordo nitido di me in piedi nell’ingresso di casa a fissare una vecchia foto in bianco e nero appesa al muro in una cornice di vetro a vista. Nell’immagine erano…


Foto di Andrea Pacini alla mia ultima mostra 40DI180 (2018)

Sono molto emozionato in questo caldo sabato pomeriggio, durante questa giornata di presentazione del mio libro Anime di Cartapesta.

Ci sono molte persone in sala, molte persone che conosco, non voglio che la mia voce tremi.

Un sorso d’acqua, avvicino il microfono, ringrazio per l’introduzione e comincio:

“come voi tutti ben sapete, sto portando avanti una ricerca storica sui manicomi dal 2006…” e poi continuo con la storia del Presepe contenuta nel mio libro.

Dal 2006.
12 anni di ricerca.
144 mesi.
4380 giorni.
Numeri molto grandi. Quanto tempo ci sta dentro 12 anni?

La presentazione prosegue, parola dopo parola…


Suona la sveglia. Sono le 4:00. Fuori è buio, la città dorme. Io non sento il sonno, l’adrenalina di vedere quel luogo è troppo alta.

Sono in piedi, pronto, destinazione Cogoleto: il manicomio più grande d’Italia.

Salgo sul treno e quando stanno per uscire le prime luci dell’alba mi affaccio dal finestrino a vedere l’Italia che si alza, fatta di umiltà ed energia, guardo le strade ancora spoglie di macchine, guardo il mare ligure. Meraviglioso.

E infine arrivo a Cogoleto, una fresca e caratteristica cittadina marittima, e mi dirigo verso Pratozanino, la località del manicomio, ad aspettare la mia guida.


www.giacomodoni.com

Tutto è pronto per spingermi ancora più in là.

Piemonte, Vercelli. Il manicomio di Vercelli. L’emozione si fa sentire.
Viaggio comodamente in treno, macchina fotografica, cavalletto e adrenalina. Tutto è pronto per scoprire nuove storie.

Guardo fuori dal finestrino il paesaggio che scorre con quell’emozione tipica che ci prende dal cuore fino alla gola, come se un oggetto invisibile ci facesse pressione sul petto facendoci perdere il respiro. Ma allo stesso tempo regalandoci piacere. Perchè, anche se non lo vogliamo, tutto parte dal cuore.

Appena arrivato mi accompagnano subito in un ufficio per fare le dovute presentazioni alla persona che…


http://www.giacomodoni.com/persistenze/manicomio-di-voghera/

Un luogo ancora puro. Che non pensavo potesse esistere.

Capace di sussurrarti storie.
Come un amico in cui sei in confidenza che inizia a raccontarti i suoi segreti. Il suo passato. Questo è quello che fa il manicomio di Voghera con me.
E’ come se regalasse i suoi racconti solo a chi non lo ferisce.
E’ uno scambio: lui ti mostra racconti a patto che tu non li distrugga.

I manicomi mostrano racconti solo a chi non li distrugge

Ne hanno viste molte di cose le pareti di questo luogo, me ne accorgo quando passo in circolo dentro LA ROTONDA


Il Graffito di Nannetti Oreste Fernando, NOF

Eccolo lì, il Maragliano. E’ vecchio, polveroso, fragile.

Fuori fa caldo, un bel clima primaverile qua a Volterra.

Mi avvicino alla porta con la guida e, prima di entrare, la vedo bussare esclamando: “C’è nessuno?”

Rimango momentaneamente impietrito. Queste parole usate per allertare qualcuno del nostro arrivo, per poter far allontanare qualcosa per permettere la nostra visita.

Questa frase avrebbe allontanato tutto tranne che i ricordi. Quelli non potevano abbandonare questo luogo.

Il Maragliano non può essere immaginato: è un luogo cupo, decadente e silenzioso, ci sono scheletri di letti ammassati nei corridoi e stanze vuote e silenziose.


Si viaggiava dentro il complesso manicomiale di Mombello quando la mia guida disse: “Fermati, guarda quel cancello, quello è il Campo della Palma“.
Un parco con un cancello rimasto in piedi. Un parco dove chiunque può giocare e correre con intorno il residuo di una cancellata. Come se recintasse il nostro futuro, un ultimo gesto per impedire la nostra libertà.
Niente di tutto questo era vero. Quel campo un tempo ospitava il peggior reparto del complesso: quello degli agitati.

Superiamo il manicomio, superiamo gli agitati ma la gente deve tener viva la memoria, quindi lasciamo in piedi solo quel cancello…


Un racconto fotografico dentro il grande manicomio di Maggiano: fra vuoto, silenzio e arteterapia.

Se volete approfondire con il materiale fotografico: www.giacomodoni.com

Continuavo a guardare fuori dal finestrino. Con la stessa innocenza di un piccolo cucciolo di cane che fa il suo primo giro in macchina. Con la stessa eccitazione di un bambino al suo primo viaggio. In effetti era proprio così: Maggiano, il mio primo manicomio. Non volevo perdermi nessun dettaglio. Perchè la meta è solo una parte del viaggio. Strada vuota. In salita. E foglie. Foglie ovunque. Saliamo su per la collina circondata di verde verso il grande e storico manicomio di Lucca.

Siamo arrivati. La macchina…


Modo curioso di aprire il mio primo post su Medium con questa singolare domanda. Che già mi conosce sa della mia passione per la fotografia, specialmente quella fatta nei luoghi abbandonati. Per tutti gli altri:
“Piacere di conoscervi. Mi chiamo Giacomo Doni e fotografo manicomi”.

“Perchè fotografare manicomi?”

Questa è la domanda che ho ricevuto più frequentemente. Non cosa ho trovato nei luoghi abbandonati. Non perchè ho scelto questo genere fotografico a differenza di altri. Nessuna di queste domande.

E quale miglior posto se non questo splendido blog per rispondere virtualmente a chi ancora si sta chiedendo: perchè fotografare i manicomi?

Sono…

Giacomo Doni

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