Gli editor editano

Un vecchio articolo del defunto Gawker sul ruolo degli editor e la loro sovrabbondanza nel mondo del giornalismo.

editor bild
Due giornalisti revisionano le pagine del tabloid tedesco Bild, Berlino Est, 1977 (immagine via Wikimedia)

Mi ero perso questo vecchio pezzo di Hamilton Nolan apparso sull’ormai defunto Gawker. Tema: contro gli editor nel giornalismo. Svolgimento: non è che il lavoro dell’editor non sia necessario, anzi; solo che il giornalismo non è un fatto di quantità (tanti editor), ma di qualità (una buona storia e, magari, un solo editor).

Per le dinamiche del giornalismo italiano — carteceo e non — attuale, forse non si comprende in pieno il motivo dell’articolo: quale newsmagazine o sito web italiano, oggi, ha più di un editor per storia? Pensate però al New Yorker, che Nolan definisce come una delle pubblicazioni «più pesantemente editate» che esistano: lì una storia passa di mano in mano, di revisione in revisione, di junior editor in senior editor. Nolan propone un esperimento, che voglio archiviare qui perché può essere buono in futuro: prendi una storia già pubblicata sul New Yorker, e cioè una storia che è già passata attraverso numerosi editor, vai da un editor e digli che si tratta di una bozza:

I guarantee you that that editor will take that story — well-polished diamond that it presumably is — and suggest a host of changes. Rewrite the story to the specifications of the new editor. Then take it to another editor, and repeat the process. You will find, once again, that the new editor has changes in mind. If you were a masochist, you could continue this process indefinitely. You would never find an editor who read the story, set down his pencil, and said, “Looks fine. This story is perfect.” This is because editing is an art, not a science. To imagine that more editors will produce a better story is akin to imagining that a song by your favorite band would be better if, after the band finished it, it was remixed by a succession of ten producers, one after the other. Would it be different? Yes. Would it be better? I doubt it. The only thing you can be sure of is that it would not be the song that the actual musicians wanted it to be.

Il rischio che paventa Nolan, in conclusione, è molto semplice. Se un’industria si riempie di figure intermedie (gli editor), queste devono continuamente giustificare la loro presenza producendo qualcosa, anche quando quel qualcosa non è richiesto: «Un editor che legge una storia e decide che va bene è un editor che non sta dimostrando di essere necessario». Gli editor editano, insomma.


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