Gerola life experience

la seconda giovinezza delle cascine lombarde

Il motore della metropoli

Tra le tipologie architettoniche del nord Italia, rintracciabili fin dall’antichità, spicca quella della cascina lombarda, attore primo nelle vicende del sistema metropolitano milanese, che si distingue per unicità non solo sul territorio italiano ma anche europeo.
Già a metà Seicento, la campagna a nord della linea dei fontanili inizia a fare concorrenza alla città con un sistema produttivo a basso costo calato proprio in questa tipologia architettonica. Nel corso del Settecento e sopratutto dell’Ottocento, si innescò un “dialogo capitalistico” tra città e campagna che assunse la forma di un sistema metropolitano fondato su un nuovo modello di produzione — la diffusione capillare di lavoro a domicilio nella tessitura per produzioni destinate al mercato e il sorgere di filande per la lavorazione della seta in ogni villaggio — , un modello che già condivideva, su scala ridotta, gli odierni processi di globalizzazione.
Si può quindi affermare che le cascine siano state fondamentali per il “decollo industriale” del territorio, che siano state quindi la matrice di quello che nel Novecento fu uno dei distretti industriali più importanti d’Europa.
I rapporti tra città e campagna si fecero via via sempre più dinamici, supportati da una rete infrastrutturale in continua espansione: ferrovie (la tratta Milano-Monza del 1840, passante per Sesto San Giovanni, fu la seconda ferrovia d’Italia), strade (nel 1924 viene inaugurata la Milano-Laghi, prima Autostrada del Mondo), energia (idraulica lungo i Navigli, termica a carbone e gas dentro le mura della città di Milano, ed elettrica sfruttando il corso dell’Adda).

Autostrada dei Laghi (1924) + Strada ferrata Milano-Monza (1840) passante per Sesto San Giovanni (al centro del tracciato)

Se da un lato però la rete infrastrutturale permise alla cascina di svincolarsi dai rapporti di prossimità con la città, dall’altro dovette scontrarsi con i processi di meccanizzazione crescente richiesti dall’industria, per i quali la tipologia architettonica della cascina era inadatta.

Sesto San Giovanni 1911

Le cascine furono così sostituite rapidamente da più moderni opifici (sviluppati su più piani) lungo i Navigli e successivamente (con l’avvento dell’energia idroelettrica) da corpi di fabbrica a sviluppo orizzontale che arrivavano ad occupare centinaia di migliaia di metri quadrati, capaci di contenere macchinari sempre più grandi e produttivi — recinti industriali — .

Lentamente le cascine a nord di Milano, più piccole, si riconvertirono alla sola funzione abitativa mentre a sud vennero per lo più abbandonate e solo poche rimasero attive sotto forma di aziende agricole.

tipo di cascine a nord di Milano (Cascina Bergamina — Bollate) + tipo di cascine a sud di Milano (Via Chiesa Rossa — Milano)

Dal collasso industriale al terziario avanzato

La fiorente attività industriale dei primi del Novecento non ebbe sorte migliore e collassò in un lasso di tempo relativamente breve. Nel giro di qualche decennio, con l’assottigliarsi della differenza di costi di riproduzione della forza lavoro tra città e campagna — che aveva costituito il motore della metropoli — e la fine del boom economico I complessi industriali, già scarsamente competitivi, si misero alla ricerca di nuove regioni su scala mondiale che potessero occupare il posto un tempo riservato alle campagne in termini di manodopera a basso costo. Il decentramento delle unità produttive che ne seguirono furono alla base di una lenta transizione produttiva dal settore secondario al settore terziario in tutto il territorio metropolitano.

Nel corso dell’ultimo decennio, il ruolo del settore terziario nell’economia del territorio ha visto incrementare la sua importanza diventando sempre più preponderante, spingendosi verso un terziario avanzato (industria dello spettacolo, del turismo, della comunicazione e della cultura in generale). L’affermarsi di questo sistema economico offre alle cascine l’opportunità di una “seconda giovinezza”, rilanciandosi come luogo di produzione di servizi — soprattutto quelli legati allo spettacolo, al turismo e alla cultura in generale, settori decisamente fruttiferi su cui Milano decise di scommettere per il futuro postindustriale (vedi Expo’15) — . Quale spazio migliore per raccontare la Milano nella sua interezza culturale? In questa veste inedita di Milano di nuova capitale turistica, le cascine possono inserirsi in maniera virtuosa offrendo quello che fino a pochi anni fa pareva essere solo ad appannaggio delle colline tosco-emiliane e del centro Italia.

L’aspetto tipologico

Organizzazioni simili alla cascina lombarda le troviamo già nell’antichità, in epoca gallo-romana e nel Medioevo fino ad arrivare ai giorni nostri. Le cascine nel corso della storia hanno subito parecchie variazioni. Nel X secolo si trattava per lo più di depositi per prodotti agricoli o fienili, presumibilmente costruiti in materiale deperibile, come paglia e argilla, e talvolta annessi alle abitazioni cittadine. Queste costruzioni, a partire dal XIII secolo, iniziarono però a caratterizzarsi come strutture insediative composte, fatte di edifici di abitazione e rustici, con una diffusione sempre maggiore. Nel corso del XVIII secolo, si chiude il processo di tipizzazione delle cascine dal punto di vista architettonico, tipologico e funzionale: nell’Altopiano Asciutto, a nord della linea della risorgive su cui è collocato capoluogo lombardo, la diffusione della produzione serica caratterizzava le cascine per la conduzione pluriaziendale del complesso, le dimensioni architettoniche contenute e uno sviluppo su due o più piani del corpo di fabbrica; nella grande azienda della Bassa invece (Pianura Irrigua), la lavorazione dei prodotti cerealicoli e alimentari in generale, caratterizzava le cascine per la conduzione monoaziendale del complesso, le dimensioni molto più estese ed uno sviluppo orizzontale di più corpi fabbrica.

La Cascina Monoaziendale nella Pianura Irrigua

La tipologia interessata alla proposta progettuale è quella della cascina monaziendale, un impianto a corte chiusa, quantomeno su tre lati, che racchiudeva più edifici ognuno con un proprio carattere funzionale: stalle, fienili, sili, granai, caseifici, pozzi-fontane, forni, magazzini, mulini ed abitazioni dei contadini. Le strutture si presentavano sparse in mezzo alla campagna, lontane qualche chilometro dai centri abitati e tra di loro. La pianta di questa struttura è quadrangolare. Al suo centro del complesso a pianta quadrangolare, era situata la corte (il cortile o aia), attorno alla quale si trovano i vari edifici agricoli. Nelle cascine più grandi si potevano incontrare anche due o tre corti (cortili); in tal caso sono dette “a corte multipla”. In alcuni casi le cascine più grandi hanno anche il mulino, l’osteria, una piccola chiesa e a volte perfino una scuola.

Questa struttura ha dimensioni notevoli ed un tempo ospitava varie famiglie di contadini. Se nell’Alta Pianura Asciutta erano 4–5 o 6, nella Bassa Pianura Irrigua il numero era decisamente superiore, normalmente 10–15, anche se spesso raggiungevano le 20; di solito non si superavano le 25 famiglie (l numero dei nuclei familiari variava a seconda della grandezza dell’azienda agricola legata alla cascina).
Il portone d’ingresso poteva trovarsi sia nel muro di cinta, quanto più spesso attraverso il blocco delle case dei salariati. L’impianto chiuso nacque prevalentemente per motivi di difesa da possibili furti e razzie, molto frequenti nelle campagne soprattutto nelle ore notturne. Una volta sprangato il portone, la cascina era quasi una fortezza. Esistevano poi numerose vere cascine-fortezze, ovverosia fortificate con tanto di torri d’avvistamento e ponti levatoi, diffusesi soprattutto nel ‘400 e nel ‘500. Solo a partire dalla metà del XIX secolo si abbandonò la struttura a corte chiusa, anche per l’esigenza di ampliare spesso il numero dei fabbricati, sulla scorta della diminuzione dei furti e delle violenze nelle campagne, conseguenza di migliori attività di polizia e di controllo del territorio da parte dello Stato. Nel secolo in corso le cascine monoaziendali esistono ancora ma ormai il sistema agricolo è cambiato e quindi non hanno più l’importanza dal punto di vista produttivo dei secoli precedenti.

Il progetto

A sud di Milano, proprio all’estremità della città, la frazione di Chiaravalle: un’area popolata da 1026 abitanti situata nel parco agricolo sud che, oltre ad essere famosa per la storica Abbazia, presenta ancora quel carattere rurale a testimonianza del tempo che fu. Vi si possono contare diverse cascine monoaziendali in stato di degrado e abbandono, tra queste Cascina Gerola. Il progetto intende riqualificare l’intero complesso edilizio con l’obiettivo di offrire l’opportunità al visitatore di rivivere l’esperienza della vita in corte: la conduzione del lavoro aziendale ma anche il contatto con la natura e la fauna tipica di quegli allevamenti. Saranno previsti: un’area riservata all’accoglienza e al ristoro visitatori (camere da letto, orto-terrazzo o orto-giardino privato, un centro SPA e un area ristorante), uno spazio museale (con l’obbiettivo di raccontare la storia e l’importante ruolo socioculturale delle cascine lombarde), un’area workshop (in cui fare esperienza concreta della conduzione degli allevamenti e del latifondo).

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