Il 21.08.2017, alle ore 20.57

Gianfranco Massa
Aug 27, 2017 · 2 min read

Il 21.08.2017, alle ore 20.57 ero a Ischia. A Casamicciola. Epicentro, almeno giornalistico, del terremoto che ha impresso indelebile il suo segno nel cuore di 400.000 testimoni involontari, divisi tra villeggianti e isolani abituali. Come potrete immaginare, si é trattato di una serata molto lunga e, per vari versi, molto molto complicata. Una nottata triste, insomma, arricchita da alcune grandi lezioni apprese.

Personalmente ne ho contate tre.

La prima lezione, già nota a molti, è che l’Italia merita di trovare lo spunto per riparare al più presto all’abusivisimo e al pressapochismo edilizio. Entrambi ancora troppo presenti. Luoghi incantevoli come Ischia (l’ultimo di una infinità di luoghi bellissimi colpiti dal terremoto) non possono proseguire a parlare di bellezza e di morte allo stesso tempo. Si tratta di una contraddizione appena appena inaccettabile. Dolorosa. Ingiusta.
E allora occorre risanare, riparare, rinsaldare e, dove necessario, ricostruire da capo. Stabilità e gioia i premi assicurati in cambio di questa fatica.

Il secondo insegnamento é, forse, il più semplice: il terremoto, come tutti i terremoti, si é presentato così. All’improvviso. Un boato gigantesco e istantaneo che ha saputo imporsi sopra un dedalo di vie costruite dall’uomo, sconvolgendole in un solo momento. Devastandole. Ecco. Davanti a una forza così nitida e sovrumana, ho sentito dentro me rinascere una consapevolezza ancestrale e che ha a che fare con la straordinaria responsabilità umana del farsi trovare continuamente pronti. Appagati. Felici. Le tribolazioni non possono prevalere sulla meraviglia infinita della vita già di per sé lieve e fragile (come un bambino).

Il terzo insegnamento (che poi ha tutta l’aria di essere un’appendice del secondo) é una voce ascoltata per le vie affollate della notte ischitana dopo il terremoto. Una voce splendida che non voglio scordarmi e che ha parlato così: “Sono triste. Triste di continuare a vivere la vita e questi momenti potendo contare solo su di me”. Già. Proprio così. Gli uomini. La natura. Quella dimensione ineluttabile di dolorosa solitudine. Quell’unico contraltare possibile, immaginabile: l’amore imperituro per una persona che sempre ci sarà e sempre ci farà promessa del suo amore e della sua presenza (“non preoccuparti perché dove sei tu, lì sarò anch’io. A stringerti forte e dirti per questa maniera e con la voce che ti amo”) .. Confesso che quelle frasi mi hanno trafitto più di quanto non avesse già fatto il grave boato che le aveva portate. E anche se per un attimo, lo ammetto, mi hanno fatto sentire infelice, vinto e sconfitto, beh .. Più nel profondo sono riuscite a rilanciare nel mio animo tre sfide immense, gioiose e vitali.

Vivere un’Italia migliore e più armoniosa. Essere felice. Continuare a lottare per l’amore di una donna con cui non sentirsi mai soli ..

E, allora, in definitiva, va detto .. Quello del 21.08.2017, alle ore 20.57 a Ischia è stato proprio un gran terremoto.

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