Il Festival Internazionale del Giornalismo è come il vino buono: invecchiando migliora, anno dopo anno, edizione dopo edizione. Al contrario del vino il miglioramento è sotto gli occhi di tutti che siano speaker o partecipanti o partner.

Quando nel 2014 si creò una situazione dialettica con le istituzione locali fu chiaro a tutti, alla luce della risposta di donatori e sponsor, che il Festival si svolge a Perugia ma solo come spazio fisico: il Festival ha una sua dimensione internazionale, un suo sovra spazio.

Sono tre anni che grazie ad Angelo Centini siamo entrati in contatto con i fondatori, anzi le anime del Festival, Arianna Ciccone e Chris Potter e sono tre anni che collaboriamo con loro fornendo analisi, commenti, dati live sugli andamenti dell’evento e anche tra un evento e l’altro.

Soprattutto sono tre anni che abbiamo la possibilità di imparare.

Il processo di osmosi culturale generato dal Festival è impressionante perché permette di entrare in contatto diretto con personaggi di grande spessore.

Se pensate a personaggi come Jeff Jarvis, Erri De Luca, Mario Calabresi (solo per nominare i primi tre che mi vengono in mente) non potete non restare profondamente influenzati dal loro approccio quasi ieratico, dalla forza che emana il loro pensiero, dall’umiltà con la quale si prestano alle domande così come alle foto con perfetti sconosciuti.

Se passate una mattina nella sala stampa affollata di giovani volontari che alimentano la loro passione, ne sentirete tutta l’energia, l’onestà, il coraggio di seguire una strada difficile e comunque di provarci.

Quest’anno ho pensato di fare un piccolo riassunto di quello che ho imparato e che porto a casa dai giorni di Perugia. Se volete seguirmi, ecco i miei punti:

1. Il giornalista non è più un dispensatore dall’alto di informazioni esclusive ma un interlocutore per chi vuole informarsi

2. Se il giornalista vuole esercitare la sua influenza deve dedicarsi ad operazioni di CRM con la sua audience

3. La grande novità portata dal web sociale e dai social media è proprio quella di avvicinare giornalisti e lettori/spettatori eliminando la distanza fisica e creando una dimensione partecipativa diretta

4. Questa vicinanza non riduce il ruolo del giornalista ma al contrario gli attribuisce ulteriore valore esaltando l’aspetto etico e educativo

5. L’etica richiede che si bypassino le scorciatoie click baiting, bufale e via dicendo alla caccia di facile consenso (e monetizzazione rapida)

6. I numeri sono importanti, i contenuti di più. Appoggiarsi solo ai numeri senza interpretarli e senza un processo di esegesi dei contenuti va bene per chi voglia seguire e non per chi voglia sperimentare e incidere sul futuro, del giornalismo così come di qualsiasi altro mercato

7. Stiamo tutti imparando

Grazie ad Arianna e a Chris per tutto questo.

E voi, se siete stati al Festival o ne avete seguito gli streaming, cosa avete imparato?

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