#iclassiciconleopardi, numero 2 — L’isola del Tesoro, Robert Louis Stevenson

Come al solito, prima di ogni post potete trovare la lista di libri che voglio leggere al seguente indirizzo:
Ed ora vi chiedo un aiuto: molti di questi libri non li ho. Se voi li avete in doppia copia, o volete disfarvene, o volete vendermeli (anche se, visti i magri proventi delle mie poesie, posso spendere fino alla simbolica cifra di 2 euro per libro ), contattatemi a il.giacomo.leopardi@gmail.com !
In cambio, vi prometto estrema gratitudine e vi includerò nei post / capitoli dedicati al libro in questione!

Che sorpresa! L’Isola del Tesoro è un capolavoro di Robert Louis Stevenson, un mix di colpi di scena, analisi psicologiche e riflessioni che, nel complesso, divertono e fanno riflettere il lettore.

Non sono mai stato un appassionato del genere avventura, anzi; ho sempre cercato di evitarlo perché mi ha sempre annoiato. E l’inizio di questo breve libro sembrava riconfermare la mia idea: un pirata che arriva in una locanda, beve rum e si comporta malamente con tutti; un giovane inesperto, e qualche altro personaggio minore. Ma la noia è durata poco: a partire dalla scoperta della mappa del tesoro, si innesca un turbinio di intensi preparativi, di furfanti e briganti che lottano per entrare nell’Hispaniola, la nave che sta per salpare verso la famigerata isola del tesoro. Il tutto raccontato dal piccolo protagonista, Jim che, dopo la morte del padre ( avvenuta proprio in quel periodo ), cresce giorno per giorno e lentamente si trasforma in un uomo vero e proprio.

Ma le vere star del libro sono i pirati, che ispirano più simpatia dei buoni, tra alcool, parolacce e cazzotti liberi (grazie @annamu67!), il tutto raccontato in una maniera tale da farli sembrare cattivi ma non troppo; tra loro, spicca la figura e la personalita di Long John Silver, il capo dei “criminali”, ma che criminale fino in fondo non é.

Il bello di questo romanzo è che alterna momenti di tranquillità a momenti di pura intensità: nel descrivere gli attacchi, Stevenson riesce a farci immergere come parte della scena; nel descrivere i personaggi, ci riesce, volutamente, solo con il già citato Silver che, di fatto, diventa incollocabile sul piano morale (ed i manichei, per lui, sarebbero andati in crisi).

Tra le altre cose, è proprio grazie a questo romanzo che i pirati sono, da noi, associati costantemente a mappe del tesoro, isole, e pappagalli. Mica poco!

Come dice Angiolo Silvio Novaro, E realismo magico è questo di Robert Stevenson. Tutto è strano, inaspettato, sorprendente ciò che accade lì dentro; eppure logico, naturale, necessario. Niente di più vero! Per di più, è una lettura che scorre velocemente, semplice quanto basta, e godibile nella sua interezza.

Non c’è alcun motivo per non leggerlo, davvero!