Facciamoci mandare dalla mamma a prendere il latte

Qualche tempo fa ho partecipato con grande entusiasmo a una serata festaiola dentro al Mercato Comunale Coperto di viale Monza 54. Naturalmente a Milano. Quartiere NoLo (North Loreto).

La serata è stata organizzata da due ragazze super in gamba (le meravigliose A.S. e C.D.) che stanno cercando assieme ai negozianti e al Comune di rivalorizzare un luogo davvero molto, molto bello.

L’iniziativa e, in generale, il Mercato mi hanno davvero colpito. Il tutto per una serie di ragioni una più significativa dell’altra.

Ecco qui le più importanti.

Prima ragione: perché c’è assolutamente bisogno di fortificare il concetto sempre più debole e vulnerabile di piccola comunità cui apparteniamo. Ogni grande comunità, come lo è ad esempio una Nazione, racchiude al suo interno tante, tantissime persone che tendono ad aggregarsi fra loro più o meno spontaneamente in comunità più piccole costruite e fortificate attorno a uno o più valori condivisi (c’è ad esempio la comunità Regione che nel caso della Lombardia ci vede accomunati tutti dal fatto di avercelo duro, duro, duro o, che ne so io, la comunità Associazione “gli amici del pandoro” dove siam tutti fermamente convinti che occorrerebbe bandire l’uvetta, le bucce d’arancia e quella carta maledettissima che sta sui lati del panettone e che mannaggia a lei quante volte mi sono tagliato le dita mentre cercavo di estirparla). Ora per riscoprire la bellezza di appartenere a una grande comunità, come lo è appunto la nostra fichissimissima Italia, occorre dapprima ritrovare il piacere di relazionarci a chi ci è vicino nelle comunità più piccole a cui apparteniamo. Il mercato coperto sotto casa, dove lavorano persone che abitano assieme alle loro famiglie proprio dove abitiamo noi, è per questa ragione un luogo dove tornare con urgenza. Un posto da frequentare e vivere perché, anzitutto, ci appartiene. Più di quanto ci siamo abituati a credere.

Seconda ragione: per essere solidali e sussidiari. E no.. Non come i libri delle elementari. Frequentare un mercato dove, appunto, commerciano persone che vivono i nostri stessi problemi e confini è un modo per farsi prossimo con chi lo è veramente e, al contempo, una maniera educativa per attuare concretamente il valore fondamentale della sussidiarietà. In una società, infatti, in cui facciamo parte nel medesimo tempo della comunità Nazione, della comunità Regione, della comunità Area Metropolitana, della comunità Città, della comunità di quelli che lavorano per quel cornutazzo schifoso dello stesso capo, della comunità Zona, della comunità Associazione “gli amici del pandoro”, della comunità Condominio è indispensabile cercare di soddisfare i propri infiniti bisogni, verificando in maniera ordinata se essi possono trovare accoglienza e risposte prima di tutto nelle comunità più piccole di cui siamo parte. per poi passare a interrogare quelle più grandi e lontane (e di cui pure facciam parte) soltanto per quei bisogni che non possono essere soddisfatti altrimenti. Se non procederemo così, infatti, ci troveremo a vivere una dimensione in cui le comunità più grandi e distanti a cui apparteniamo, diventeranno sempre più grandi (quando, cioè, riusciranno a farsi carico di quei bisogni) e, alle volte, insoddisfacenti (quando, al contrario, non riusciranno a rispondere a esigenze che neppure avremmo dovuto domandar loro di assolvere). Alla stessa maniera se non faremo in questo modo, poi, finiremo con lo svuotare le piccole comunità del loro senso, lasciando un grande vuoto attorno a noi (e attorno è incredibilmente vicino a dentro).. Insomma se ci serve il pane impariamo a comprarlo sotto casa. Ma anche se ci serve un lavoro. Impariamo a cercarlo sempre lì. Partendo da lì quantomeno. Idem dicasi per tutto il resto.

Terza ragione: per riprenderci la dignità che tante volte la globalizzazione ci ha belli che fregati anche dove non siamo disposti ad ammettere che ci ha belli che fregati. Eh già perché non c’è mica solo il pane di buono sotto casa o la possibilità di trovare un lavoro conforme alle nostre aspirazioni e capacità. E, infatti, mentre ce ne stiamo come dei cretini a smanettare tutto il giorno su nostri smartphone, tablet, phablet & other devices 3.0, chattando con valchirie che vivono dall’altra parte dell’Universo (e confidando di convincerle a venire prestissimo a couchsurfare a casa nostra non appena le tariffe di Easyjet lo consentiranno), ci stiamo perdendo via tutte le dee magnifiche che ci circondano. Dee di cui il mercato comunale di viale Monza 54 l’altra sera era pieno zeppo.

Internauti globalizzati, allora, usciamo al più presto dal letargo in cui ci ha relegati il nostro mobile browser e torniamo con urgenza e spavalderia a fare i fenomeni giù in quartiere.

C’è infatti assolutamente bisogno di noi. Fra noi. Per noi.

Ultima cosa..

Chiudiamo dapprima tutte le application aperte. Lasciamo lo smartphone sulla scrivania.

E fidatevi..

Facciamoci mandare dalla mamma a prendere il latte.

Dobbiam dirci un tot di cose che riguardano noi.